venerdì 20 gennaio 2017

Ed ecco a voi il Presidente Trump

Post apparentemente politico, insolito per questo blog, ma in effetti è più una sommaria analisi dell’irrazionalità di certi comportamenti che un presa di posizione pro o contro Trump e/o i suoi oppositori. Fra poche ore sarà effettivamente in carica e, pur non essendoci alcun margine per evitarlo, sono ancora tanti quelli che (secondo me irrazionalmente) protestano.

Certo non mi voglio atteggiare a commentatore politico, ma se uno come me aveva previsto o almeno messo in conto come possibili alcuni eventi, non vedo su quali basi persone che si definiscono “democratiche” da vari mesi stiano organizzando manifestazioni di protesta, talvolta sfociate anche nella violenza.
Per rinfrescarvi le idee, nel post del 16 settembre 2015 La lunga corsa verso la Casa Bianca scrissi:
Un paio di situazioni inusuali hanno caratterizzato questa primissima fase elettorale: la discesa in campo di Donald Trump (miliardario che non risponde alle seppur poche direttive del GOP e si vanta di non essere ricattabile dalle lobby in quanto va avanti con soldi suoi) e l’inaspettata perdita di popolarità di Hillary Clinton che fino a qualche mese fa sembrava non avere rivali. ... Che la si voglia vedere come politica seria, in quanto innegabilmente influenzerà mercati e politica internazionale, o come telenovela, sono sicuro che questa corsa alla Casa Bianca sarà piena di  sorprese. Seguitela ...
Sono convinto che i fuochi d'artificio debbano ancora cominciare e man mano che ci si avvicina alle convention per le investiture ufficiali le scorrettezze, i colpi bassi e gli insulti aumenteranno esponenzialmente. A ciò seguiranno i dibattiti fra i 2 candidati che saranno senz'altro uno spettacolo da non perdere se uno dei due contendenti sarà Trump (cosa molto probabile).... Nel corso del mio recente soggiorno statunitense, ho avuto occasione di "intervistare" molti americani che, pur non costituendo assolutamente un campione statistico affidabile, hanno confermato l'idea che mi ero fatto e che ora che la stampa sta allentando il suo assedio a Trump sta venendo fuori....  ritenendo ormai quasi inevitabile che Trump sarà il candidato repubblicano, molti sono convinti che per il già citato criterio di votare contro e non pro, Sanders avrebbe maggiori possibilità di Hillary.

Come sottolineato dai grandi esperti, analisti e politologi (ma solo a posteriori) chi ha perso veramente è stato il sistema politico americano nel suo complesso. I Repubblicani, pur vincendo, si ritrovano con un presidente non di partito che non dà alcun ascolto ai vertici del gruppo, mentre i Democratici inopinatamente sono riusciti perdere un vantaggio oggettivo e quindi la continuità dopo a presidenza Obama
Ecco alcune domande - oziose - che già da tempo mi pongo:
  • perché i Democratici non hanno protestato prima portando avanti la candidatura di Sanders invece di quella di Hillary visto che tutti concordavano che l’anziano senatore avrebbe avuto maggiori possibilità contro Trump (ampiamente ed erroneamente sottovalutato)?
  • perché i Democratici hanno perso tempo a criticare e disturbare in modo ridicolo e inutile i comizi di Trump invece di migliorare la loro campagna?
  • come possono accusare Trump di brogli se non ammettendo che la sicurezza del sistema elettorale controllato dal governo (Democratico) era assolutamente insufficiente? 
  • capisco accusare di brogli un partito in carica e che vince avendo il potere e il controllo, ma in questo caso?
A quanto ne sappia, il concetto di "democrazia" include il criterio che chi viene eletto ha diritto di governare a prescindere dalle diverse idee della minoranza che potrà opporsi in sedi e modi appropriati, con migliori risultati rispetto alle manifestazioni di piazza. Probabilmente molti di quelli che si lamentano non sono neanche andati a votare e partecipano alle proteste per altri motivi.
Infine, in particolare in merito a quanto si conosce a mezzo stampa, c’è da dire che la maggior parte delle testate si sono schierate contro Trump e tutt’oggi continuano a ipotizzare scenari apocalittici, ma al momento non hanno indovinato una sola previsione! Basti pensare al panico che diffusero nei giorni dell’elezione dicendo che in caso di vittoria di Trump "il dollaro si sarebbe svalutato e la borsa sarebbe crollata" ... ebbene il dollaro ha guadagnato circa il 5% e la borsa sta galoppando, in su!
Ripeto, questo non è un post pro Trump, ma solo contro quelli che continuano a fare previsioni sbagliate, contro i partiti (entrambi) che non hanno saputo gestire la situazione e si trovano con un Presidente che nessuno vuole, contro quelli che fanno ridicole manifestazioni e dichiarazioni a cominciare da cantanti e “artisti” che spesso lo fanno solo per vedere il loro nome sul giornale, contro Hillary che con la sua arroganza e superficialità è riuscita a non farsi eleggere, contro il genio della candidata indipendente (dei verdi) Jill Stein che dopo aver sottratto voti a Hillary facendole perdere almeno un paio di stati determinanti ha poi inscenando l’inutile farsa del riconteggio, e via discorrendo. 
Nessuno fa mea culpa?
Penso che sia evidente la mia poca stima e fiducia nella stampa e nel sistema politico in generale, ma soprattutto in quello dei partiti comandati da lobby o burattinai sconosciuti.
Prima di parlare di Trump presidente non potrebbe essere opportuno (e giusto) aspettare qualche mese prima di sparare a zero? Prima si vede che combina effettivamente (ha già dimostrato di cambiare spesso idea) e poi si combatte.

lunedì 16 gennaio 2017

Spontaneità e passione: suonare, ballare e cantare con sentimento

Mi affascinano, commuovono, stregano, entusiasmano ed emozionano quelli che hanno una passione, coltivano un hobby solitario o lo praticano con amici e si divertono con (apparentemente) molto poco. In particolare quelli che non mirano ad essere “i migliori” e neanche semplicemente migliori degli altri, ma godono nell’esercitare la loro attività preferita senza preoccuparsi più di tanto della propria abilità, né dell’aspetto, né degli anni che passano.
   
Tutto ciò si esalta soprattutto nella musica tradizionale, cantata o solo strumentale, accompagnata o meno da ballo o danza. Come foto di apertura ho scelto queste affascinanti ballerine del Carnevale di Santa Cruz de Tenerife ... e non vuole assolutamente essere una presa in giro, ma il riconoscimento di come ci si possa divertire senza crearsi inutili e immotivati complessi. Oltretutto ballavano molto meglio di tante altre “giovani in perfetta forma” che però sapevano fare poco o niente e certamente “soffrivano” per essere relegate in seconda, terza o quarta fila, precedute dalle leggiadre e ammiratissime colleghe.
Nella cultura popolare sono sempre state tante le occasioni nelle quali feste, musica e balli si univano ma, in particolare in alcune di esse, ancora oggi ogni giorno e ogni luogo sono adatti per cantare e suonare.
Ai primi posti di questa lista pongo senz’altro quelle latine, forse perché le conosco meglio, ma sono certo che in tanti riconosceranno il valore sociale, oltre che artistico, del flamenco, del fado, delle rancheras messicane.
Dimenticate retiros e tascas per turisti a Lisbona e i tanti tablao de flamenco in Andalusia ed in altre località turistiche spagnole e, se potete, immergetevi nei barrios storici e seguite il vostro udito. Di sera senz’altro udrete musica e canti giungere da qualche cortile, casa o piccolo bar dove un paio di musicisti accompagnano chiunque abbia voglia di cantare ...
Si tratta del cosiddetto fado vadio in Portogallo e del flamenco bohemio e delle juergas flamencas in Spagna e vi posso assicurare che lì ci si diverte, nessuno si vergogna e, al contrario, viene incoraggiato dagli astanti, fra petiscos e tapas, vino e birra.
In Messico e in tutta l’America centrale invece è ancora comune riunirsi in piazza, al parque o alameda a fine giornata, verso il tramonto, dove si trovano sempre almeno un paio di suonatori di marimba, qualche chitarrista e forse un violinista o fisarmonicista che accompagnano i “cantanti” mentre altri ballano attorno al templete (cassa armonica). In questo video vedete ciò che succede ogni sera nel Parque de la Marimba di Tuxla GutierrezChiapas (Mexico), aperto 24h su 24, 365 giorni l’anno.
Oltre ciò c’erano un’infinità di gruppi mariachi che, al contrario nei nostri “posteggiatori” che vivono di offerte o oboli, suonano e cantano a richiesta. Nella maggior parte dei casi chi paga per la canzone canta insieme a loro, il più delle volte stonando anche a causa dei troppi tequila già ingollati, o comunque li accompagna con i classici Ay! Ay! Ay! e fra fiumi di lacrime se il tema è triste. 
Ricordo come se fosse ieri una splendida serata di fine febbraio del 1996 passata in una cantina di León, Nicaragua, nella quale era in corso una sfida (musicale) fra due piccoli gruppi di mariachi, uno pagato da una coppia matura e l'altro sponsorizzato da una coppia di giovani che si disperavano, già completamente ubriachi, e piangevano a calde lacrime. Uno dei due cantanti, un giovane mulatto alto e magro, aveva una voce veramente incredibile!

giovedì 12 gennaio 2017

Un gioiello visuale di Dalì & Disney che molti non conoscono

Dall’incontro di un vero genio delle arti visive e di un artista dell’animazione, pur lontani per ambiente estrazione ed idee, si formò l’embrione di Destino. Si tratta di un corto di 6 minuti e mezzo, il cui progetto fu ideato nel 1945 da Salvador Dalì e Walt Disney, abbandonato nel ’46, ritrovato dal nipote di Disney nel 2000, portato a compimento dai Disney Studios Paris nel 2003 con la regia del francese Dominique Monféry
Una gestazione interrotta sul nascere per questioni economiche e poi durata quasi 60 anni.
Non è parlato, ma ha sottofondo musicale del compositore messicano Armando Dominguez e comprende anche una canzone con lo stesso titolo del corto cantata da Dora Luz.
Nomination Oscar 2004 come miglior corto di animazione
Vidi questo filmato in una delle poche occasioni di proiezione pubblica, nell’ambito dell’esposizione “Dalì”  al Centre Georges Pompidou a Parigi nel 2012 e già allora era di dominio pubblico, quindi lo potete guardare o scaricarlo, fino a 1080p, su YouTube (clip in alto) ma anche da altre fonti. 
L’idea, in gran parte realizzata con successo, era quella di dare vita a una serie di disegni e opere di Dalì e tramite animazione, movimenti di macchina e montaggio unirli in una storia. Si tratta di un lavoro spettacolare ed è incredibile come siano riusciti a collegare in modo estremamente fluido figure completamente diverse. 
Nel fotogramma in alto, per esempio, il corpo della ballerina si forma fra i due profili sorridenti (notare a destra il baffetto alla Dalì) e si unisce ad una pallina che va a rappresentarne la testa. 
  
E ci sono anche le formiche che, dopo essere uscite dal palmo di una mano come in Un chien Andalou (foto a sx, Buñuel, 1929, sceneggiatura di Dalì e Buñuel) si trasformano in tanti Dalì-ciclisti.
La trama è molto semplice, si tratta di una storia d’amore impossibile fra Crono (il tempo) ed una ballerina. Il tempo è rappresentato dai tanti orologi che appaiono più volte, in varie forme.
Dalì era pressoché ossessionato dal passare del tempo e i suoi orologi molli non sono solo quelli famosi del dipinto La persistenza della memoria (1931, foto in alto) ma ce ne sono tanti altri fra i quali serie in bronzo che ho visto al Museo Soumaya di Ciudad de Mexico.
   
Indipendentemente dalla vostra conoscenza delle opere di Dalì, vale la pena di osservare (più che guardare semplicemente) Destino più volte in quanto ad ogni visione successiva si colgono più particolari.

domenica 8 gennaio 2017

Il mio amico Harvey ... e altri attori sottovalutati


Stasera, guardando The Piano (Lezioni di piano, di Jane Campion, NZ, 1993), mi è tornato in mente il mio incontro con Harvey, ovviamente mi riferisco a H. Keitel (come avrete già intuito dalla foto) e non al mitico coniglio gigante amico di James Stewart (vedi foto in basso, non vi perdete il film se vi capita a tiro), ma prima di parlare di lui come attore vi racconto un breve aneddoto, vissuto in prima persona.  

Museo della Carta, Amalfi, un venerdì del 2002
All'ingresso, dove c'è il Museum Shop, quel venerdì non ero il solo a cercare di ingannare il tempo ... oltre me, in attesa del mio gruppo affidato temporaneamente alle cure della guida del museo, c'era Harvey Keitel il quale, con evidente insofferenza, aspettava che la sua compagna terminasse di fare shopping. Così cominciammo a parlare del più e del meno e, avendo capito che ero una guida, soprattutto di quello che c'era da fare, da vedere e ... "da mangiare" in Costiera. Non essendo uno di quelli che assilla persone note sottoponendole ad un fuoco di fila di domande banali riguardanti la loro attività, solo poco prima di salutarci gli chiesi se fosse proprio lui e, avutane conferma, approfittai dell'occasione per chiedere l'esatta pronuncia del suo cognome: né Kèitel né Kàitel, bensì Kaitèl (ora lo sapete anche voi).
Harvey (Henry Koster, 1950) con James Stewart (Nomination) e Josephine Hull (Oscar)
Scavi di Pompei, due giorni dopo
Primo giorno del nuovo tour ... e chi trovo nei pressi della biglietteria? Harvey Keitel. Con grande nonchalance gli faccio un cenno di saluto dicendo "Hi, Harvey!" e lui, con enorme stupore dei clienti, mi risponde "Hi, Giovanni!" (ricordava anche il mio nome, forse aiutato dal mio biglietto da visita che si era fatto dare ... just in case). Quasi all’unisono molti chiesero "Conosci Harvey Keitel???", "Sì, siamo vecchi amici ..." (innocente bugia) e per tutta la settimana, in particolare le signore, mi guardarono quasi come un idolo.
 
Penso che Harvey (ovviamente ci diamo del tu ...) sia stato fra gli attori più sottovalutati di fine secolo scorso, mentre varie inespressive patate lesse come Richard Gere, Nicholas Cage e Mickey Rourke avevano miglior fortuna, ovviamente di breve durata considerata la loro inconsistenza. 
Quanto vale per Keitel è vero anche per altri miei prediletti come Robert Duvall (sopra a sx in Apocalypse Now, 1979, F. F. Coppola), Warren Oates (sopra a dx in Voglio la testa di Garcia, 1974, Sam Peckinpah) e Jeff Bridges (a sx in True Grit, J. Coen & E. Coen, 2010) che solo con gli anni sta riuscendo ad avere qualche ruolo di maggior rilievo, non ultimo quello nell'indipendente Hell or High Water (David Mackenzie, 2016) del quale ho scritto una breve recensione a fine anno e che potrebbe addirittura portargli una Nomination Oscar.
   
Harvey Keitel cominciò nel giro giusto visto che ebbe ruoli abbastanza importanti in ben 4 dei primi 5 film di Scorsese (“saltò” solo il suo secondo, Boxcar Bertha) ed in Mean Streets (foto a sx) e Taxi Driver (foto a dx) recitò al fianco di Robert De Niro che presto divenne l'attore preferito del regista che lo ha voluto come protagonista in 8 dei suoi film e per il 2018 ne è previsto un nono: The Irishman (nel quale comparirà anche "il mio amico Harvey").
   
Nella piena espansione del nuovo cinema americano evidentemente perse il treno giusto anche se quasi tenne a battesimo altri astri nascenti come Ridley Scott (che poi lo volle anche in Thelma & Louise) con I duellanti (foto a sx) e Quentin Tarantino con i suoi primi due veri film: Reservoir Dogs (foto a dx) e Pulp Fiction. Fra questi ultimi due fu protagonista in The Piano (tit. it. Lezioni di piano), ma successivamente ha avuto poche occasioni di dimostrare il suo talento in ruoli significativi.
Gli anni 91-92 avrebbero potuto rappresentare la svolta visto che in rapida successione prese parte a film di successo come Thelma & Louise (1 Oscar), Bugsy (2 Oscar e lui ottenne l’unica Nomination della carriera), Reservoir Dogs (57° nella classifica dei migliori film di sempre) e The Bad Lieutenant di Abel Ferrara che non ottenne grandi riconoscimenti, ma solo buone recensioni.
Oggi, a quasi 80 anni e dopo oltre 110 film, continua a lavorare ed ha in programma o in post-produzione ben 6 film (2017-2018). 
Si deve sperare che non faccia la fine di Robert De Niro il quale negli ultimi anni è apparso in film sempre più scadenti e si sta “rovinando la reputazione”. 
Purtroppo il più recente film di Keitel pronto ad arrivare in sala (The Comedian, del quale si parla già abbastanza male) lo vede in un cast di “vecchie glorie”, al fianco di Danny DeVito e Billy Crystal avendo  proprio il suddetto De Niro come protagonista e, come detto poc'anzi, i due si ritroveranno in The Irishman ... 
Riuscirà Scorsese a mettere le cose a posto? Ci spero, ma sono un po' scettico a tal riguardo ...

sabato 7 gennaio 2017

Los Reyes a Puerto de la Cruz (cfr post precedente)


Giovedì sera sono andato ad appostarmi per tempo nei pressi del Castillo de San Felipe, dove il corteo si sarebbe formato e quindi partito alla volta del centro di Puerto.
La sfilata era aperta da due ragazze vestite da comete e una mezza dozzina da angeli, tutte distribuivano stelle di carta dorata su bastoncini e corone di cartoncino adatte a tutti, dai poppanti agli adulti, in quanto regolabili al momento di montarle. Sono state all’opera, e ben indaffarate, già mezz'ora prima che il il primo carro (ovviamente quello con la cometa) iniziasse la sua lenta marcia.
   
Altro elemento che non poteva mancare (vedi post precedente) era la scarpa che era seguita a ruota da uno dei gruppi e carri con altri temi, una notevole zucca-carrozza di Cenerentola al fianco della quale si vedeva anche una Biancaneve.
 
Ma, essendo tuttavia la vigilia, c'era ancora tempo per richieste last minute e così sfilavano anche tre buche postali nelle quali le postine imbucavano le lettere raccolte dalle mani dei bambini, di solito destinate ad un determinato Re.
 
Seguiva un’indispensabile banda di arzilli giovanotti (anche loro in costumi orientaleggianti) e subito dopo arrivava un treno a vapore ... perché? Nel tender trasportava ovviamente tanto carbone (dolce) ben guardato da un gruppo di macchinisti con la faccia sporca di fuliggine.
   
Ogni Re aveva un nutrito proprio seguito con i suoi colori (azzurro per Melchor, verde per Baltasar e rosso per Gaspar) e il suo dono era trasportato su un grande cuscino da 4 paggi, seguiti da un cammello e un carro carichi di doni in enormi pacchi con il nome dei destinatari. 
Ciò provocava strilli di gioia da parte dei più piccoli che leggevano il proprio nome e di quelli ancora più piccoli quando fratelli maggiori o genitori (incautamente) dicevano loro che il pacco era per loro ... (notate il dito nella foto sotto a sinistra).
   
I bambini,  gridavano il nome di ciascun Re al suo passaggio, appoggiati e incitati dai genitori con il risultato di un tifo da stadio e venivano ricompensati con lanci di una quantità impressionante di caramelle (quindi ho capito il motivo delle tante buste di plastica, spesso rette dai genitori in modo che i bambini avessero entrambe le mani libere).
   

giovedì 5 gennaio 2017

Los Reyes Magos sono quelli che contano in Spagna!

Sono gli stessi tre personaggi che, guidati dalla cometa, andarono fino a Betlemme a portare in dono al neonato Gesù oro, incenso e mirra quelli che ogni anno sono ansiosamente attesi dai bambini spagnoli. Infatti, nell’evento citato nel Vangelo di Matteo, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre furono quelli che effettivamente offrirono regali e non certo un Papà (o Babbo) Natale, Papà Noel o Santa Claus (o Klaus) e nemmeno una vecchia Befana a cavallo di una scopa. 
Bisogna dare atto che solo nella cultura ispanica questo atto è rimasto legato all’Epifania e non anticipato a Natale o addirittura a San Nicola (6 dicembre), ma del resto il “Klaus” di “Santa Klaus” altro non è che il diminutivo di Niklaus = Nicola.
Così come nella penisola iberica, dove la tradizione è ben radicata, la prassi dei doni ai bambini si ritrova anche in molti paesi dell’America Latina. Badate, ho scritto solo ai bambini, il consumismo è giunto solo di recente e ben si sa che ogni anno si “inventano” occasioni per spingerci a comprare cose spesso inutili: feste dei nonni, mamma, nipoti, papà, San Valentino, ...
In molte cittadine, la sera del 5 gennaio, si organizza anche la Cabalgata de Reyes che è una sfilata quasi carnevalesca in quanto i Magi si presentano con un nutrito seguito di persone in costume, carri e musici. Il contorno non è sempre relazionato all’avvenimento, ma comunque ha soggetti infantili.
In quanto alla “prassi per ricevere regali”, questa è abbastanza simile a quella nel resto dell’occidente, vale a dire che i bambini dovranno scrivere una lettera indicando i doni desiderati e dichiarando di essersi comportati bene e quindi di meritarli. Non essendoci l’albero di Natale, una differenza sorge in quanto al luogo dove verranno ritrovati. Ognuno ha il suo posto e non ci potranno essere equivoci, né sono necessari i nomi dei destinatari poiché ogni bambino dovrà mettere un suo paio di scarpe in un punto a sua scelta (vicino alla porta o ad una finestra o sotto un tavolo ...) e lì li troverà la mattina del 6 gennaio.
Per un verso ciò richiama alla mente “la calza della Befana” e similmente a questa nostra tradizione, i più cattivelli saranno “omaggiati” di pezzi di carbone (dolce). Alcuni, vicino alle scarpe, lasciano dolci o bevande per i Magi e anche erba o altro per le loro cavalcature.

Grazie alla tecnologia e all’esistenza dei centri commerciali - che nei primi giorni dell’anno sono stracolmi di genitori, zii e nonni alla ricerca dei regali giusti - si sta diffondendo la consuetudine di allestire un angolo con tre troni, ovviamente occupati da Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Questi si lasciano fotografare con i bambini che approfitteranno dell’occasione per consegnare direttamente nelle loro mani la lettera. In molti casi c’è un paggio incaricato di controllare la fila (sempre abbastanza lunga) e di accompagnare i piccoli ai troni.
Ovviamente anche i Magi si adattano ai tempi e solo pochi continuano ad arrivare a cavallo (vero), cammello (raramente vero) e elefante (raro e, nel caso, di cartapesta), mentre alcuni arrivano addirittura in elicottero per poi proseguire a piedi o su mezzi meccanici.

domenica 1 gennaio 2017

Nochevieja, uvas y campanadas

In spagnolo con il termine Nochevieja (anche Noche Vieja, letteralmente notte vecchia) si indica la notte di San Silvestro, l’ultima dell’anno, da non confondere con la Nochebuena (raramente Noche Buena = notte buona) che si riferisce alla sera della Vigilia di Natale.
Ciò premesso, vengo alle altre due parole del titolo: uvas e campanadas.
La prima è una delle tante che possono trarre in inganno per la somiglianza a termini italiani, si tratta di uva sì ma di acini (o chicchi). Una delle tradizioni più diffuse è quella di mangiarne 12, al ritmo degli altrettanti rintocchi (campanadas) battuti alla mezzanotte.
Quelli di riferimento ufficiali (mostrati in televisione) e i più seguiti anche dal vivo sono dell’orologio della piazza di Puerta del Sol a Madrid.
Se vi trovate in Spagna, ma questa tradizione è diffusa anche in molti paesi dell’America Latina, ricordatevi di procurarvi con debito anticipo i vostri dodici chicchi d’uva altrimenti rischiate di restare a bocca asciutta e perdere l’occasione di fornire un aiuto alla realizzazione dei vostri desideri. Come vedete dalle foto li trovate anche in confezioni apposite, senza doverne comprare un grappolo intero.
Pur essendo vero che si deve mangiare un chicco a ogni campanada, pare che il numero 12 sia relazionato ai mesi dell’anno e non alle ore ma sia come sia si deve esprimere un desiderio per ciascuno acino ingollato ... e sì perché bisogna buttarne giù uno ogni 3 secondi. Ve ne potete rendere conto guardando questo video (per fare prima andate a 1:45)

Siccome in un’occasione come quella del passaggio di anno non sono ammessi errori, si fanno ben due prove generali, dette pre uvas, per verificare il buon funzionamento delle campane a mezzanotte del 30 e a mezzogiorno del 31. Ora che sta diventando comune l’abitudine di festeggiare all’aperto sono sempre di più quelli che partecipano alle pre uvas esprimendo i loro desideri in anticipo ed evitando la ressa della Nochevieja.
Se decidete di partecipare ad uno di questi eventi e avete i vostri 12 acini state attenti a non cadere in errore poiché prima delle campanadas l’orologio batte i quattro quarti d’ora. Se cominciate al suono dei quarti vi troverete senza chicchi per gli ultimi quattro rintocchi importanti.
   
Comunque sia, arrivate all'appuntamento di mezzanotte dopo  una buona ed abbondante classica cena ben annaffiata (ho scritto "ben" e non "molto"). La mia contava con gambas, navajas, gulas al ajillopulpoensaladilla, pataensalada de col y queso, huevos rellenos e, per finire, polvorones e bombones. Vino blanco canario, poi tinto  de la Ribera del Duero e infine sidra asturiana
Ovviamente poco prima di mezzanotte è stata fornita una dozzina di uvas ciascuno dei commensali. 

venerdì 30 dicembre 2016

Breve post augurale-“filosofico”

L’assortimento delle 7 foto incluse nell’e-card augurale è più o meno casuale, ma non del tutto. Le ho scelte fra le mie del 2016, sono relative a destinazioni diverse fra quelle adatte per dimensioni e proporzioni, da ognuna si possono trarre vari significati o semplici allusioni (ciascuno le potrà interpretare a proprio piacimento) ma soprattutto mi piacevano, sia per loro originalità che per non avere un legame immediatamente percepibile.
Penso che il mio augurio (più che altro uno stimolo) sia ben chiaro e vi assicuro che riflette un mio modo di vedere le cose, concetto ben radicato in me da decenni e sperimentato con successo più volte ... ovviamente non fornisco alcuna garanzia!
Questa mia visione, che trova anche ampio riscontro sia nello sport e che nella teoria del gioco, secondo me è un’ottima regola di vita a condizione che non vada illecitamente a discapito di altri. Si deve sempre mirare a obiettivi non ancora raggiunti altrimenti non si migliorerà mai. 
Tuttavia, bisogna guardarsi dall’esagerare inseguendo traguardi oggettivamente irraggiungibili per non vivere fra continue delusioni, frustrati e inutilmente invidiosi di chi sta più su, più avanti o comunque meglio di noi.
Mirando troppo in alto, qualunque sia l’avanzamento ottenuto (che in altre occasioni ci avrebbero soddisfatto ampiamente) questo apparirà come un fallimento totale per essere ben lontano dall’obbiettivo (oggettivamente irraggiungibile).
La nostra abilità deve essere quella di individuare target difficili ma non impossibili, ai quali ci possiamo avvicinare ma non raggiungere del tutto, in modo che ci rimanga sempre la voglia di migliorare.
Io sono uno di quelli che crede che sia sbagliato mirare ad un “massimo assoluto” in quanto oltre quello non c’è più “niente”.

Non puntate ad un semplice minimo miglioramento, guardate al di là del plausibile fino al difficile ma tuttavia possibile ... tenendovi a distanza di sicurezza dall’assolutamente irrealizzabile.

lunedì 26 dicembre 2016

Avete già provato il "Bottle-Flipping"?

Questa recentissima mania può essere divertente per i ragazzi, ma presto diventa una tortura per gli adulti. Passatempo alquanto insulso, assolutamente innocuo, economicissimo, eppure diventa rapidamente esasperante per chiunque si trovi nelle vicinanze.
Non so se e quanto sia diffuso in Italia ma qui l'avevo già notato da oltre un mese. 
Passeggiando sentivo spesso il caratteristico rumore di una bottiglietta di acqua (contenitore di plastica) che cade a terra e ben presto mi resi conto che non era conseguenza di una epidemia di paralisi delle dita ma di un gioco assillante. 
Infatti, intercalato ad ogni mezza dozzina di “tonfi” si sentiva un adulto dire “Stop it!” (Smettila!).
Questo "sport", qualcuno lo definisce tale e già si ipotizzano tornei e campionati, sembra sia stato “inventato” da uno skateboarder belga nel 2007, ma solo a maggio di quest'anno è diventato virale. In un Talent Show organizzato dagli studenti di una high school del North Carolina, tale Michael (Mike) Senatore concorreva facendo sfoggio di questa sua "eccezionale" abilità.
Questo è il video originale guardando il quale potrete apprezzare la musica appropriata, l'entrata scenografica, il tifo ed ovviamente, appena realizzata l'impresa", l'esplosione di gioia dei suoi amici ... e fin qui sana goliardia.

"Purtroppo" i tanti video della "incredibile" prova sono prontamente finiti online e fra youtube e facebook in brevissimo tempo sono diventati virali dando inizio alla mania del bottle flipping.
A metà ottobre 15 se ne è occupato come problema sociale perfino il New York Times, in quanto insegnanti, genitori e semplici frequentatori di luoghi pubblici hanno cominciato a protestare per i continui “stump” che portano diritti al manicomio. 
Immaginate 3 o 4 ragazzini, ognuno con la sua bottiglietta, che giocano per ore intere ... sicuramente possono effettuare 15-20 lanci al minuto!
In rete già si trovano i flipping più incredibili, fake o estremamente fortunati, tutorial, lezioni, spiegazioni e via discorrendo.
Volete provare? 
Procuratevi una bottiglia di plastica, riducete il contenuto (fra un terzo e metà), richiudetela bene e cominciate a dar fastidio a chi vi sta attorno lanciandola, facendola roteare, volteggiare e continuate a provare finché non abbiate raggiunto la perfezione a meno che prima di allora qualcuno non vi abbia malmenato ...
Dopo “approfonditi” studi è stato stabilito che una bottiglietta riempita per 1/3 della sua capacità facilita l’operazione, ma anche la forma è importante. 
Le migliori sono quelle “a clessidra”, cioè con una strozzatura al centro, in quanto trattengono il liquido nella parte inferiore del contenitore favorendo l’atterraggio con il fondo.
Qui a sinistra ci sono i risultati dello studio scientifico effettuato da tale Nathaniel Stern, "assistant professor" di fisica e astronomia presso la Northwestern University (Illinois, USA).


Sconsiglio vivamente l'uso di bottiglie di vetro ...  :-) 

sabato 24 dicembre 2016

Bufale online: malafede o semplice ignoranza e sciatteria?

Dal grande al piccolo tutto il mondo è paese.

Avrete forse letto della disavventura di Ivanka Trump ...
Non voglio assolutamente entrare nel merito di chi abbia torto e chi ragione, né su come si siano svolti realmente i fatti, ma solo portare l’attenzione sull'evidente discrepanza fra titolo e contenuto delle poche righe connesse.
Leggete il titolo e poi la parte sottolineata in rosso verso il fondo del trafiletto. 
Si tratta di una stessa persona che ha le idee molto confuse o di un titolista che non legge il pezzo e scrive due righe a casaccio?
Da queste contraddizioni conseguono le inutili e infinite polemiche fra persone che, oltre ad essere spesso prevenute, commentano avendo letto solo il titolo e sono "insultate" da quelle che hanno letto anche il resto ...  
Venendo al piccolo, ieri ha attirato la mia attenzione questo titolo apparso su un giornale locale online.
Conoscendo Sorrento come località turistica e tranquilla sono andato a leggere il pezzo e ho scoperto che si trattava della solita bufala per attirare l’attenzione o per denigrare Sorrento (scegliete voi o fate altre ipotesi). Infatti nel testo si contraddice assolutamente quanto annunciato nel titolo. 
Nel caso non conosceste la geografia della provincia di Napoli, faccio presente che Torre del Greco si trova sul litorale vesuviano a 15km da Napoli e 40 da Sorrento e, volendo riferirsi ai tempi di percorrenza della linea della Circumvesuviana, la stazione di via del Monte (Torre del Greco) si trova a 25 minuti da Napoli e 43 da SorrentoInfine i ladri (due e non una “baby gang”) sono saliti e scesi dal treno in quella stazione, quindi non avevano niente a che vedere con Sorrento. 
E allora cosa rimane? Le turiste erano partite da Sorrento! E come logica vuole (ma solo quella perversa del titolista di turno) il crimine è da ubicare a Sorrento e (sottinteso) si incolpa qualche sorrentino. Con questo criterio, a sua discrezione avrebbe anche potuto indicare Castellammare di Stabia o Pompei (fra Sorrento e Torre) o Ercolano o Portici (verso Napoli), tutte più vicine di Sorrento!
Essendo così creativi a avendo tutta questa fantasia perché non si mettono ascrivere fiction invece di diffondere notizie fasulle e fuorvianti?

Chiudo con una esperienza personale. Una dozzina di anni fa, andando ad Amalfi con amici e colleghi di lavoro, caddero alcune pietre sul minivan nel quale viaggiavamo, danneggiando la carrozzeria e rompendo un finestrino. Il giorno dopo su un quotidiano di Salerno venne riportata la notizia con il pulmino ingrandito, maggior numero di passeggeri che nel frattempo erano diventati turisti americani e nome del guidatore errato (ma non il cognome e la ditta) il quale, secondo il “giornalista”, era rimasto ferito, cosa assolutamente non vera in quanto l’unico “danno fisico” lo subii io con un taglietto sul dorso della mano causato da una scheggia di vetro ...
E voi, vi fidate di quanto riportato dai giornali?