domenica 19 febbraio 2017

“Sonita” (Rokhsareh Ghaem Maghami, Ger, 2015)

Sonita (Rokhsareh Ghaem Maghami, Germania-Svizzera-IRAN, 2015) 
con Sonita Alizadeh, Latifah Alizadeh, Fadia Alizadeh 
IMDb  7,9   RT 100%
  
Secondo film di oggi nell’ambito della rassegna Women in Film, un biopic-documentario sulla vita (più che altro adolescenza visto che oggi ha 20 anni) della rapper afghana (proprio così) Sonita Alizadeh il cui caso fece clamore, destò interesse in alcuni membri di associazioni no-profit di difesa dei dritti civili ed in particolare la Strongheart Group che le assegnò una borsa di studio.
Non si può chiamare documentario (non c'è commento esterno) né biopic per riferirsi solo ad un brevissimo periodo della vita di Sonita che grazie alle strofe di Daughters for Sale (vedi video) da profuga afghana rifugiata in IRAN non solo è riuscita a sfuggire alla "vendita" come sposa. ma è arrivata al successo internazionale coronando il suo sogno.
Per questo film, invece dell'usuale micro-recensione accompagnata da poster e qualche foto, allego il video del pezzo più rappresentativo composto, come gli altri del film, dalla stessa Sonita che oggi ha 18 anni e vive negli Stati Uniti. Leggete con attenzione i sottotitoli, un ottimo testo scritto da una sedicenne.
La piccola troupe iraniana che la segue nella scuola per ragazzi di strada, orfani e rifugiati continua seguirla quando diventa un caso emblematico ed interessante. Senza documenti, vive con una sorella mentre il resto della famiglia si trova ancora a Herat (Afghanistan) , chiaramente non vuole essere venduta e al contrario di tante altre fa il possibile per opporsi, la scuola l'appoggia ma non può intervenire, né può assecondarla più di tanto nella sua passione poiché, ufficialmente, neanche in IRAN le donne possono cantare in pubblico né incidere dischi.
Il film mette il dito in parecchie piaghe oltre la già citata tratta delle giovani spose. Gli stessi familiari (anche madre e sorelle) non hanno alcuna considerazione per la ragazza e ad aggravare il giudizio su questa “consuetudine” si scopre che il ricavato non serve per il sostentamento della famiglia (come in un primo momento dice la madre) ma per comprare una sposa al fratello maggiore ... si vende una figlia per comprare una nuora! 
Al di là di ogni altra considerazione, una vera follia! 
   
Oltre a ciò si sottolineano, e si vedono, le differenze culturali fra IRAN e Afghanistan, paesi nei quali il film è stato effettivamente girato.
Questo buon prodotto cinematografico (ma non certamente eccelso) è senz'altro molto più interessante per i contenuti e ha ottenuto 2 premi al Sundance e un’altra quindicina di vittorie; in Italia ha partecipato nel 2016 al Biografilm Festival dove è stato premiato come miglior film d’esordio.
   
A chi è interessato alla storia di Sonita suggerisco di leggere questo post, seppur breve è interessante ed abbastanza esaustivo

venerdì 17 febbraio 2017

Sarebbe meglio vedere solo il passato o solo il futuro?

Più che un post, domande (apparentemente) senza senso.
Prendo spunto dal soggetto di un corto d'animazione candidato all'Oscar visto un paio di giorni fa: Blind Vaysha (blind = cieca). (short di Theodore Ushev, Canada, 2016, 8 min, IMDb 7,7)
In effetti la giovane protagonista Vaysha non è “non vedente” ma i suoi occhi, di diverso colore, hanno caratteristiche opposte e incredibili: uno vede solo il passato e l'altro solo il futuro. La logica terribile conseguenza è l'impossibilità di vivere il presente essendo ancorata al passato e angustiata dal futuro.
Trovandovi nella medesima situazione della ragazza e dovendo rinunciare ad un occhio, di quale (forse volentieri) fareste a meno?
Questo quesito mi era già balenato in mente al solo leggere la mini-trama e poi ho scoperto che lo stesso interrogativo se lo pone la protagonista del cortometraggio.
Per quanto astruso, il dilemma ci porta a considerare l’importanza che ciascuno di noi dà a passato e futuro, anche senza voler considerare il completo distacco dal presente. Quanto sono importanti i ricordi, il conoscere il passato di chi ci vive intorno e l’esperienza acquisita negli anni precedenti e quanto potrebbe essere importante conoscere eventi futuri? In particolare nel secondo caso, sarebbe un vero vantaggio?   
La prima situazione potrebbe non cambiare molto la nostra vita e la si potrebbe assimilare ad una amnesia totale, mentre l'altra avrebbe effetti notevoli, potenzialmente devastanti, in quanto senza dubbio condizionerebbe tutte le nostre scelte. Tuttavia, in questo secondo caso le conseguenze sarebbero molto diverse a seconda di ciò che vediamo in anticipo, se è di carattere generale (che non ci tocca direttamente in prima persona) o di fatti inerenti alla nostra sfera personale.
A partire dalle diverse varianti di questa assurda ipotesi ci si può comunque scervellare a piacimento da soli o anche intavolare interessanti e argute discussioni.

martedì 14 febbraio 2017

“Il Fato è il risultato della somma delle proprie stupidaggini” (Ove)

Molti già conoscono la mia passione-ossessione per l’osservazione della stupidità umana e quindi non si meraviglieranno di questo ulteriore post sul tema dopo aver trattato in vari post di vari anni l’affascinante teoria delle Leggi della stupidità umana del prof. Carlo Cipolla. Non vi fate ingannare dal titolo dello studio (molto acuto) né dal cognome dell’autore (vero), stimatissimo docente di storia economica in Italia e negli Stati Unti.
Vari giorni fa mi ero ripromesso di tornare sull’argomento e il caso ha voluto che in tre giorni ho visto casualmente (ma non troppo) tre film che per motivi diversi sono attinenti alla stupidità umana. I tre hanno in comune il fatto di essere fra i 5 candidati all’Oscar per il miglior film di lingua non inglese.
Nel primo, A man called Ove (Hannes Holm, Swe), il protagonista pronuncia una meravigliosa frase che, a prescindere dall’essere originale o meno, decisi all’istante di utilizzare come titolo del post e che mi fa piacere ripetere per ribadire il mio apprezzamento per l’aforisma: 
“Il Fato è il risultato della somma delle proprie stupidaggini”.
Nei due film successivi The Salesman (Asghar Farhadi, Iran) e Toni Erdmann (Maren Ade, Ger), seppur in contesti assolutamente differenti e con intenzioni  e toni ancor più diversi, le azioni, le reazioni e le situazioni create volontariamente o subite senza cercare di porre rimedio pur essendo chiari i più che probabili danni  conseguenti forniscono innumerevoli spunti di riflessione. Nel primo uno “sfortunato” evento (comunque conseguenza di una leggerezza della protagonista) causa una serie di reazioni a catena che mina alla base il rapporto con il partner che (quando ha qualche buona idea) viene ostacolato e vi rinuncia quasi passivamente ... continuando ad aggravare la situazione. Nel secondo il rapporto difficile è padre/figlia ed entrambi fanno il possibile (secondo loro a fin di bene e per affetto) per rovinarsi vita e carriera ... ma questa è una stupida commedia, neanche divertente.
Sottolineando che nessuno è del tutto esente da comportamenti simili, il fatto di essere più preparati sul tema e la capacità di prendere atto dei propri errori in tempi quanto più brevi possibile, spesso sono sufficienti a limitare i danni e ad evitare catastrofi. Talvolta può sembrare che si vada contro i buoni sentimenti, la solidarietà e l’ affezione (dall’amore parentale/filiale, all’amicizia, all’affetto verso animali) ma se il risultato deve essere un danno per entrambi i soggetti, “cinicamente” (ma non troppo) penso che si debba evitare di cadere nei luoghi comuni in modo che almeno uno dei due soggetti “si salvi”.

Sulla scorta delle Leggi della Stupidità Umana del prof. Cipolla, dividerei in due grandi categorie quelli che lui chiama “stupidi” che oltre che nel loro quadrante si trovano anche in quelli contigui fra i banditi e gli sprovveduti e tutti insieme formano la massa di autolesionisti. La mia osservazione è che molti di questi sono più che responsabili delle loro disavventure, facendo il possibile per cacciarsi nei guai senza mai applicare alcuna regola di buonsenso o di cautela. Certo esistono eventi sfortunati imprevedibili che è quasi impossibile evitare, ma se (statisticamente) ad ognuno di noi ne spetta una parte perché accollarcene ulteriori per nostra propria scelta (colpa)?
Penso che le vie dell'autolesionismo debbano sostanzialmente dividersi in due grandi gruppi: quella diretta e quella "di ritorno". Per portare esempi banali ma tristemente reali, il primo comprende chi, da savio, volontariamente si ubriaca pur sapendo che deve tornare a casa in auto e poi si sfracella; il secondo quelli che da sobri, pur vedendo un loro amico palesemente ubriaco mettersi alla guida, non solo non lo fermano, ma per assisterlo e non volendolo offendere facendogli notare che è ubriaco, salgono nella sua macchina sfidando la sorte.
Molti sono i casi simili che comprendono anche tutte quelle altre azioni "buoniste-educative" di nobili intenzioni, ma in effetti ci si affida a degli inesperti, o peggio, incapaci, per portare a termine compiti non alla loro altezza. Qui il discorso viaggia su un filo di rasoio in quanto è molto difficile percepire il limite fra il dare la necessaria fiducia a principianti, studenti e apprendisti (altrimenti come imparano?) e mettersi ciecamente nelle mani di persone oggettivamente non preparate  per determinati mansioni.

Comunque sia e comunque la pensiate, direi che un po’ di attenzione, buonsenso e prudenza ci farà forse perdere quale occasione unica (anche se non c’è controprova) ma senz’altro ci eviterà un sacco di grattacapi.

Ricercando "stupidità" in questo Blog troverete numerosi post di vari anni fa che comprendono anche dettagliati commenti in merito alla Teoria del Cipolla.

domenica 12 febbraio 2017

OSCAR 2017 - le mie previsioni,le mie speranze

Con Lion, appena visto e recensito, ho completato le visioni di tutti i film candidati agli Oscar nelle categorie principali (miglior film, regia, sceneggiature, fotografia e montaggio) quindi posso dire di avere un buon quadro della situazione a differenza dei tanti che, per loro sfortuna, ne avranno visto sì e no una metà. Per esempio, leggo che Fences dovrebbe uscire il 23, Manchester by the Sea e Moonlight il 16 (pur se presentati a Roma a ottobre scorso) e il pur ampiamente elogiato Hell or High Water non è proprio arrivato nelle sale italiane ed è possibile guardarlo solo online,  ... quindi molti dei giudizi che leggo in rete tipo “vincerà”, “deve vincere”, “il migliore dell'anno” sono innegabilmente basati su una conoscenza a dir poco parziale.
Film "indegni" non ce ne sono di certo fra i 9 contendenti all'Oscar più importante, tutti molto diversi fra loro, ma certamente ciascuno di noi opinerà che fra essi ce ne sia qualcuno ampiamente sopravvalutato e che altri avrebbero meritato la Nomination. Le considerazioni che seguono non sono assolute, ma relative a comparazioni nell’ambito di ogni singola categoria e comunque le previsioni/speranze restano opinioni assolutamente personali.
   
MIGLIOR FILM
Manchester by the Sea ed Hell or High Water per me sono nettamente i migliori del lotto, drammatici al punto giusto, senza esagerare, buone storie ben trattate nella sceneggiatura e tanto spazio agli attori per dimostrare il loro valore, insomma buon cinema. Hell ha anche vari momenti da black comedy, Manchester è più serio e drammatico, il primo è quasi indipendente, il secondo ha avuto un buon lancio ed ha raccolto innumerevoli premi, in questo campo penso sia secondo solo a La La Land. Fra i due Manchester ha più possibilità.
    
Immediatamente dopo vedo Fences (un ottimo lavoro ma “troppo” teatrale, interpretato nel migliore dei modi) e Arrival (intelligente e coinvolgente, ben fatto, limitate possibilità per gli attori, poco spettacolare). Entrambi mi sono piaciuti molto, il primo di più, ma penso che in ottica Oscar le suddette caratteristiche sono un pesante handicap, quasi irrecuperabile.
La mia terza fascia comprende  Moonlight (sul quale sto ancora riflettendo), Hacksaw Ridge (spettacolare ma esagerato e in troppe scene irreale per rendere credibile una storia tuttavia vera) e quello che sembra essere il superfavorito La la Land il quale, secondo me, è solo un buon prodotto commerciale con tante piccole pecche. Non intravedo spiragli per Lion (condannato dalla seconda parte) o Hidden Figures (troppo commedia-favoletta edulcorata).
  
MIGLIOR REGIA
Come quasi sempre accade, il discorso è molto simile a quello appena fatto visto che il lotto è composto da 5 film presenti anche nella categoria precedente. Tuttavia direi che Manchester (che resta il mio preferito) ha due concorrenti più che temibili in Hacksaw ridge e La La Land, certamente più spettacolari e movimentati. Non penso ci siano speranze per Moonlight e Arrival che si dovranno accontentare della Nomination.
Miglior sceneggiatura originale 
Se si dovesse giudicare in base all’originalità (nel vero senso della parola) dovrebbe essere uno scontro fra Hell e The Lobster, ma visto che ovviamente non è questo il senso, la lotta è apertissima e La La Land, Manchester by the Sea e 20th Century Women hanno praticamente quasi le stesse possibilità.
Comunque, le mie preferenze vanno di nuovo a Hell e Manchester.
  
Miglior sceneggiatura non originale 
Questo Oscar non dovrebbe sfuggire (e non penso che sfuggirà) ad August Wilson autore sia del lavoro teatrale originale (Premio Pulitzer 1985) che dell'adattamento di Fences. Oltre al suo indubbio valore, credo che peserà anche il fatto che è un Oscar postumo visto che lo scrittore in questione, considerato il più importante drammaturgo afro-americano, è deceduto nel 2005.
In seconda battuta vedo Arrival, non avendo apprezzato gli altri contendenti (Hidden Figures, Lion e Moonlight) per come hanno trattato dei pur buoni soggetti originali.
Miglior montaggio
Se Hacksaw Ridge spera di portare a casa almeno una statuetta (che probabilmente merita), questa è senz’altro la categoria nella quale ha maggiori possibilità. Se non vincesse, vedo alla pari Hell or High Water e La La Land, poche speranze per Arrival e Moonlight.
Miglior fotografia
Tutti i candidati nei gruppi precedenti facevano parte del lotto di 9 che si contendono l’Oscar per il miglior film (con l’eccezione di 20th Century Women e The Lobster) e ciò dimostra il loro valore, ma per la fotografia c’è un nuovo contendente che molto probabilmente risulterà vincitore in questa categoria: Rodrigo Prieto con Silence. Prieto è uno dei tanti talenti messicani delle nuove generazioni giunti a Hollywood, ad ennesima dimostrazione della grande tradizione cinematografica messicana (dato uno sguardo al suo curriculum).
A seguire vedo Arrival (per la gestione degli eptapodi e della loro forma di scrittura) e l’onnipresente La La LandDistanziati Lion, meritevole solo per la prima parte, ma per sua sfortuna i film si giudicano per la loro intera durata, e Moonlight che ha più o meno lo stesso limite, vale a dire che merita per le scene nella città quasi deserta con campi lunghi e colori inconsueti, ma non per il resto del film.
  
Queste le prime 6 categorie, a metà settimana prossima commenterò le 4 categorie attori (anche se mi mancherà qualche interpretazione), quella dei film stranieri (dovrei arrivare a 3 su 5: A Man Called Ove, The Salesman e Toni Erdmann) e gli short di animazione e live action (che avrò occasione di guardare martedì e mercoledì prossimi). 
In linea di massima, a meno di idiosincrasie insormontabili, dovreste andare a guardare tutti i candidati, sempre che ne abbiate l'occasione. Buone visioni.

venerdì 10 febbraio 2017

Orchidee e altri fiori al Foster B. G. di Honolulu

Molti visitatori si sorprendono per la scarsità di fiori presenti in tanti Orti Botanici, eppure è normale in quanto questi sono di solito orientati più verso la conservazione degli alberi che dei più appariscenti fiori.
Talvolta anche gli alberi sfoggiano splendide fioriture che però spesso si possono apprezzare solo come sguardo d'insieme a causa della distanza da terra.
In molti Orti ci sono però serre più o meno grandi nelle quali si possono ammirare interessanti collezioni, le più frequenti sono quelle di succulente (comunemente dette anche piante grasse) e di orchidee.
Il Foster Botanical Garden (FBG) di Honolulu ha una sola serra, Orchids Conservatory, che come è facile capire è dedicata quasi esclusivamente alle orchidee. Così oggi, terminati i miei rilievi sono andato ad effettuare una battuta di caccia fotografica, accompagnato e guidato nientepopodimeno che dal "conservatore" in persona: Randy.
   
Le prime due foto rappresentano il Paphiopedilum Leeanum,  orchidea appartenete al genere che comprende tante specie comunemente conosciute come  sandalo di Afrodite” o “scarpetta di Venere”. Con questo stesso nome in Italia esiste una specie simile (Cypripedium calceolus) che è a rischio ed è la più grande orchidea della nostra penisola.
Qui in alto è l'Epidendrum ciliaris, E. ciliare, e se ne comprende il motivo. 
Fra le tante ve ne propongo alcune che mi sono sembrate insolite per aspetto e/o combinazione di colori.
   
Visto che c’ero ho scattato qualche altra foto nel Butterfly Garden (giardino delle farfalle) dove sono state create aiuole piene di fiori che attirano i lepidotteri. 
Qui in basso la Poinsettia giamaicana
  Questo è un anticipo, a breve altre foto.

mercoledì 8 febbraio 2017

Honolulu Art Museum e una considerazione

Se non ricordo male, è da giugno che non parlavo di musei, così dai Rijksmuseum e Van Gogh M. di Amsterdam con un gran salto approdo direttamente all'HMA, Honolulu Art Museum, relativamente piccolo rispetto ai grandi europei e americani continentali, ma con vari motivi di interesse.
La struttura a due livelli copre una grande superficie in quanto oltre alle sale conta una mezza dozzina fra chiostri e corti interne, con opere esposte, decorazioni alle pareti e spesso con prato e/o alberi. Due ospitano rispettivamente una caffetteria classica e un Art Café che funziona anche da ristorante dalle 11 alle 14. Alle spalle del museo, con accesso indipendente oltre che dalla struttura principale, c'è il Doris Duke Theatre, che ho già citato più volte a proposito delle ottime rassegne cinematografiche ma il cartellone propone anche teatro, conferenze e musica.
   
Delle varie collezioni sezioni trovo particolarmente interessanti quelle asiatiche e quella polinesiana che sono continuamente arricchite da donazioni dei residenti e delle loro associazioni etniche. Per quanto riguarda la Polinesia ho visto di meglio solo a Auckland, New Zealand.
Ecco un paio di pezzi fra quelli che mi hanno particolarmente interessato
   
A sinistra una enorme testa lignea del '700 di una delle divinità più amate e rappresentate dell'Hinduismo: Nandi, il toro che trasporta Shiva.
A destra statua lignea della prima metà dell’XI sec. prodotta in Cina  rappresentante Guanyin (o Guan Yin), per i buddisti dell'estremo oriente bodhisattva associato alla compassione.
A sinistra coperchio di cestino intrecciato, rappresentate un orso polare che ha catturato una foca. Un'ultima nota, significativa: come quasi tutti i musei e simili qui negli States come in altre parti del mondo, si ha la possibilità di associarsi diventando member a costi ragionevolissimi. 
Pensate che con i soli 25 dollari della basic membership (il normale biglietto d'ingresso costa 10) si entra gratis per un anno intero e si hanno sconti per gli spettacoli, sugli acquisti nello shop e al ristorante. Questo criterio fa sì che i musei siano vivi, frequentati, fornendo occasioni di scambio di idee, si va al museo anche per ammirare solo un paio di pezzi e casomai commentarli poi nel patio della caffetteria o al ristorante.

sabato 4 febbraio 2017

Dim Sum vs Tapas ... vince Dim Sum!


Secondo me sì, senza alcun dubbio, ai punti e non per KO, ma vince. Forse qualcuno si starà chiedendo di cosa stia parlando anche se dovrebbe essere chiaro che si tratta di cibo, in particole cantonese e della Cina meridionale ... le tapas le conoscete tutti. Qualcuno assimila queste ultime al Dim Sum per consistere di una gran varietà di piccole porzioni, ma ci sono varie differenze sostanziali al là di ingredienti e ricette. 
Dopo vari soggiorni in Spagna durante i quali ho mangiato innumerevoli tapas sono tornato a Honolulu dove, pur non essendo in Cina, c’è una corposa comunità cinese, una Chinatown e vari ristoranti specializzati in Dim Sum. Il mio preferito è Good Fortune, del quale ero frequentatore abituale 9 anni fa e ora, appena ho potuto, ci sono tornato. Talvolta i ristoranti possono avere il nome alternativo Yum cha che, in effetti, significa "mangiare dim sum".
Le tapas si associa no a vino o birra, Dim Sum (in seguito DS) rigorosamente al te. Le tapas sono più serali-notturne DS è più per prima colazione e brunch anche se ormai si trovano locali che lo servono fino a sera. Spesso si ordina una sola tapa che addirittura viene divisa, il DS di solito comprende almeno 2 o 3 ordini diversi essendo assimilato ad un pasto, più o meno leggero, e non ad uno snack per “appoggiarci” un drink (di solito alcoolico). Quindi ciò che lega DS e tapas sono varietà della scelta e dimensioni delle porzioni (da piccole a medie).
Ora veniamo ad un'altra differenza sostanziale: il modo di servire.
   
Mentre le tapas si scelgono al banco o si ordinano al tavolo, le porzioncine di DS vengono distribuite da addetti che girano fra i tavoli con carrelli o grandi vassoi colmi di contenitori di bambù nei quali il cibo viene mantenuto tiepido e della giusta umidità.
Di solito ci sono 3 carrelli distinti: cotti a vapore, fritti e stufati, dolci.
Tutti, a prescindere dal carrello di appartenenza, sono divisi in 3 o 4 fasce di prezzo, talvolta individuate da colori diversi sul menù e, indipendentemente dall'effettiva quantità di cibo, vengono indicati come small, medium, large e, eventualmente, extra, ma i nomi si riferiscono in effetti al loro costo.
  
Il cameriere quindi poggia i cestini richiesti sul tavolo e lascia un foglietto sul quale annota solo la "categoria", talvolta con un piccolo timbro, sul quale saranno poi aggiunti eventuali altri ordini.
Tradizionalmente è anche un classico pranzo domenicale di famiglie al completo, dai nonno ai nipoti, proprio per la facilità con la quale si riesce ad accontentare tutti, offrendo varietà e quantità secondo gusti e possibilità di ciascuno.
Piatti tipici, che non mancano mi nella lista, sono:
  • ampio assortimento di dumplings cotti a vapore, con ripieni vari
  • baozi, una specie di panini soffici ripieni
  • polpettine cotte a vapore
  • riso in foglia di loto
  • vari tipi di involtini oltre gli onnipresenti spring rolls
  • congee, porridge di riso, il tipo più comune è con uova fermentate e carne di maiale
Ovviamente c’è anche tanto altro che spesso dipende dalla disponibilità di ingredienti freschi locali.
Se ne avete l’occasione, andateci, possibilmente in buona e numerosa compagnia. Più sarete più cibi diversi potrete provare.

giovedì 2 febbraio 2017

Dai Solemates hawaiiani ai FREE nostrani - come camminare in compagnia, ma in libertà

Solemates = compagni di suola (senza la "c", quindi di scarpa, intendendo cammino in senso lato). Questo è il nome di uno dei due gruppi con i quali solevo andare in escursione 9 anni fa. L’arguto nome è un gioco di parole che spinge chi lo ascolta a pensare - erroneamente - al più comune soulmates (“compagni dell’anima” nel senso di “amici del cuore, più cari”) in quanto le due parole soul e sole, nonostante il diverso spelling, hanno esattamente la stessa pronuncia (follie dell’inglese).
   
Ed è proprio così, come per l’amicizia e l’affetto non c’è codifica, né burocrazia similmente si tratta di un gruppo “virtuale”, non c’è un presidente, né una sede, ne una tassa d’iscrizione, né un sito web, né tessere ... si deve solo conoscere qualcuno del gruppo e quindi venire a conoscenza di un’escursione e alla prima occasione chiedere di ricevere la newsletter settimanale. Durante tutti questi 9 anni mi è arrivata puntualmente ogni week-end il messaggio nel quale Tom conferma l’escursione successiva - si va ogni mercoledì - e racconta in modo spiritoso come si è svolta la precedente, aggiunge eventuali avvisi e conclude con il possibile calendario delle successive 3 o 4 escursioni.
   
Questo preambolo è importante per capire lo spirito con il quale si va in escursione qui ... tutti amici, spirito di collaborazione, sempre pronti ai party estemporanei a fine camminata ma anche a quelli organizzati da coloro che abitano nei pressi di un sentiero. Per mia somma sfortuna, mi sono perso per pochissimo il 18imo anniversario dei Solemates mercoledì scorso con un’ottantina di partecipanti, al termine di una passeggiata costiera a nordest dell’isola. Il sistema è stato il solito: ognuno porta uno o più pupu, porzioni di cibo cucinato o crudo, verdure o dolci non importa.
Ieri mi sono quindi presentato all’appuntamento all’inizio del sentiero di Lanipo, percorso che ho “odiato” la prima volta che ci andai in quanto era un striscia di fango quasi ininterrotta, con un po’ di anticipo (come qui fanno tutti per poi partire in perfetto orario) e con mia soddisfazione ho trovato molti dei solemate che frequentavo di più e ho avuto notizie degli quelli assenti. C’erano almeno una cinquantina di attrezzatissimi camminatori di età variabile dai 20 fino ad oltre 80 fra i quali ho trovato molte facce che ricordavo bene (talvolta ricordando anche i nomi) mentre altri ricordavano di aver camminato insieme a me. Con Tom, Judy e Brian abbiamo ricordato vari episodi e mi hanno messo al corrente dei movimenti degli altri amici.
Ho rivisto il mio “idolo” Allen, il simpaticissimo giapponese (foto a sx) che nonostante i suoi 77 anni continua ad andare in giro con un carico impressionante. Nell’enorme zaino trasporta praticamente, parte del carico complessivo lo vedete pendergli davanti e usa “bastoncini” speciali che si è costruito per rimanere giovane ed essere in forma quando diventerà grande (sue testuali parole). Fate caso ad essi e vedrete che sono in effetti dei tubi di ferro in pezzo unico, non telescopici, e le protuberanze sotto le impugnature sono dei pesi cilindrici che ha aggiunto per “dare un po’ di peso”. Me ne ha porto uno e direi che pesava circa 4kg, se non di più!
Mi hanno detto che la qui famosa Peggy (ultranovantenne), già scalatrice e grande camminatrice, continua ad andare in giro per tutta Honolulu a piedi e di tanto in tanto si aggrega ad escursioni più impegnative ...
Il mio amico John, 84enne professore universitario di microbiologia e autore di numerosi testi relativi alle piante endemiche delle Hawaii e altri di cultura locale, non è venuto perché impegnato in una ennesima ricerca su un altro sentiero.
E per finire “come è piccolo il mondo” ... un gruppo dei Solemates più attivi, dei quali conosco almeno la metà e mi meravigliava non trovarli lì con noi, attualmente si trova in Nuova Zelanda per un gemellaggio fra hikers e, quarda caso, con l’A.T.C. (Auckland Tramping Club) del quale fui socio l’anno dopo essere stato la prima volta alle Hawai.
Approfittando del fatto che la maggior parte dei percorsi sono lineari (di cresta o di fondo valle) la possibilità di perdersi è più che remota e ognuno può procedere al proprio passo e fermarsi quando e quanto vuole, allungando la fila a dismisura. Non si sentono mai le insopportabili richieste/intimazioni “Aspettatemi”, “Muoviti!”, “Non correte”, e via discorrendo.
Ai Solemates hawaiiani si aggregano molti viaggiatori/escursionisti occasionali o abituali e sono sempre accolti a braccia aperte da questa comunità multiculturale (vedi post precedente), più o meno metà di origine giapponese e metà americana anche se non mancano australiani, neozelandesi e canadesi e, più raramente europei.
     
Tutto ciò per dire che l’aria (in senso figurato) che si respira qui è ben diversa da quella che si immagina pensando alle Hawaii solo come spiagge e palme, che c’è gente che si trasferisce qui proprio per apprezzare la vita all’aria aperta in modo attento e rispettoso della natura e di frequente (e non c’è da meravigliarsi) camminando camminando si ha modo di conversare piacevolmente con gente colta e con esperienza nei più diversi campi arricchendosi ulteriormente.
Illuminato da questo tipo di approccio, al mio ritorno promossi il gruppo FREE, acronimo di Free Ramblers, Escursionisti Epicurei, concentrando nelle 4 parole (in effetti 3 in quanto ramblers ed escursionisti sono sinonimi) lo spirito dei partecipanti.
Morale: se e quando ne avete l’occasione camminate in ambiente naturale, possibilmente in buona compagnia, poiché l’attività fisica all’aperto fa bene alla vostra salute fisica e psichica e, se siete capaci di socializzare, vi può arricchire culturalmente e, a giudicare dall’età media del gruppo, allunga la vita ... provare per credere.

PS - quelli che hanno percorso il minor cammino sono stati ancora una volta quelli sotto i 40 ma, oggettivamente, devo dire che quella di ieri non era proprio una passeggiata nel parco ...