mercoledì 21 febbraio 2018

L’ultimo film di Igmar Bergman, gli svedesi e i registi crudeli


70 Fanny & Alexander (Ingmar Bergman)
tit. or. Fanny och Alexander” (Sve, 1982)
con Bertil Guve, Pernilla Allwin, Kristina Adolphson
4 Oscar (Miglior film non in lingua inglese, fotografia, scenografia, costumi) e 2 Nomination (regia e sceneggiatura)
IMDb  8,1  RT 100%

Ultima regia di Ingmar Bergman, ancora una volta su una sua sceneggiatura originale, ancora una volta con Sven Nykvist come direttore della fotografia. In questo caso non sono tanti i “soliti” attori del circolo di Bergman, ma c’è da segnalare l’ultima apparizione del sempre eccellente Gunnar Björnstrand, seppur in una parte molto secondaria.
Film insolito per Bergman, quasi un gran finale, con un budget spropositato per l’epoca (6 milioni di dollari) e un cast di centinaia di persone, agli antipodi dei suoi tanti film con solo 3 o 4 personaggi principali e poche comparse. Lo si potrebbe quasi vedere come un film corale, viste le varie decine di persone che compongono la famiglia Ekdahl, alla quale si aggiungono numerose cameriere e cuoche, il personale del teatro (attori e tecnici) e altri aggregati come il vescovo e l’usuraio ebreo Isak Jacobi (Erland Josephson), amante della matriarca.
Fanny & Alexander, che pur ha ottenuto ottime recensioni e ben 4 Oscar (Miglior film non in lingua inglese, fotografia, scenografia, costumi e altre 2 Nomination per regia e sceneggiatura), mi è sembrato soffrire della “indecisione” della produzione. Chiarisco: la versione cinematografica, già di per sé abbastanza lunga con le sue 3h08’, è una riduzione di quella integrale (director’s cut) di ben 5h12’, passata in televisione come mini-serie in due puntate. Non tutto quello pensato per il cinema va bene in televisione ed una sceneggiatura nata con l’obiettivo di una serie televisiva (al di là del formato) non può essere ridotta del 40% senza perdere qualcosa. Di conseguenza, nella versione cinematografica (quella che ho guardato) sembra che talvolta Bergman si dilunghi troppo su certi avvenimenti, per poi saltare di punto in bianco da una situazione all’altra a distanza di vari mesi. Tuttavia la lunghezza e il gran numero di personaggi forniscono la possibilità di raccontare tante storie di tipo assolutamente diverso, dalle scene quasi da commedia a quelle inquietanti nella spoglia casa/”prigione” del perfido vescovo Edvard Vergerus (Jan Malmsjö) che mi ha fatto tanto pensare a Robert Mitchum nel capolavoro che è The Night of the Hunter (1955, di Charles Laughton, tit. it. La morte corre sul fiume).
   
Altro argomento interessante è quello dei colori predominanti nelle scene che si svolgono nell’enorme magione della famiglia Ekdahl. Si inizia con il rosso (giustificato dal fatto che è Natale), poi si passa al nero per un lutto e si finisce con la festa per le due neonate per la quale vestono tutti in bianco. (vedi foto)
      
In varie situazioni sono le stanze e gli arredi e non gli abiti a fornire i colori preponderanti, di nuovo con tutta la gamma di rossi a casa Ekdahl (ricorda molto le scene di Sussurri e grida, 1973) tanto da far impallidire il buon Pedro Almodóvar e del grigiore assoluto della casa del vescovo.
   
Resta senz’altro un buon film e le altalenanti vicende di ogni genere fanno “pesare” le oltre tre ore di Fanny & Alexander meno dell’ora e mezza o 1h40’ di altri film di Bergman, esclusivamente drammatici e claustrofobici.

Avendo concluso questo blocco di 7 film del regista svedese, che si vanno ad aggiungere ad un’altra decina di sue pellicole già viste, al di là del giudizio generale che sto ancora elaborando, mi viene spontaneo chiedermi: gli svedesi nel corso dei secoli e nei vari ambiti sociali sono veramente come la media di personaggi proposti da Bergman, o è lui che tratta solo sceneggiature piene di persone che, a dispetto di un’apparente libertà di pensiero e di comportamento, soffre di gelosie, medita vendette, tradisce senza il minimo rimorso, non trova vere ragioni di vita, non ha precise credenze religiose, attraversa lunghi periodi di depressione, e via discorrendo?
Si sa che lui stesso, a seguito dei problemi con il fisco, fu ricoverato per oltre tre mesi in una clinica psichiatrica per depressione e da più parti ho letto che sul set quasi martirizzava attori e tecnici, facendoli a lavorare per ore infinite, talvolta al freddo ... ma della “crudeltà” dei registi si parla spesso (e pare che ciò che si dice sia vero) e ce ne sono tanti che in quanto a questo hanno pessima fama, perfino fra i più famosi, come Kubrick, Hitchcock, Kurosawa, Polanski, Herzog, Coppola, ...

mercoledì 14 febbraio 2018

Fightin' Texas Aggie Marching Band

A chi si è lasciato ingannare dai titoli a pompa ed ha guardato qualche deludente video delle “fantastiche” (assolutamente nella norma) cheerleader coreane alle Olimpiadi invernali, suggerisco di ri-farsi gli occhi con una esibizione della Fightin' Texas Aggie Band, nell’intervallo di una partita di football americano. (guardate il video in basso full screen, è in HD)
Fondata nel 1894, è la più grande marching band al mondo, composta dagli allievi (di ambo i sessi) della scuola militare Corps of Cadets, ed è la banda ufficiale della Texas A&M University. Per questo motivo si esibisce in occasione di tutte le partite casalinghe della squadra di football e talvolta anche in quelle in trasferta, oltre che in tante altre parate militari.
Oltre alla marcia in perfetta sincronia, è da notare la disposizione degli strumenti che contribuiscono a creare schemi e motivi geometrici. Solo seguendo con lo sguardo grancasse, bassotuba e tromboni si riesce a capire (ma non sempre) chi si muove, chi sta fermo e chi piroetta, ma ci sono anche tante trombe e tamburi che si notano di meno (si vedono bene nella foto di apertura).
Per realizzare le complicate e incredibili manovre fatte di intrecci, incroci, conversioni, inversioni, composizioni di figure geometriche e “grovigli” di vario genere, i membri della banda si esercitano fino a 40 ore alla settimana oltre a seguire tutti gli altri studi accademici. Un plauso particolare dovrebbe andare ai vari “coreografi” (probabilmente tanti diversi nel corso degli anni) che hanno ideato le routine che compongono questa esibizione di circa 7 minuti.
Essendo già difficile realizzare queste coreografie con le mani libere, pensate a farle marciando a tempo, suonando e incrociandosi con gli altri senza urtarsi pur dovendo gestire strumenti abbastanza ingombranti. (ingrandite ed analizzate la foto in basso ...) 

Godetevi lo spettacolo! 

domenica 11 febbraio 2018

Talvolta è un sacrilegio non mangiare con le mani ...

... nonostante il Galateo lo proibisca.
Dalle mie parti si diceva: “pollo, pizza e pane se magnano cu ‘e mmane”. Al di là dell’ovvio pane, della pizza (per me ognuno fa come vuole, la sostanza non cambia molto e comunque non si spreca niente) e del pollo del quale, a meno che non sia veramente ruspante, la carne si può staccare dall’osso facilmente (per quelli di batteria basta guardarli ... e se i pezzi sono in una minestra o in brodo si trovano già ossa e carne che navigano separatamente), ci sono dei tagli di carne per i quali non ci si può astenere dall'usare le mani a meno che non si sia tanto insulsi da lasciarne una parte, spesso la migliore! Chi usa sempre e solo forchetta e coltello non sa cosa si perde, ci sono alcuni cibi che necessariamente devono essere mangiati (spesso spolpati) aiutandosi con le mani. 
E ciò non vale solo per le tracchiolelle, costine o puntine che dir si voglia (foto d'apertura), per l'osso delle costolette di maiale (al sud, quelle che  al centro nord chiamano braciole, ma per noi meridionali le braciole sono involtini come quelli della foto a sx, di carne di manzo o di vitello, oppure di cotica in Campania o di cavallo in Puglia) ma anche e soprattutto per coniglio, capretto, agnello e capra ... e c’è poco da aggiungere o spiegare.
In quanto al pesce quello fritto spesso è meglio mangiarlo con le mani che combattere inutilmente con forchetta e coltello (che non dovrebbe mai essere usato). Un esempio classico sono le aguglie fritte che, dopo aver sfilato il becco dalla parte caudale, dovrebbero essere tenute per le estremità mentre con la bocca si staccano i filetti prima da un lato e poi dall’altro (foto sotto a sx). Ma anche alici, sardine, o i chicharros canari (alias carapaus portoghesi), petinga, jaquezinhos, gueldes, o le nostrane fragaglie e fritture di paranza non meritano l'affronto del metallo.
   
In quanto alle verdure, perfino il Galateo consente di usare le mani, ma solo per il pinzimonio ... e i carciofi ripieni (mammarelle 'mbuttunate, foto sopra a dx) come si dovrebbero mangiare secondo questi geni? O ci dovremmo rinunciare?
Per mia fortuna e “saggezza” bazzico nei mercati, mangio cibo da strada (che ora è stato sdoganato come street food, similmente alle classiche fritture che vengono proposte come tempura, che ridicolaggine!) e frequento quasi esclusivamente trattorie, osterie, bettole e simili, dove chi mangia i suddetti cibi con le mani viene visto come un intenditore ed è sempre il benvenuto. Ricordo che una volta fui addirittura “sgridato” per non aver ben succhiato il midollo da un osso di capra ... ovviamente a Casa Tata a Punta Brava.
In chiusura, aggiungo questa foto che mostra come dovrebbe essere piegata una vera pizza (non quelle reclamizzate come “croccanti” o spesse come una focaccia) da mangiare per strada, vale a dire a libretto, in quattro.

mercoledì 7 febbraio 2018

“Non ti preoccupare della trave nel tuo occhio, fai notare le pagliuzze negli occhi degli altri!”

Antico detto dei sudditi dell’Impero Britannico che, ovviamente, si sono sentiti in dovere di cambiare l’originale della Bibbia: "Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?" (Luca 6,41)

E’ dai tempi in cui un altro “giornalista” inglese (Jamie Oliver) fornì la ricetta della paella con chorizo che non c’era stato simile sollevamento popolare in difesa della vera identità spagnola. Stavolta si tratta dell’improvvido Chris Haslam, caporedattore della sezione viaggi del quotidiano The Times, il quale con il suo articolo “How to be Spanish” è diventato (probabilmente involontariamente) una stella del web scatenando commenti, ripicche e prese in giro a più non posso su tutti i social.
La maggior parte dei lettori l’hanno visto come una ridicola, se non offensiva, raccolta di cliché assolutamente fuori dal tempo. Dice che gli spagnoli praticano il turpiloquio e giustamente (ahah) si sente spesso joder e coño, ma nessuno ha mai sentito dire fuck (e varianti) a un inglese! Essendo un grande enologo - come quasi tutti gli inglesi - accusa gli spagnoli di bere il vino rosso freddo (provate a berlo a temperatura ambiente in un’estate andalusa ... a 40° e oltre). Consiglia una giusta abbronzatura per confondersi con i locali (che secondo lui passano le ore stesi al sole a non far niente) ... ma non sono gli inglesi che arrivano bianco latte e dopo un paio di giorni di lettino sono rosso peperone o arancione aragosta? Gli spagnoli sono morenitos originali e nelle ore più assolate stanno (saggiamente) a fare la siesta ... all’ombra.
   
Il problema della mancata ironia del pezzo di Haslam è che, come sottolinea il suo compatriota e collega Simon Hunter (da 18 anni in Spagna), si dà la zappa sui piedi, essendo artefice di clamorosi autogol a iniziare dall’imperdonabile affermazione: “Forget Anglo-Saxon notions of politeness, discretion and decorum.” (dimenticate le nozioni di educazione, discrezione e decoro anglo-sassoni). In merito a ciò Hunter gli chiede se sia mai stato a Magaluf (Maiorca, Baleari) in alta stagione, se hai mai cercato video di “balconing” e/o “mamading” (non approfondite il secondo termine se siete pudichi ...), attività conseguenti ai loro indecenti modi di bere e alla loro “educazione, discrezione e decoro” .... 
Al lato, manifestazione a Barcellona contro il turismo de borrachera (turismo alcolico, letteralmente "di ubriacatura", nel quale gli inglesi eccellono)
Qualcuno si è anche sentito in dovere di sottolineare la “cultura” degli inglesi (che a loro discolpa possono dire di discendere da popolazioni barbare), i quali rappresentano ben lo 0,35% dei visitatori del Prado (il museo più importante di Madrid) contro il 9,71 degli italiani e il 5,30 dei francesi.
Si deve tuttavia onestamente riconoscere che Haslam, messo alle strette e di fronte alle evidenze, ha scritto un ulteriore articolo scusandosi e dicendo che il suo humor (tutto britannico) era stato frainteso ...
Si potrebbe continuare, fra botte e risposte, fra il serio e il faceto, fra atteggiamenti pericolosi o assolutamente innocui, con l’accusa di mangiare a colazione pane e sobrasada (ottima) dimenticando che l’English Breakfast include uova fritte, salsicce, pudding, pancetta, fagioli e altro, di avere la mania di mangiare tutto ciò che c’è nel piatto (che male c’è?) cosa che Haslam giustifica con il fatto che in Spagna si pativa la fame (???), di abbracciare e baciare altri clienti in un bar e, se donna, la necessità di avere un ventaglio!
   
In qualunque (in)civiltà ci sono buoni e cattivi, nessuno si può atteggiare a maestro di vita ... e specialmente gli inglesi!

giovedì 1 febbraio 2018

burro vs olio - gastronomia internazionale al cinema

Ieri, costretto in casa da forti ed imprevedibili acquazzoni intermittenti, mi sono intrattenuto a guardare due film gastronomici di taglio molto, molto diverso. Ho cominciato con Politiki kouzina (Tassos Boulmetis, Gre, 2003, tit. it. “Un tocco di zenzero” tit. int. “A Touch of Spice”) e ho continuato con il ben più conosciuto Julie & Julia (Nora Ephron, USA, 2009).
Il primo esalta la cucina turca e quella greca, mentre il secondo narra la vera storia della donna che ha introdotto la cucina francese nelle case americane: Julia Child


I film confermano la divisione dell'Europa nell'Atlante degli Stereotipi creato dall'artista bulgaro Yanko Tsvetkov, il quale propone 20 modi diversi di farlo. Al di là del valore dei film, in quello greco, la sola vista della colorata varietà di pietanze dal chiaro aspetto mediterraneo mi ha provocato un improvviso aumento della secrezione salivare (= acquolina in bocca) e alla visione dell'interno del negozio di spezie potevo immaginare la miscela di odori. Al contrario, la quantità esagerata di burro utilizzata dalla Child era per me quasi disgustosa e mi chiudeva lo stomaco all'istante. Per dare un’idea della “mitizzazione” del burro da parte della scrittrice-chef riporto un paio di sue famose frasi: "con sufficiente burro, qualunque cosa è buona!" e "se temete il burro, usate la panna" (bel consiglio!).
  
Da quando sono amministratore unico della mia dispensa (vari decenni), in cucina non sono mai entrati né burro né panna! Solo olio di oliva e, a volte, sugna (strutto) ... questo sì! Alla fantasiosa e arguta Child devo comunque riconoscere il merito di altri frasi "storiche" che condivido in pieno:
  • è difficile immaginare una civiltà senza cipolle
  • buona cucina non significa cucina elaborata
  • a una certa età non si dovrebbe sprecare il tempo bevendo vino cattivo

Pur concedendo che delle buone ricette possano includere il burro, non capisco come si possa basare un'intera cucina (come quella francese, ma gli altri paesi mitteleuropei non sono molto diversi, solo meno creativi) sul burro, che spesso sovrasta altri sapori, specialmente se chi cucina non è esperto. 
Tempo fa scrissi un post in merito ad una ipotetica "sfida" fra tapas e dim sum ma se volessi aggiungere come terzo contendente le meze (antipasti misti, tradizionali delle cucine del mediterraneo orientale come quella greca, turca, libanese, cipriota, ...) non ci sarebbe assolutamente storia. 
 
Sento sempre più l'impellenza di tornare nel vicino Oriente!

giovedì 25 gennaio 2018

Ma la mamma non ti ha detto niente?

Post sull'ipocrisia
Ormai si sa che uno degli argomenti più dibattuti in questi ultimi mesi è quello delle molestie sessuali, da quelle lievi agli stupri e femminicidi. Salvando (ma punendo) i colpevoli di  quelle "minime", per quanto mi riguarda, tutti gli altri possono essere impalati, evirati, scorticati vivi, squartati a mezzo di tiro di buoi o qualunque altro supplizio vi venga in mente. Ciò premesso, vengo al motivo di questo post, l’ipocrisia e lo spunto me lo ha fornito la molto discussa cena di beneficenza londinese "smascherata" dal Financial Times
Per chi si fosse perso la notizia, riassumo che già da un paio di giorni sulla stampa inglese, e da ieri reperibile quasi ovunque, si parla dell’annuale Presidents Club Charity Dinner al quale vengono invitati imprenditori, miliardari, politici, star dello spettacolo ecc. che, con un metodo simile ad un'asta, nell’occasione comprano "servizi" a prezzi esorbitanti sapendo che il ricavato "ufficialmente" è destinato in beneficenza per gli ospedali pediatrici.
Due inviate del FT si sono infiltrate fra le 130 hostess che per essere ingaggiate (per 150£ +25 per il taxi = 175£) dovevano essere "alte, magre e carine" (la cosa puzza). La cena era annunciata rigorosamente per "soli uomini" (mmmhhh, come mai?). Alle ragazze veniva imposto un dress code: camicia nera attillata, minigonna cortissima e tacchi a spillo, tutto nero, compresa biancheria intima ... (i sospetti aumentano). Prima di accedere alla sala, le ragazze erano "obbligate" a firmare un "contratto" ma, badate bene, senza poterlo leggere e senza riceverne una copia ... forse c'è qualcosa che non va ... e avvisate che i loro cellulari (presumibilmente tutti con fotocamera) sarebbero stati temporaneamente sequestrati ... cosa si celerà mai dietro tutto ciò?
Le due "inviate/infiltrate" hanno descritto ciò che era immaginabile: degli oltre 350 invitati, qualcuno ha messo le mani addosso alle ragazze, qualcuno le ha invitate a un "dopocena" in una stanza del prestigioso Dorchester Hotel che ospitava l'evento, uno (a quanto scrivono) ha invitato una delle due a liberarsi della biancheria intima e danzare sul suo tavolo, uno addirittura ha aperto la patta dei pantaloni mostrando il “contenuto” ...
Il Financial Times ha fatto il suo scoop, ma l’articolo solleva anche molte legittime domande.
Molti dei partecipanti hanno dichiarato di non essersi accorti di niente, il che è anche plausibile in quanto voglio credere che non tutti siano come i suddescritti “galantuomini”. Caroline Dandridge, la fondatrice dell’agenzia Artista che si è occupata di procurare le hostess, ha detto di non saperne niente e che le ragazze erano state avvertite che qualcuno avrebbe potuto fare avances  e che, nel caso, avrebbero dovuto immediatamente avvisare i loro superiori in sala i quali tuttavia, almeno a quanto scrive il FT, si davano da fare per spingere le ragazze ad essere “gentili e socievoli”.
Rimanendo nel campo della pura logica, c’è qualcuno che onestamente pensa che:
  • fra i partecipanti ci possa essere stato almeno uno che non avesse denaro e/o potere sufficiente per godere delle attenzioni di vere “professioniste?
  • nessuna delle 130 hostess sospettava o immaginava cosa potesse succedere? (oltretutto pare che alcune abbiano candidamente dichiarato che speravano in un lavoro o in “un’amicizia” - mantenuta con regali - con qualcuno dei riccastri)
  • nessuna delle suddette abbia pensato di andarsene, casomai fingendo un malore?

Questa è ipocrisia pura, e non si può parlare di molestie sessuali
Le ragazze sapevano esattamente cosa andavano a fare ed erano liberissime di farlo o meno, ma non possono essere poi presentate come ingenue santarelline, vittime innocenti!
Gli organizzatori della cena avevano richiesto a Caroline Dandridge di procurare 130 ragazze, giovani e bellocce, per il party. Queste avevano accettato di buon grado o per le 175 sterline ufficiali o sperando in qualcosa di più (incontri e/o regali, anche se era espressamente vietato accettare mance).
Stavolta direi proprio che il maschilismo non c’entra ... la parte dei presenti “porcelloni” è stata forse truffata, le brave persone ingenuamente si sono fatte trovare in mezzo a loro e, visto che è stata pubblicata la lista completa dei nomi e delle attività dei convenuti, sono stati ridicolizzati in blocco, qualche giornale ha parlato di “baccanale” giusto per invitare a leggere l’articolo ma come spesso accade i giornalisti esagerano e non conoscono il vero senso delle parola, le ragazze - adulte e vaccinate che non possono poi atteggiarsi a educande - dovrebbero essere bollate come complici conniventi della maitresse e qualcuna dovrà anche spiegare alla famiglia o al fidanzato (che l’agenzia Artista consigliava di tenere all’oscuro della cena) cosa sia andata a fare e cosa sia realmente successo.
Oso dire che la peggiore di tutti è quella buona donna di Caroline Dandridge, che qualcuno potrebbe vedere come colpevole di truffa, induzione alla prostituzione e coercizione in merito al modo nel quale ha fatto firmare i misteriosi contratti (non c’è nessuna autorità che la può costringere a mostrarli?) nei quali è facile immaginare che è stabilito, con una marea di cavilli giuridici, che le ragazze non possono citare per nessun motivo né l’agenzia, né nessuno degli invitati, non possono rivelare i loro nomi, né cosa sia successo nella sala del Dorchester Hotel.
Certo è che, comunque sia andata, pochi si azzarderanno ad affidarsi in futuro all’agenzia Artista, ma non vi preoccupate, la maîtresse la liquiderà, ne fonderà una nuova con un nuovo nome, avrà gli stessi clienti, chiamerà le stesse ragazze - che accoglieranno l’invito con piacere - e tutto continuerà come prima!
Sono state vere “molestie sessuali”? 
Sono sicuro che le vittime di vere molestie si stiano rivoltando nella tomba o siano oggi molto più arrabbiate del solito, se ancora vive.  
Voglio sperare che nei prossimi giorni non si faccia avanti, con incredibile sfrontatezza, qualche ragazza dicendo: “Non sapevo”, “Non credevo” o “Non immaginavo”, casomai aggiungendo una qualunque storia (peraltro non verificabile) pur di avere una temporanea notorietà sui giornali. Qualcuno dovrebbe ironicamente (anche se sul tema c’è poco da scherzare) rispondere: 
Ma quella sciagurata di tua madre non ti ha insegnato niente??

foto da internet, testo in rosso aggiunto da me
commenti e impressioni basati su quanto letto sui giornali online

Nuova mappa del Teide (3.718m) - free download

Questa ulteriore mappa della caldera del Teide, include la zona più ardua, panoramica e spettacolare grazie all'altitudine, non per questo escursionisticamente migliore delle altre, ma certamente molto più impegnativa ... assolutamente NON per tutti, a causa dei forti dislivelli e dell'altitudine. 
Sto parlando delle pendici del cono vulcanico (Pico del Teide, 3.718m) lungo le quali si inerpicano 4 itinerari:
7 - fra rotabile TF21 e Mirador de la Fortaleza (3530m, in mappa i 5,7 km superiori)
9 - fra rotabile TF38 e Mirador de Pico Viejo (3500m, in mappa i 4,9 km superiori)
23 - dal 3 Roques de García al 9 a est di Pico Viejo (incluso per intero, 5,2 km)
28 - da rotabile TF38 al 9 a est delle Narices del Teide  (in mappa i 4,6 km superiori)

A qualunque mirador si giunga, si deve poi andare alla Rambleta (3550m, nei pressi della stazione superiore del funivia, foto sopra) da dove si può raggiungere la vetta lungo il ripido percorso 10 Telesforo Bravo (pendenza media 26%), ma ricordate che per accedere a questo breve sentiero (650m ca) bisogna richiedere in anticipo apposito permesso al Parque, via internet.
Trattandosi di un area relativamente vasta, con pendenze più o meno costanti e pochi ed evidenti sentieri, in più parti ho scelto di delineare solo le isoipse maestre (100m) aggiungendo quelle con equidistanza 20 metri solo dove richiesto dalla morfologia del terreno.
Le pagine delle 4 mappe sono raggiungibili dalla pagina principale del Teide (nella quale è inserito un quadro d'unione interattivo) ed in ciascuna di esse sono elencati i percorsi inclusi per intero o in parte ed è possibile scaricare le relative mappe. 

El cuarto mapa del Parque Nacional del Teide (TeideWestá online. 
Como se trata de un amplia área con pendientes más o menos regulares y con pocos y evidentes itinerarios, en unas partes he elegido dibujar solo las curvas maestras (100m) añadiendo las de 20m solo donde requerido por la morfología del terreno.
En esta pagina hay un mapa interactivo, enlazado con las 4 paginas, cada una con su mapa y lista de los senderos que incluye. 

The fourth map of the Teide National Park (TeideW) is online.
As it covers a pretty vast area, with more or less constant gradients and just a few, and evident routes, in some parts I have chosen to draw just the index contours (100m) adding the 20m ones only when needed due to the particular morphology of the terrain.
You can access the pages of the 4 maps from the main one, where there is an interactive index. In each one of them there is the list of the itineraries represented (totally or partially) and the links to download the maps as .jpg or .gif

domenica 21 gennaio 2018

"Fiddler on the Roof", questo è un musical !!!

Fiddler on the roof” (Norman Jewison, USA, 1971)
tit. it. Il violinista sul tetto
con Topol, Norma Crane, Leonard Frey 

Vidi Il violinista sul tetto una quarantina di anni fa e mi piacque molto (pur essendo di un genere che, già allora, non rientrava fra i miei preferiti) e così, avendo trovato il dvd in biblioteca, ho deciso di guardarlo di nuovo e sono estremamente contento di averlo fatto.
Si tratta di un musical in costume adattato da uno spettacolo di enorme successo a Broadway (debutto nel 1964, oltre 3000 repliche consecutive, primato poi battuto da Grease), tratto dal libro Tevye il lattivendolo ed altre storie, di Sholem Aleichem
Il finale più o meno tragico della versione teatrale è stato “addolcito” in quella cinematografica.

Le vicende si svolgono in un villaggio rurale russo di inizio '900 con una consistente comunità ebrea, fra pogrom e primi moti rivoluzionari . Il protagonista è il lattivendolo Tevye che tenta di vivere nel migliore dei modi rispettando religione e tradizioni, sopportando i continui rimproveri della moglie e pensando ai matrimoni delle figlie.
   
Ottima riproposizione di mestieri e utensili, costumi e arredi, feste, matrimoni combinati e imposizioni religiose, con i protagonisti che parlano e discutono utilizzando quasi esclusivamente massime, proverbi e citazioni bibliche (spesso errate).  Le conversazioni (soliloqui conditi da “devote” recriminazioni) del povero Tevye con Dio e le sue valutazioni che analizzano vari punti di vista introdotti da un ricorrente "on the other hand" sono umoristiche e di sapore antico, a sempre dominate dal buonsenso. L'anzianissimo rabbino interpellato in quasi qualunque occasione per avere una sua interpretazione delle Sacre Scritture, il libraio con le sue notizie lette sul giornale, il ricco macellaio, l'intrigante sensale di matrimoni, gli ultraortodossi, sono tutti dipinti in modo garbatamente caricaturale.
I brani musicali spaziano da assolo di violino, ovviamente, come per i titoli d'apertura (in effetti dopo una decina di minuti dall’inizio, video qui sopra) a musiche tradizionali e non con forti caratterizzazioni yiddish, russe e del vicino oriente e ciò vale anche per alcune coreografie di gruppo come dei seguenti due video.
La prima (video sopra) si svolge nella taverna dopo la conclusione di un accordo di matrimonio, sono presenti sia russi che ebrei e si assiste a una quasi sfida (amichevole) canora e di danza fra i due gruppi. 
La seconda, qui in basso, è relativa alla festa del matrimonio stesso e nella seconda parte (non ve la perdete) i ballerini si esibiscono nella danza della bottiglia. Notate la corda tesa nel centro dello spazio aperto, a separare la zona maschile da quella riservata alle donne.
La colonna sonora del film è stata adattata da John Williams che, con la sua cinquantina di nomination, è secondo solo a Walt Disney in questa particolare classifica ed in questa occasione conquistò il suo primo Oscar al quale seguirono poi quelli per Lo squaloGuerre stellariE.T. e Schindler List.
Subito dopo questo film, Norman Jewison avrebbe diretto l’altro suo famosissimo musical Jesus Christ Superstar (1973).
Fra gli interpreti secondari,si ritrovano Paul Michael Glaser divenuto poi famoso con la serie televisiva Starsky and Hutch nel ruolo del detective Dave Starsky e un giovanissimo Ray Lovelock (quando il suo nome era ancora Raymond).
IMDb  8,0  RT 82%
3 Oscar (fotografia, sonoro, adattamento musicale) e altre 5 Nomination per miglior film,regia, scenografia, Topol protagonista, Leonard Frey non protagonista.

venerdì 19 gennaio 2018

Commenti relativi agli “Escursionisti della domenica”

Avendo ricevuto commenti “tardivi” al post Escursionisti della domenica che biasimano altri per i propri errori (non che ci sia niente di male, ma gli oltre 500 utenti che aveva già letto il post se li sono  persi), ne propongo le frasi salienti aggiungendo qualche commento e chi li vorrà leggere integralmente li trova ancora in calce all’originale.
Purtroppo mi dovrò riferire all’”Anomimo” delle xxx e delle xxx visto che i commenti più insulsi arrivano quasi sempre da utenti rigorosamente anonimi e  ciò potrebbe far presupporre che almeno un po’ si vergognano ... ma continuo a non comprendere qual è il loro “problema” se esprimono, civilmente e argomentando come in questi casi, un dissenso o un proprio punto di vista. Ciò comporta che non si possa neanche sapere se si tratti sempre dello stesso “Anonimo” o siano diversi. Costa tanto (pur mantenendo l’anonimato) concludere il commento con un nome, seppur di fantasia? Il primo commento, per esempio, compare come Anonimo ma è firmato.
In sostanza, secondo me è impensabile segnare tutti i sentieri e, oltretutto, la gente si perde anche sulle stradine pavimentate. La manutenzione è tutt'altro argomento, e non sempre è un problema se si tratta di "sentieri" che dovrebbero rimanere “naturali”, senza scalini "inventati" e spesso mal costruiti, cemento, ringhiere e passamano, questi ultimi nella maggior parte dei casi inutili, se non pericolosi per conferire una falsa sicurezza.
Il CAI si assume l'impegno di segnare esclusivamente i percorsi individuati dalle sue varie sezioni locali. In particolare, gli itinerari dei Monti Lattari sono tutti ben descritti sul loro sito www.caimontilattari.it  dal quale sono gratuitamente scaricabili descrizioni, tracce gps e mappe, anche se queste non sempre sono sufficienti.
Soprattutto nei casi nei quali i sentieri attraversino proprietà private (Monte Comune, Marecoccola, Spina - Recommone, ...) le Amministrazioni come Comuni e Regione non possono  intervenire in quanto aree non pubbliche.
Parallelo: se uno che non sa nuotare si tuffa in mare (casomai molto mosso e da una spiaggia isolata) e si trova in difficoltà, non penso che possa lamentarsi della mancanza della "bandiera rossa".
Un minimo, ma molto minimo, di buonsenso suggerirebbe di frequentare spiagge sorvegliate e tuffarsi solo con il mare calmo. 

Si deve proprio spiegare tutto e mettere in guardia i cittadini di qualunque possibile eventualità? 
  
Anonimo18 gennaio 2018 09:26:00 CET
Ciao G...mi piace questa tua risposta a questo signore "confuso"...
...certo non è facile spiegare che così muovendosi... "è da incompetenti..!!!".
Saluto, MatteoFREE

Anonimo19 gennaio 2018 10:53:00 CET
il problema di queste zone è che la segnaletica (verticale soprattutto)scarseggia ed è facile confondersi, quante volte abbiamo sentito di escursionisti stranieri e non che si sono persi

Giovanni Visetti19 gennaio 2018 11:05:00 CET
Il problema della segnaletica carente è vecchio e ben noto, ma non giustifica errori marchiani come quello di DAMEN.
Oltretutto, chi non è in grado di andare in giro da solo in sicurezza (con ausilio di mappe che deve saper leggere eventualmente abbinate a gps se le tracce provengono da fonte affidabile e le sa interpretare) si "deve" aggregare a qualche gruppo o far accompagnare da qualcuno capace.

Anonimo18 gennaio 2018 09:26:00 CET
Ciao G...mi piace questa tua risposta a questo signore "confuso"...
...certo non è facile spiegare che così muovendosi... "è da incompetenti..!!!". Saluto, MatteoFREE

Anonimo19 gennaio 2018 11:32:00 CET
io la penso diversamente nel senso che al di là del caso specifico di damen (che è evidente si riferisse all'altro sentiero e non all'alta via), chiunque dev'essere messo in grado se volesse di poter fare un'escursione sui monti lattari anche dei semplici ragazzini non provvisti di mappe e quant'altro. per cui chi di dovere (comuni regione associazioni private) ...

Giovanni Visetti19 gennaio 2018 11:44:00 CET
... "anche dei semplici ragazzini non provvisti di mappe e quant'altro" ... NESSUNO dovrebbe andare in giro in luoghi che non conosce senza una mappa o una guida.
Quando vi deciderete a prendervi le vostre responsabilità e smetterete di pretendere servizi assolutamente non dovuti?

Anonimo19 gennaio 2018 12:13:00 CET
... la montagna è di tutti e non dev'essere preclusa la possibilità di fruirne a nessuno....
... dev'essere messo in condizioni di farlo da parte di chi è preposto alla manutenzione dei sentieri, ...

Giovanni Visetti19 gennaio 2018 14:29:00 CET
Se si segnassero tutti i sentieri in bianco/rosso (segnavia del CAI, che ha scelto un certo numero di percorsi, forse già più del necessario), come si farà a sapere quale itinerario si sta seguendo??? = CAOS

mercoledì 17 gennaio 2018

Escursionisti della domenica che biasimano altri per i propri errori

Nello screenshot vedete il commento al mio video di presentazione del Sentiero delle Sirenuse e la mia relativa risposta. 

E questo è il video postato il 13 agosto 2013.
Per chi non conoscesse l'area, ecco anche la cartina nella quale è evidente l'interruzione fra i sentieri tratteggiati neri, in basso a destra fra i toponimi Pizzetiello e Punta Sant'Elia, mentre il tracciato pubblicizzato corre molto più in alto ed è evidenziato in rosso, con tratto più spesso. Il cancello al quale si riferisce damen (sarà un caso che tanti di questi che sollevano immotivate polemiche siano più o meno anonimi?) si trova alla fine del moncone orientale, quello che proviene da Belvedere (cfr. la seconda mappa).
Come tutti possono rendersi conto (tranne, sembra, damen)  il Sentiero delle Sirenuse (percorso in senso antiorario) passa per Torca, Monticello e prosegue più o meno in quota fra i 330 e i 370m di altitudine. Per trovarsi di fronte al cancello l'escursionista della domenica deve scendere molto più in basso, fino a circa 100m s.l.m. lungo un tracciato dall'andamento ben diverso.

Se invece il nostro sprovveduto camminatore avesse voluto sperimentare il percorso procedendo in senso orario, da Colli di Fontanelle (comunque a valle del circuito delle Sirenuse), invece di scendere a sinistra, avrebbe dovuto salire a destra della statale lungo il vecchio tracciato che taglia i moderni tornanti ... ma per lui destra o sinistra e salita o discesa sembrano essere concetti vaghi e strettamente personali. 
Come è chiaro al resto del mondo, il Sentiero delle Sirenuse non passa per Belvedere (non si è reso conto di aver camminato su una rotabile asfaltata per 700m?) da dove inizia il sentiero con tanti scalini che scende verso Sant'Elia e dopo 1,7 km finalmente raggiunge il cancello. 
Qui in basso ecco la vecchia mappa relativa al Progetto Tolomeo nel quale il Sentiero Sant'Elia (E6) veniva proposto come un'andata e ritorno, e la la segnaletica indicava chiaramente che si suggeriva di limitare la passeggiata a poco più di un km (tratto evidenziato in giallo, fino al Pizzo 'e Cardillo, quasi a quota 150m) per evitare ulteriore dislivello. 

Ovviamente, per lui è tutta colpa del cartografo (che ha anche editato e postato il video) e le migliaia di altri escursionisti che in questi quasi 5 anni hanno percorso il Sentiero delle Sirenuse senza problemi e senza trovare cancelli sono stati fortunati a INDOVINARE il tracciato giusto per la Marecoccola e la pineta delle Tore.
Propongo di organizzare una colletta per comprare una sostanziosa quantità di sale e poi distribuirla (gratuitamente, ben inteso) a tutti quelli che vorrebbero scaricare sugli altri le proprie responsabilità, in modo che ognuno possa mettersene un poco nella zucca!