venerdì 15 settembre 2017

Peter Kubelka, cineasta MOLTO singolare e fuori dagli schemi

Pochi giorni fa mi è capitata fra le mani la locandina (a sx) di un evento cinematografico "storico" al quale presenziai quasi 40 anni fa, avente come protagonista Peter Kubelka, un vero artista (e filosofo) delle immagini su pellicola. 
In basso vedete il "cappello" del testo stampato sul verso del manifesto e le scansioni delle due colonne (ingrandibili) nelle quali erano raccolti brevi commenti di autorevoli firme del settore.
Come evidenziato, oltre alla proiezione di TUTTI i suoi film nella sala della Cineteca Altro di Napoli, in altra sede (Studio Morra) erano esposte a parete le pellicole (16mm) dei suoi lavori più brevi. Ciò fu possibile in quanto all'epoca la sua produzione era limitata a soli 6 corti per una durata complessiva di poco più di 50 minuti e quelli esposti assommavano a soli 9 minuti.
L'evento era impreziosito dalla presenza in sala di Kubelka che espose le sue idee (da artista di avanguardia) e conversò con noi del pubblico. Ricordo che rimasi colpito dalla sua visione essenziale del cinema come mezzo capace di fornire 24 informazioni visive al minuto e che il sonoro può (deve) essere scollegato dall'immagine. A questo proposito portò l'esempio di un telefono che squilla ... se si sente è inutile mostrarlo e, al contrario, se qualcuno va all'apparecchio e parla la suoneria è inutile. L'immagine o l'audio "risparmiato" potrà essere sostituito da altra informazione visiva o sonora, evitando inutili "doppioni". 
Spero di essere riuscito ad esporre il concetto in modo comprensibile.


   
A quelli che non avranno la pazienza di leggere i brevi articoli del manifesto, ricordo comunque che i suoi film a parete sono stati esposti nei più importanti musei del mondo, a cominciare dal MOMA di New York.
A lui si deve il progetto della sala cinematografica perfetta, completamente nera, nella quale ogni spettatore siede su poltrone nere ed è "chiuso" in una specie di box la cui pareti (nere) lo isolano dai suoi vicini. L'unica luce che può vedere è quella riflessa dallo schermo. Ovviamente non sono previste le odiose luci di emergenza, oggi troppo potenti e fastidiose (in nome della sicurezza ...) che, sommate ai display dei telefonini degli incivili che non riescono a tenerli spenti, spesso illuminano una sala moderna quasi a giorno.  
A seguire trovate i link a 4 dei 6 corti già terminati e mostrati all'epoca. Mancano il primo (Mosaik im Vertrauen, 1954-55, il suo saggio di diploma) e l'ultimo (Pause!, 1975-77) che tuttavia è reperibile in rete in due parti. 
Se aveste la curiosità e la pazienza di guardali, suggerisco di non dare giudizi affrettati, leggere qualcosa in merito, ed eventualmente guardarli di nuovo, con occhio e spirito diversi.







Successivamente, Kubelka ha prodotto solo altre due "opere" (Dichtung und Wahrheit, 2003, 13', e Antiphon, 2012, 6') portando la durata complessiva della sua filmografia a quasi un'ora!

mercoledì 13 settembre 2017

Mappa della Caldera del Teide (settore NE)

In previsione di un nuovo soggiorno tinerfeño (a Tenerife) e delle conseguenti ennesime escursioni nella caldera del Parque Nacional del Teide, fra lave, pomici, lapilli, sabbie e materiali vulcanici vari, aree punteggiate da radi cespugli o assolutamente desertiche limitate a nord dai boschi della Corona Forestal, ho deciso di abbozzare una nuova cartina della parte secondo me più interessante a varia dei 190 kmq del territorio di competenza del Parco, quella che vedete nella parte inferiore della foto satellitare (visione da NE).

Andando in giro con il mio solito spirito serendipitista, mi piace sapere sempre dove mi trovo (e non mi riferisco alle mere coordinate geografiche ormai fornite non solo dai gps ma anche da cellulari e da tanti altri dispositivi) in modo da poter cambiare programma in qualunque momento sapendo cosa c’è attorno a me, come possa passare rapidamente da un sentiero all’altro o - in caso di emergenza - raggiungere la strada nel minor tempo possibile, cosa troverò oltre le alture a vista, cosa mi posso aspettarmi di vedere seguendo una traccia, e via discorrendo. 
A prescindere dalle mie abitudini, sono fermamente convinto che chiunque si avventuri in un ambiente non familiare debba avere con sé una mappa dei luoghi, anche se non precisissima almeno realistica.

Per tutte le suddette ragioni, e prevedendo di effettuare più escursioni in quell'area, ho quindi deciso di riassumere le informazioni e dati importanti su carta creata ad hoc che, come al solito, condividerò con altri appassionati. Ho cercato di combinare al meglio essenzialità e precisione, dando la giusta importanza alle curve di livello, ma senza sovraccaricare il disegno di linee inutili. I sentieri li ho tracciati confrontando e interpolando dati tratti da carte esistenti con tracce GPS rilevate personalmente e scaricate dalla rete e, in alcuni casi, verificando il tutto con foto satellitari. Per i tratti meno acclivi dovrò certamente verificare in loco l’attendibilità delle isoipse ma, considerato che in linea di massima non ci sono ostacoli insormontabili, è un problema di minore importanza.
Al momento la mappa (estendibile in futuro) rappresenta quei 50 kmq della parte nordorientale del Parco che comprendono Portillo, Fortaleza, Montaña Blanca (foto in alto), Risco Verde, Arenas Negras (foto a sx), Huevos del Teide (in basso a sx) e Montaña Rajada (in basso a dx), includendo integralmente ben 11 sentieri segnalati e connessi fra loro in modo da formare una fitta rete di percorsi. Oltre a questi, che già da soli permettono la realizzazione di una marea di itinerari di lunghezza e impegno adattabili alle capacità di ciascuno, altri 5 sono rappresentati solo in parte in quanto, seppur connessi alla suddetta rete, terminano in località fuori carta. 
Gli 11 sentieri (indicati con la numerazione ufficiale del Parco) sono:
1 - la Fortaleza (5,3 km) (sullo sfondo nella foto sotto a sx, dal sent. 7) 
2 - Montaña de las Arenas Negras (7,9 km) (foto sopra)
6 - Montaña de los Tomillos (7,5 km)
14 - Alto de Guamaso (2,9 km)
22 Lomo Hurtado (5,0 km)
24 Portillo Alto (1,5 km)
25 Recibo Quemado (2,0 km)
27 Montaña Rajada (2,1 km)  (foto sotto a dx)
30 Los Valles (5,0 km)
33 Montaña Negra (3,1 km)
36 Alto de La Fortaleza (2,7 km)
       
I 5 sentieri rappresentati parzialmente sono:
4 - Siete Cañadas (6,2 di 16,3 km)
7 - de Montaña Blanca al Pico del Teide (5,5 di 8,3 km)
8 - El Filo (2,3 di 18,8 km)
29 - Degollada del Cedro (0,7 di 2,0 km)
37 - Cerrillar - Carnicería (0,4 di 2,7 km)

In attesa del momento in cui sarà pronta la versione "definitiva" (che non potrà mai essere tale in quanto ogni mappa è in continua evoluzione) i frequentatori abituali della Caldera e quelli che pensano di andarci anche una sola volta (per i camminatori che si trovano a Tenerife una escursione è praticamente d’obbligo) possono già cominciare a scaricare la bozza e salvarla sul proprio smartphone o strumento simile e anche stamparla in uno o più fogli a proprio piacimento. 

Questo sopra è solo uno stralcio della mappa sulla quale sto lavorando. La bozza completa è qui http://www.giovis.com/maps/TeideNE.gif, in formato GIF in alta definizione. 
Datele anche un semplice sguardo ma, se la scaricate così com'è, ricordate poi di scaricare anche i futuri aggiornamenti.
Coloro che notassero errori sostanziali o incongruenze, o volessero suggerire migliorie, sono invitati a contattarmi via email  giovis@giovis.com

lunedì 11 settembre 2017

Come rovinare un film di George A. Romero

In tanti hanno di recente ricordato Romero a seguito della sua morte (16 luglio u.s.) ed è in particolare a loro che mi rivolgo, in quanto immagino siano suoi estimatori. Dopo aver guardato ieri La notte dei morti viventi oggi pomeriggio, tenuto in casa dagli acquazzoni, è stato il turno di  Vampyr, indecente versione italiana di Martin (George A. Romero, USA, 1978), con John Amplas, Lincoln Maazel, Christine Forrest. 
  
Una di quelle operazioni commerciali (?) che trovo a dir poco scandalose e che mi fanno “imbestialire”, chiunque sia l’autore dell’originale.
Il film di Romero è stato accorciato di oltre 13 minuti (da 1:34:46 a 1:21:38), e passi, ma quel che è peggio è stato ri-montato in modo assolutamente difforme dalla “logica” successione di scene previste dal regista e sceneggiatore. Pensate che la scena di apertura di Martin è stata spostata al minuto 12 di Vampyr!  Addirittura hanno aggiunto una battuta chiaramente non originale in quanto il capotreno si rivolge al protagonista con un ridicolo “Buongiorno Martin!”. 
I flashback in bianco e nero sono ripetuti e sparpagliati, alcuni avvenimenti sono completamente saltati, la musica originale di Donald Rubinstein è stata sostituita con quella ossessiva dei nostrani Goblins, divenuti famosi un paio di anni prima per la colonna sonora di Profondo rosso di Dario ArgentoPerfino il poster italiano è assolutamente fuorviante in quanto non nel film non appare alcun pipistrello, né veri canini da vampiro.Purtroppo ho guardato il dvd italiano senza neanche sapere tutto ciò, mi ha subito meravigliato la durata ridotta rispetto a quanto indicato su IMDb, durante la visione molte scene mi sono sembrate non legate a dovere al contesto e alla narrazione e più di una volta ho visto qualche protagonista parlare (muoveva chiaramente le labbra rivolgendosi ad altri) ma non si sentiva una sola parola doppiata. 
   
Finito il film (che in questa versione prende quota solo nella seconda parte) mi sono subito precipitato a cercare notizie su IMDb ed altri siti affidabili. Per prima cosa ho letto la dettagliata synopsis e mi sono reso conto di quante situazioni fossero state eliminate e di come le rimanenti fossero riordinate in modo pressoché insulso.
Invito chi conosce solo la versione italiana Vampyr a guardare quella originale americana Martin, anche semplicemente su YouTube e sono certo che noterà immediatamente la differenza.
Venendo alla sostanza, anche in questo film, di 10 anni successivo al suo esordio con Night of Living Dead, Romero stravolge i luoghi comuni e gli stereotipi - praticamente li ridicolizza - e nel corso di tutto il film non chiarisce la vera essenza del giovane (?) Martin, il quale afferma di avere 84 anni. 
Il finale delle due versioni è in sostanza simile (non potevano cambiarlo) e consiste in una serie di colpi di scena, tendenti quasi alla black comedy più che all’horror.
Martin o Vampyr che sia merita certamente un’attenta visione in quanto la mano di Romero si fa notare, ripresa per ripresa. Ai più attenti suggerisco di guardarli entrambe e a breve distanza, e quindi trarre le proprie conclusioni.
Per me, comunque, l’unico e solo Vampyr resterà quello originale del maestro Carl Th. Dreyer, del 1932.

mercoledì 6 settembre 2017

da "Rain", film e short story, a Somerset Maugham e Graham Greene, a Joan Crawford e Bette Davis

Proposto da Public Domain Movies, Rain (di Lewis Milestone, USA, 1932, tit. it. “Pioggia”, con Joan CrawfordWalter Hustonmi ha subito incuriosito in quanto le poche righe di presentazione “Una prostituta si redime a Pago Pago grazie ad un duro missionario” mi hanno fatto tornare in mente una short story di Somerset Maugham (1874-1965) che mi era molto piaciuta. Approfondendo, ho appreso che il soggetto era proprio quello e, dopo aver visto il film, posso anche aggiungere che  si tratta di un felicissimo adattamento, cosa relativamente rara.
La storia, con pochissimi personaggi (praticamente due: il missionario-predicatore e la prostituta), è ristretta in spazi limitati e si sviluppa nei pochi giorni di una sosta forzata a Pago Pago (isola tropicale del Pacifico), sotto una continua pioggia battente. 
Bravissimi gli interpreti principali, in particolare Walter Huston che riesce ad apparire esattamente come descritto da Maugham: arrogante, aggressivo, presuntuoso e viscido. La falsa immagine di missionario non riesce a coprire la sua meschinità e malvagità. Uno di quei predicatori che vogliono “salvare” anche e soprattutto chi non vuole essere salvato e ai primi ostacoli passano alle minacce verbali e, in un certo senso, fisiche. Nel suo piccolo uno dei tanti che nei secoli passati ed ancora oggi predicano e seminano terrore e odio in nome di una religione.
   
Moltissimo ovviamente si deve al testo Somerset Maugham che penso sia lo scrittore che abbia fornito il maggior numero di soggetti per film e TV (150 in tutto), superando anche Graham Greene, un altro fra i miei scrittori preferiti (The Third Man, Our Man in Havana, Brighton Rock, The Quiet American, ...).
Anche Joan Crawford interpreta benissimo la sua parte e ciò non meraviglia essendo una di quelle poche brave attrici riuscite a passare dal muto al sonoro e a “resistere” negli anni pur non essendo di una bellezza folgorante, ma solo perché sapeva recitare. A sua detta, il punto di svolta fu l’interpretazione di Nanon in The Unknown (consigliato, 1925, di Tod Browning - poi regista del cult Freaks, 1932) al fianco del “maestro” Lon Chaney nel ruolo di Alonzo, un circense senza braccia ... solo lui poteva riuscirci all’epoca, prima delle manipolazioni digitali.
      
Nello stesso anno di Rain uscì anche Grand Hotel nel quale la Crawford recitò al fianco di Greta Garbo e John Barrymore, e in seguito ottenne l’Oscar per Mildred Pierce (di Michael Curtiz, 1945) e Nomination per Possessed (1947) e Sudden Fear (1952), ma molti la ricorderanno per essere la Vienna di Johnny Guitar (1954, di Nicholas Ray). Quindi un’attrice assolutamente non limitata ad un solo genere visto che riuscì a brillare in film drammatici, noir, commedie e western! Joan Crawford è stata l’eterna rivale di Bette Davis e fra loro c’è sempre stato un dichiarato odio viscerale; su quanto si sono dette e fatto è stato addirittura scritto un libro Bette & Joan - The Divine Feud e proprio quest’anno è iniziata la serie TV Feud (faida) dedicata appunto ai loro pessimi rapporti.
Pur trovandosi su un'isola dei "mari del sud", Lewis Milestone concede poco o nulla all'iconografia classica, limitandosi a poche scene esterne e al coinvolgimento di comparse locali; le brevi scene di pesca dalla spiaggia che a metà del film sembrano essere state inserite solo per spezzare per un attimo la montante tensione si rivelano essere un sapiente aggancio per l'inaspettato finale. Anche se in alcuni passaggi Rain può apparire un po’ teatrale, il film vale senz’altro una visione attenta non solo alle immagini ma anche alle parole. In alternativa, consiglio caldamente di leggere la short story originale, scritta nel 1921 e altri testi di Maugham, che includono lavori teatrali e romanzi che contano varie versioni cinematografiche. Per citarne giusto qualcuno, The Razor’s Edge (1946, Il filo del rasoio) con Tyrone Power, Of Human Bondage (Schiavo d’amore) nel 1934 con Bette Davis e Leslie Howard, remake nel 1946 e 1964, The Paited Veil  (Il velo dipinto) nel 1934 con Greta Garbo e Herbert Marshall, con un adattamento (The 7th Sin) nel 1957 e infine il remake del 2006 con Naomi Watts e Edward Norton.
Mi sembra di aver divagato abbastanza fra cinema e letteratura e quindi concludo suggerendo di guadare Rain, leggere l’omonima short story e altri scritti di Somerset Maugham e di non dimenticare di leggere gli affascinanti romanzi e racconti di Graham Greene il quale, tuttavia, è stato spesso “maltrattato” da sceneggiatori e registi ... anche famosi.

giovedì 24 agosto 2017

Secondo me, un vero capolavoro (ma di difficile visione)

Altro film che merita un post in questo blog.

Guerra e pace (Sergey Bondarchuk, URSS, 1966-7) tit. or. “Voyna i mir
con Sergey Bondarchuk, Lyudmila SavelevaVyacheslav Tikhonov
nel 1969 vinse l'Oscar come miglior film non in lingua inglese
  
 Sono rimasto di nuovo affascinato dalla visione di nuovo questo kolossal che non fa pesare assolutamente le sue quasi 7 ore di durata. Lo avevo già apprezzato a inizio 2011 alla Cineteca Nacional Mexico che, come dovrebbe sempre essere anche se nel caso fu un po’ estremo, propose il film in un’unica soluzione ... e senza intervallo!
Oltre ad avere dalla sua un soggetto eccezionale quale l’omonimo famoso romanzo storico di Lev Tolstoj, il film è quasi un manuale di tutti i possibili effetti ottici e movimenti di camera possibili all’epoca, tutti magistralmente realizzati e assolutamente appropriati e, come se non bastasse Bondarchuk sperimentò varie nuove tecniche. Non si contano doppie esposizioni e dissolvenze - sia al nero che incrociate - divisione schermo in parti uguali o un terzo e due terzi (talvolta, p.e., con campo lungo esterno da un lato e primo piano in interno dell’altro), riprese dall’alto (da mongolfiera, elicottero e altissime gru, non esistendo ancora i droni), lunghe carrellate all’indietro nei corridoi dei magnifici palazzi, piani sequenza spettacolari e perfetti (impressionanti quelli del ballo), trasparenze e velature usando vetri, veli e fiammelle di candele in primo piano, sfocature, profondità di campo sempre diverse. Per quanto riguarda il ballo, ho scoperto che buona parte delle riprese furono realizzate con camera a spalla, da un operatore su pattini a rotelle! Per le scene delle battaglie campali utilizzò (per primo al mondo) cineprese comandate a distanza tramite cavi lunghi anche varie centinaia di metri.
   
Il più grande kolossal russo, prodotto in pieno periodo di guerra fredda, in risposta a quelli americani dell’epoca. All’epoca si combatteva soprattutto con la propaganda e le due superpotenze si “sfidavano” in qualunque campo, non solo in quello tecnologico, ma anche in quello artistico, e quindi anche con il cinema. Pare che il progetto di Bondarchuk (già nel ’51 insignito dallo stesso Stalin dell’onorificenza "Artista del Popolo dell'Unione Sovietica") fu visto come una vera e propria ripicca nei confronti degli americani che avevano “osato appropriarsi” del più famoso romanzo russo adattandolo per il film di King Vidor, versione nella quale - ovviamente - i sovietici non si riconoscevano.
Pressoché unanimemente il film in stile hollywoodiano (1956, 2h58, 3 Nomination Oscar) con un cast internazionale di qualità che includeva Audrey Hepburn, Henry Fonda, Mel Ferrer, Anita Ekberg, Vittorio Gassman, fu considerato troppo riassuntivo rispetto al testo di Tolstoi e dal momento in cui giunse nelle sale la versione russa lunga oltre il doppio nessuno ebbe dubbi nel vedere in questa un adattamento molto più fedele e di qualità molto migliore.
   

Ovviamente, i russi ebbero il vantaggio di poter utilizzare scenari molto più realistici, sia per gli esterni, sia per gli interni per i quali furono sfruttati palazzi storici, arredi originali (molti dei quali avuti in prestito dai musei), e, non da ultimo, volti molto più “russi” di quelli delle comparse americane. A tal proposito è bene sottolineare che furono impiegate circa 120.000 comparse, fra le quali numerose migliaia di soldati dell’Armata Rossa, in quanto gli unici in grado di marciare e muoversi a cavallo perfettamente allineati.
La produzione durò circa 6 anni e ciò comportò non pochi problemi derivanti dai cambiamenti naturali nelle apparenze degli attori, in particolare i più giovani. Fu scelto i formato 70mm ma la qualità della pellicola russa risultò molto scadente e Bondarchuk dovette ri-girare non poche scene solo a causa del supporto molto scadente. Il film fu distribuito in una infinità di versioni, da quella originale completa russa di 484 minuti (8h04’), a quella in due parti di “soli” 263 minuti (4h33’), ma quella che si trova più facilmente è quella in 4 parti (parti, non film) di 403’ (6h43’):
  1. Andrei Bolkonsky (aka Austerlitz)
  2. Natasha Rostova (aka Natascia)
  3. 1812 (aka La battaglia di Borodino)
  4. Pierre Bezukhov (aka L’incendio di Mosca)
Da qualunque punto di vista si voglia analizzare il film, le lodi e gli apprezzamenti sono di gran lunga superiori a poche, se esistenti, sbavature.
Avendo già detto della regia (e montaggio), passo agli ottimi attori. L’unica critica che più di uno mosse a Bondarchuk (che, oltre ad essere regista, interpreta il protagonista Pierre Bezuchov - foto a sinistra) è quella di essere troppo “vecchio” per quel ruolo, ma sulla performance non si discute.
   

Vyacheslav Tikhonov (Andrej Bolkonskij - nella foto in basso con Boris Zakhava che interpreta Mikhail Kutuzov) era il più apprezzato e amato attore russo dell’epoca mentre per il ruolo di Natascia fu scelta l’esordiente Lyudmila Saveleva (nella foto a destra), già affermata ballerina, ma anche tutti gli altri personaggi principali sono interpretati magistralmente.
Le location nei palazzi (quasi tutti originali) sono a dir poco spettacolari e certamente i sovietici non fecero economie per i costumi e addobbi, buona parte dei quali provenivano direttamente dai musei. Del commento sonoro  si incaricò Vyacheslav Ovchinnikov e le musiche risultano coinvolgenti, appropriate e di ottimo livello.
Corre voce che si stia provvedendo ad un nuovo restauro con le tecniche più all’avanguardia. Il precedente era stato realizzato utilizzando la versione 35mm in quanto l’originale 70mm era troppo rovinata. Oggi, per fortuna dei cinefili, con il restauro digitale si riescono a fare miracoli e quindi si può sperare che prima o poi riusciremo a guardare una versione di “Guerra e pace” di qualità, probabilmente ancora migliore di quella del 1966-7.
Se così fosse, sarebbe assolutamente imperdibile!

venerdì 18 agosto 2017

“Tintin” (Stéphane Bernasconi, Can, 1991-92)

Trattandosi di serie televisiva e non di film, avendola guardata tutta nell'arco di 10 serate e volendo scrivere questo relativamente breve commento onnicomprensivo, ho scelto di inserirlo in questo blog e non semplicemente in Google+.

249-258 * “Tintin (Stéphane Bernasconi, Can, 1991-92) * animazione 

La serie consta di 21 storie create da Hergé, divise in 39 puntate (18 in 2 parti + 3 episodi singoli) di una ventina di minuti ciascuna , per una durata complessiva di circa 14 ore.
Gi eventi sono riportati in modo pedissequo, utilizzando perfino alcuni inserti di disegni originali, punto di inizio dell’animazione della scena successiva.

Pur restando fedele allo spirito del personaggio dei fumetti, Stéphane Bernasconi e gli sceneggiatori hanno dovuto edulcorare un po’ le trame eliminando buona parte della violenza e dell’uso di armi, oltre alla quasi scomparsa del fumo e del bere (in poche occasioni si vede Haddock, noto beone, ubriaco).
  
I protagonisti sempre presenti al fianco di Tintin sono il Captian Haddock e il fido cane Snowy (Milou), un fox terrier stranamente tutto bianco, uno dei cani più accettabili, simpatici e “umani” (ma non umanizzato) dello schermo, che non viene presentato come un genio infallibile ed è sempre pronto a farsi distrarre da un qualunque osso (anche se di solito ci ripensa e si comporta come ci si aspetta). Nella maggior parte delle storie compaiono anche il Prof. Calculus (Professeur Tournesol, geniale, ma abbastanza distratto e sordo come una campana) e gli ineffabili detective Thompson e Thomson (Dupont et Dupond), fonte inesauribile di danni, equivoci, incidenti e incomprensioni, un po’ arroganti e sempre ripetitivi, con un classico accento inglese che contrasta con il più “americanizzato” tono di Tintin e di tutti gli altri con forti caratterizzazioni di diverse etnie.
  
Altri personaggi compaiono di tanto in tanto in ruoli importanti, mentre in altri casi la loro presenza si limita a brevi incontri. Fra loro ce ne sono di “buoni” come l’insopportabile soprano Bianca Castafiore (“l’usignolo milanese”), alcuni un po’ equivoci come il Generale Alcazar, ma soprattutto di cattivissimi come Rastapopoulos e Doctor J.W.  Müller, criminali internazionali dediti a ogni tipo di azioni e imprese scellerate, dal contrabbando, alle rivoluzioni, allo spionaggio industriale, alla tratta di esseri umani, puntualmente smascherati e sconfitti da Tintin.
  
Anche chi avesse poca familiarità con questa famosa serie di fumetti avrà senz’altro capito dai nomi che ognuno dei suddetti personaggi di contorno (similmente a quelli che compaiono in un solo episodio) è legato ad un paese diverso e quindi a vari stereotipi, resi tuttavia con garbo e ironia. Tintin è un reporter ed è sempre pronto a partire, qualunque sia la destinazione, in particolar modo se il motivo è aiutare o soccorrere un amico e infatti il tema dell’amicizia è l’asse portante di gran parte delle storie.
La professione di Tintin (reporter) e la sua disponibilità a viaggiare fanno sì che le storie siano ambientate nei posti più diversi, dalle giungle ai deserti, dagli oceani alle vette tibetane, dai paesi arabi a quelli dell’America Latina e finanche sulla luna.
  
   

Il disegni sono essenziali, l’espressività facciale si basa soprattutto sulle sottili linee (sempre di forme diverse) che rappresentano le sopracciglia, i colori pastello di sfondi e particolari rendono piacevole e “leggera” la visione, le sequenze di immagini (spesso abbastanza rapide) sono significative e di tipo cinematografico classico. Quasi ogni episodio potrebbe essere preso come storyboard di un noir, un film di avventura o di spionaggio.
In generale ho trovato tutti gli episodi molto piacevoli, ben costruiti, pieni di colpi di scena, coinvolgenti con la sola eccezione, forse, degli ultimi episodi nei quali c’è un po’ meno azione e più “filosofia”.

La serie nel suo complesso è consigliata, consigliata, consigliata.

mercoledì 16 agosto 2017

Navigatori satellitari e "turisti sprovveduti"


La foto è la prima delle 166 illustrazioni del piccolo manuale “Uso della carta topografica” (Cecioni, Istituto Geografico Militare, 3^ ed., 1987). Evidentemente anche i militari, che producevano le proprie carte e quindi le dovevano ritenere affidabili per i propri fini, suggerivano di “chiedere indicazioni”! Anche se l’immagine può sembrare ridicola e certamente datata, il consiglio è tutt’oggi valido, qualunque strumento usiate: navigatore, gps, mappa.
Chi non ha un minimo di buon senso non dovrebbe mai andare in giro affidandosi alle informazioni fornite dai “diabolici strumenti”. Per quanto questi possano essere utili fra le mani di persone di giudizio, per raccogliere informazioni e confrontarle con altre, se seguiti ciecamente dando per scontata la loro infallibilità possono portare a contrattempi, problemi e finanche a situazioni pericolose. 
Questa volta non mi riferisco ai gps usati da escursionisti, ma ai navigatori satellitari stradali che rispetto ai altri appaiono ancor più precisi e attendibili visto che il simbolo che rappresenta l’auto si trova sempre esattamente sulla strada (in effetti è ancorato).
Man mano che ci si allontana da autostrade, statali e strade principali, chi è attento comincia a notare strade inesistenti, dubbie o mancanti e di conseguenza presta più attenzione. Al contrario, quelli di fede incrollabile nel Tomtom o simile di turno imboccheranno senza esitazione stradine strette, scalinate e altri percorsi dove neanche loro, in mancanza di navigatore, si avventurerebbero mai.
La Penisola Sorrentina, dove risiedo, fornisce ogni giorno tanti di questi esempi anche perché molte stradine in effetti transitabili per piccole utilitarie non sono abbastanza larghe da consentire il passaggio a SUV e simili. Ci sono vicoli nei quali frequentemente i guidatori, una volta resisi conto che non sono sufficientemente larghi, hanno grandi difficoltà a uscirne a marcia indietro senza graffiare l’auto e non possono neanche uscire dall’abitacolo non avendo spazio per aprire l sportello (a meno che non abbiano una decappottabile o una monovolume con apertura interna della porta posteriore ...)
Proprio al lato di casa mia c’è un vicolo transitabile anche per un’auto di medie dimensioni ma chi la percorre, giunto a 10 metri dalla strada principale (che vorrebbe raggiungere), si trova di fronte a due rampe di scale! Arrivare fin lì può essere semplice ma, non essendo proprio rettilineo, a marcia indietro crea non pochi grattacapi. Molte volte, per loro fortuna, incontrano qualche locale che li dissuade prima di giungere a quel punto.
Scendendo lungo la strada principale (lungo la quale transitano anche grandi bus e camion) fra i due centri maggiori il navigatore consiglia di abbandonarla per prendere una traversa (in effetti stretta e con alcuni scalini) che permetterebbe di “risparmiare” un paio di centinaia di metri e a chi prosegue (visto che l’imbocco - per fortuna - quasi non si nota ed è pressoché impossibile) raccomanda la traversa successiva, con accesso più ampio e visibile, che però dopo una ventina di metri diventa anch’essa intransitabile.
Leggendo un post pubblicato su FB la settimana scorsa da una mia collega escursionista, ho appreso che i navigatori satellitari, non contenti delle informazioni stradali errate, ne forniscono anche per i sentieri ... ovviamente ancor più errate. Eccone un estratto:
“Rientrando dalla mia camminata, vicino alla pineta di Monte San Costanzo mi affianca una macchina con diverse persone a bordo fra cui un bambino.
Autista
: Andiamo bene qui per la spiaggia di Jeranto?
Risposta: No, qui fra poco finisce la strada. A: ma il TomTom mi dice che il sentiero inizia qui e che in 15 minuti a piedi saremo sulla spiaggia.R: (Non so se ridere o piangere ...) Qui siamo ad oltre 400 metri di quota, quindi come pensate di arrivare giù al livello del mare in 15 minuti? (almeno che non sappiate volare o abbiate istinti suicidi... ) Esiste un sentiero.. anzi due. Ma uno è poco evidente, pressoché impraticabile e assolutamente sconsigliato in discesa e l'altro, solo per chi è esperto, arriva a Nerano e poi ci sono altri 45 minuti a piedi..A: Come dobbiamo fare?R: tornate indietro e andate a Nerano, imboccate il sentiero e camminate. Comunque il percorso non è dei più semplici e ci sono tratti esposti e ripidi e lì non troverete bar, né ristoranti e neanche acquaA: Ma non abbiamo portato niente con noi ...
R: Potete comprare ciò che volete a Nerano prima di incamminarvi.
A: quanto tempo ci vorrà a piedi? (di nuovo)
R: (dopo averli osservati) Ripeto, non meno di 45 minuti.A: Non può essere. Qui dice 15 minuti (sempre TomTom, presumo in discesa verticale ...).
N.d.r. - In linea d’aria ci sono circa 1.000m fra il punto in cui si trovavano (P) e la loro meta (A), ma con quasi 450m di dislivello e passando sul mare. L’itinerario più breve per sentieri “ufficiali” (evidenziato in mappa) è di circa 3 km con quasi 500m di dislivello in discesa. 

domenica 6 agosto 2017

La versione beta di “giovistrailmaps.com” è online

La visualizzazione per PC è quasi definitiva, su quella per smartphone stiamo ancora lavorando, ma i contenuti sono visibili in entrambe le modalità. Potete cominciare a navigare e scaricare cartine.
Il mio nuovo sito giovistrailmaps.com è dedicato esclusivamente all’escursionismo, essenziale e per lo più estratto da www.giovis.com, ma con mappe ampliate, aggiornate e rese più idonee all’utilizzo con tablet e smartphone.
Il lavoro è rivolto ai camminatori e quindi le mappe sono generalizzate nelle aree urbane e più dettagliate in quelle non antropizzate. Non vi dovrete quindi meravigliare se troverete rappresentate tracce di sentiero appena visibili (se funzionali come per collegamenti fra sentieri, vie di fuga o di accesso a punti particolari) e non stradine e vicoli non importanti nei centri abitati. Altrettanto volutamente ho tralasciato alcuni sentieri (qualcuno anche segnalato dal CAI) in quanto con destinazioni fuori carta o per essere troppo a rischio per i meno esperti.

In sintesi, ecco le caratteristiche essenziali e novità del sito:
  • le mappe sono tutte in formato GIF, che restituisce la migliore leggibilità, pur essendo più “leggero” di pdf e jpg delle stesse dimensioni grafiche
  • le mappe sono liberamente e gratuitamente scaricabili
  • considerato che ormai sono pochi quelli che se le stampano, non mi sento più “costretto” a dimensionarle per riprodurle in formato A4 e quindi ho potuto ampliare le aree attento solo a non creare file troppo grandi
  • ho individuato le 7 aree di maggior interesse escursionistico e le ho evidenziate in apertura in un quadro d'unione in modo da rendere facile la loro localizzazione anche a chi non conosce perfettamente il territorio
  • delle 7 mappe Capri (map 1) è per forza “isolata” (nel vero senso della parola)
  • 3 non sono contigue ad altre: il classico comprensorio Campanella, San Costanzo, Santa Croce e Jeranto (map 2), il quasi adiacente lungo tratto fra Marina del Cantone e Colli di Fontanelle (map 3, ma in effetti per congiungerla alla 2 manca solo il brevissimo e inequivocabile collegamento Nerano-Cantone) e la Valle delle Ferriere di Scala e Amalfi (map 7) opportunamente ampliata a nord fino al Cervigliano e Santa Maria ai Monti e a ovest fino a San Lazzaro
  • le restanti tre (map 4, 5 e 6) sono connesse fra loro e hanno parti in comune per facilitare il passaggio da una all’altra. Coprono tutta l’area compresa fra Colli San Pietro (valico stradale fra piana sorrentina e Positano, ss 163 Amalfitana) e la valle di Agerola spingendosi a nord fino a tutto il Faito e Sant’Angelo a Tre Pizzi (1.444m) e includendo Positano a sud
  • tranne Capri e San Costanzo/Campanella (disegno originale in scala maggiore), tutte le mappe nascono in scala 1:15.000 e sono state convertite in GIF con gli stessi dpi, quindi sono di medesime proporzioni e leggibilità
  • ho aggiornato la numerazione dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano), operazione resasi necessaria a seguito della revisione sostanziale di qualche anno fa con la quale sono stati proposti nuovi itinerari, alcuni vecchi numeri sono stati cambiati non limitandosi ad aggiungere il 3 all’inizio, molti sentieri hanno ora varianti e bretelle con lo stesso numero base seguito da una lettera
  • i numeri saranno comodi per cercare le relative tracce dei sentieri, ma accertatevi di scaricare quelle giuste e ricordate che per definizione le tracce gps non sono mai precise e affidabili al 100%
  • non tutte le sette mappe hanno esattamente la stessa simbologia essendo state redatte con finalità diverse, in diversi momenti, per diversi committenti, a diversa scala. La cartina dell’isola di Capri (che include anche tutte le aree urbane, con toponomastica stradale) è quella che più differisce dalle altre e la numerazione degli itinerari è della rete sentieristica caprese ... non quella del CAI
  • il territorio rappresentato nelle map 2 e 3 (Campanella e Sirenuse) è incluso in quello del mio Progetto Tolomeo (1990, successivamente rielaborato e aggiornato più volte) e pertanto, oltre ai relativamente pochi sentieri CAI presenti, sono evidenziati anche altri itinerari come ad esempio il Giro di Santa Croce, il Sentiero delle Sirenuse e via discorrendo, evidenziati con tratteggio colorato parallelo
  • ciascuna mappa è inserita in una diversa pagina (dalla quale è scaricabile) ed è accompagnata da un testo descrittivo generale dell’area, con suggerimenti e idee di itinerari di vario impegno
  • oltre alle 7 pagine con le mappe, c’è quella delle NEWS contenente brevi avvisi, dai prossimi appuntamenti per camminate a chiusure di sentieri, da incontri a nuove pubblicazioni. Tutto ciò è elencato nella prima colonna, in continua evoluzione, e anticipazioni delle notizie più recenti e importanti sono riportate anche nella pagina HOME. Nella seconda ci sono link ai percorsi di Maratrail e Trek, altre cartine, video, post di interesse escursionistico, ecc.

DISCLAIMER
Attenzione! Considerate le tante piccole variazioni (aggiunte, adeguamenti, uniformazione di simboli, adattamenti e aggiornamenti numerazioni) è molto probabile che potrete trovare alcuni errori o imprecisioni. Visto che uno dei lati positivi della cartografia in formato elettronico è quello di poter aggiornare o correggere le mappe anche più volte al giorno - senza aspettare anni per una nuova edizione cartacea - siete invitati a segnalare dati o porzioni di disegno palesemente errati che potrebbero creare confusione o fornire indicazioni sbagliate inviando un messaggio a giovis@giovis.com.

Ringrazio fin d’ora chi vorrà collaborare a migliorare le mappe.

venerdì 21 luglio 2017

Aggiornamento conseguenze incendi

Stamane sono andato a dare un'occhiata più da vicino alle aree a monte della statale Amalfitana interessate dagli incendi dei giorni scorsi. La situazione, abbastanza tragica in generale, stavolta è peggiore del solito dal punto di vista escursionistico. Infatti, molti degli alberi già indeboliti o bruciati (ma ancora in piedi) dagli incendi degli anni scorsi sono caduti a traverso del sentiero rendendolo praticamente intransitabile. Certo i più agili e intraprendenti possono scavalcarli o aggirarli, ma così facendo è quasi impossibile non graffiarsi ed è assolutamente impensabile non farsi neri di fuliggine.
Personalmente sono riuscito a percorrere solo poche centinaia di metri verso la Forestale e altrettanti verso Erbatenera, prima di dover rinunciare per i succitati motivi.
A valle di Santa Maria del Castello, è andato a fuoco il versante orientale di Valle Pozzo, mentre a monte è quello occidentale ad essere andato in fumo. Più avanti il fuoco non ha risparmiato quasi niente a valle di Conocchia e Sant’Angelo a Tre Pizzi (Molare, Canino e Catiello). 
   
Stamattina c’era un solo piccolo focolaio a ovest della croce di Vagnulo e verso mezzogiorno è arrivato un elicottero. A tal proposito ho notato una singolare novità: al lato del breve sentiero che collega la rotabile al belvedere di Santa Maria del Castello è stata sistemata una piscina smontabile (vedi foto) non a scopo “balneare” bensì per velocizzare i rifornimenti di acqua degli elicotteri antincendio. 
A ovest di Positano (Monte Comune e Capodacqua, foto a dx) per fortuna non è successo niente.
   
In nottata c’è stato un incendio del sottobosco in un'area molto ridotta della pineta delle Tore di Sorrento, un triangolo ben delimitato fra ingresso occidentale, strada e sentiero di accesso dall'ex tiro al piattello. Verso le 19.00 c'era ancora fumo ma le autorità preposte erano già state avvertite e una squadra era in arrivo.
   

giovedì 20 luglio 2017

Mappa della Valle delle Ferriere e dintorni (scaricabile)

Facendo seguito al post della settimana scorsa relativo alle mie nuove mappe escursionistiche, ecco le ultime novità. Ho concluso l'aggiornamento della numerazione dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano) che, con la revisione sostanziale di qualche anno fa, ha inserito vari nuovi itinerari, ha cambiato i numeri ad alcuni dei vecchi non limitandosi ad aggiungere il 3 all’inizio, ha aggiunto un gran numero di traverse e bretelle ciascuna distinta da una lettera minuscola che segue le tre cifre indicative del percorso principale.
Chiaramente le opinioni in merito sono molto contrastanti, essendoci chi sostiene che in alcune zone ci sono ora troppi segnavia (tutti uguali) per sentieri diversi che quindi in mancanza del numero (riportato di solito solo alle estremità del sentiero) possono creare qualche grattacapo ai meno esperti. L’altro verso della medaglia è che chi si affida alle tracce gps avrà maggior possibilità di scelta (più o meno sicura) visto che le stesse sono liberamente scaricabili dal sito www.caimontilattari.it.
Dal mio punto di vista (strettamente cartografico) ho dovuto penare non poco per inserire i titoli di tutti i sentieri CAI (numeri rossi in grassetto, quelli neri “narrow” sono le quote), ripeterli ove necessario per gli itinerari più lunghi cercando di non appesantire il disegno, raddoppiarne alcuni per i tratti in comune ... ne ho tralasciato solo un numero minimo.
Questa al lato è un’immagine ridotta in automatico dal blog, non la prendete in considerazione
Scaricate invece quella che, a titolo di esempio, ho messo temporaneamente in rete sul mio sito per consentire a tutti di dare un’occhiata e verificare che sia leggibile sul uno smartphone o tablet.
Si tratta della mappa 7 (Valle delle Ferriere, Acquolella, Cervigliano, S. Maria dei Monti) in formato gif di dimensioni 2330x2630 pixel. 

Come accennai nel precedente post, non tutte le sette mappe hanno esattamente la stessa simbologia essendo state redatte con finalità diverse, in diversi momenti, per diversi committenti, a diversa scala. Quella dell’isola di Capri (che include anche tutte le aree urbane, con toponomastica completa) è quella che più differisce dalle altre e la numerazione degli itinerari è quella della rete sentieristica caprese ... non del CAI.
Nelle due mappe estrapolate da quella del mio Progetto Tolomeo (1990, successivamente rielaborato e aggiornato più volte), oltre ai relativamente pochi sentieri CAI che interessano l’area, sono evidenziati anche altri itinerari suggeriti come ad esempio il Giro di Santa Croce, il Sentiero delle Sirenuse e via discorrendo.
Infine, le quattro mappe più orientali (che in gran parte coprono zone alte e per fortuna minimamente urbanizzate dei Monti Lattari) hanno stessa scala e colori e la simbologia è quasi del tutto simile.

Considerati le tante - seppur piccole - variazioni che comprendono aggiunte, adeguamenti, uniformazione di simboli e creazione di nuovi, adattamenti e aggiornamenti numerazioni, è assolutamente certo che in vari punti ci potranno essere errori o imprecisioni. Pertanto, saranno gradite segnalazioni relative a dati o disegni palesemente errati che potrebbero creare confusione o fornire indicazioni sbagliate. Man mano che le mappe saranno pubblicate sia gli esperti della zona (che potranno verificarle “a secco”) che gli utenti che riscontreranno inesattezze nel corso di un’escursione, sono invitati a segnalarmele via email a giovis@giovis.com.
Tuttavia è bene tenere presente che in una carta non si può mettere TUTTO (quella perfetta non esiste) e si deve scegliere sempre cosa riportare e cosa tralasciare, quindi è impensabile delineare tutte le tracce di sentiero, che ho disegnato solo se funzionali (collegamenti fra sentieri, vie di fuga o di accesso a punti particolari). Altrettanto volutamente ho tralasciato vari sentieri (qualcuno anche segnalato dal CAI) in quanto con destinazioni fuori carta o per essere troppo a rischio per i meno esperti. Non mi va di mettere grilli per la testa a piccoli Indiana Jones ed esploratori vari, visto che alcuni di loro riescono a perdersi anche percorrendo la Valle delle Ferriere o addirittura il Sentiero degli Dei!

Il bello della cartografia in formato elettronico è che si può aggiornare o correggere anche più volte al giorno ... senza aspettare anni per una nuova edizione cartacea.

Grazie a chi vorrà collaborare.

venerdì 14 luglio 2017

AgeRogaine: rogaining turistico-escursionistico attorno Agerola

ATTENZIONE !!! L'AgeRogaine 2017 è stata annullata

A causa dei tanti incendi, dei vari sentieri difficilmente percorribili e, comunque, del poco piacevole spettacolo che si presenterebbe ai partecipanti, la prima edizione dell'AgeRogaine, prevista per il prossimo 1 ottobre, viene rinviata alla tarda primavera 2018 !!! 
Condizioni permettendo, si mira ad una delle domeniche comprese fra il 13 maggio ed il 17 giugno.
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Il Rogaining è una specialità orientistica che si svolge su lunghe distanze e per la quale è necessario sia saper pianificare che saper “navigare”. Ne esistono numerose varianti (urbane, in bici, con le ciaspole, ...) e la durata, pur essendo di 24h quella classica, può variare da 2 ore a 2 giorni. La partecipazione è a squadre e, tassativamente con tutti i componenti, si devono raggiungere un certo numero di punti di controllo (che attribuiscono punteggi diversi) a scelta fra tutti quelli proposti dagli organizzatori. Ovviamente, per vincere un classico rogaine è indispensabile avere anche buone doti atletiche.
Al contrario, l’AgeRogaine (che ho ideato e poi elaborato con le guide dell'ass. Sentieri degli Dei di Agerola) nasce con precise finalità ludico-turistico-escursionistiche e quindi si basa su un diverso criterio di stilare la classifica che non invogli in alcun modo i partecipanti a correre, ma solo ad ottimizzare il loro percorso. Potremmo definirlo una “escursione in completa autosufficienza con percorso libero, che tuttavia deve toccare un determinato numero di punti scelti fra quelli proposti, nel limiti temporali stabiliti”.
Ci sarà quindi un tempo massimo, ma quello effettivo non è importante per il risultato che invece terrà conto esclusivamente dei km percorsi e del dislivello superato da ciascuna squadra per raggiungere il numero di punti di controllo richiesti. Alla distanza saranno infatti aggiunti i metri di dislivello moltiplicati per 5: per esempio 10km e 400m di dislivello saranno conteggiati come 12km (10.000 + 400x5). Distanze e dislivelli saranno rilevati con dispositivo gps del quale ciascuna squadra dovrà essere fornito per poi scaricare la traccia all’arrivo.
Almeno una settimana prima dell’evento sarà divulgata una cartina schematica indicante le aree interessate e i relativi sentieri principali (mulattiere, percorsi CAI, strade secondarie, ecc.), ma nel corso dell’evento si potranno effettuare anche scelte diverse non sussistendo alcun obbligo di seguire i percorsi riportati su tale mappa, da ritenersi puramente indicativa.
Le ubicazioni dei punti di controllo (fra i quali si dovranno scegliere quelli da raggiungere) saranno invece rese note alle squadre solo 30 minuti prima della partenza, lasciando comunque tempo sufficiente per un’accurata analisi del territorio, la conseguente scelta dell’itinerario più breve per raggiungere dei punti scelti (tenendo anche conto dei dislivelli), nonché la preparazione delle mappe e tracce che si prevedono di utilizzare.
 
esempi di possibili punti di controllo, davanti ai quali dovranno essere fotografati
i partecipanti: a sx arco del rudere della Ferriera, a dx il "fungo" di Capo Muro
Tutti i punti da raggiungere saranno lungo percorsi escursionistici principali e noti (riportati su una quantità di carte e guide) o nelle loro immediate vicinanze, ben visibili e facilmente riconoscibili (vedi foto sopra). I suddetti sentieri sono rappresentati sulla maggior parte delle mappe e di essi esistono in rete numerose tracce gps. Nei giorni precedenti la gara i partecipanti avranno quindi non solo il tempo di procurarsi le mappe che ritengono più affidabili e complete (in formato cartaceo e/o elettronico), ma anche di crearsi un opportuno archivio di tracce gps.
Ogni squadra dovrà essere dotata di almeno un GPS sul quale sarà registrato il percorso e il dislivello superato, nonché di un dispositivo atto a scattare le foto che dimostreranno l’avvenuto raggiungimento dei vari punti di controllo. 
I partecipanti potranno scegliere fra tre categorie diverse per tempo a disposizione (6, 7 o 8 ore), distanza minima da percorrere (rispettivamente 12, 16 e 20km circa) e numero di punti da raggiungere (9, 11 e 13). Le partenze delle varie categorie saranno scaglionate in modo che tutti poi concludano quasi contemporaneamente.

Queste semplici e sintetiche anticipazioni dovrebbero essere sufficienti a chiarire che, pur essendo in un certo senso una gara, la forma fisica e l’allenamento valgono ben poco ... ciò che conta è la capacità di programmare un itinerario e seguirlo con l’ausilio di mappe e gps, abilità che qualunque escursionista dovrebbe avere e soprattutto mettere in pratica.

Non prendete impegni per domenica 1 ottobre, siete attesi ad Agerola per andare in giro lungo i sentieri delle aree circostanti e misurarvi esclusivamente nel campo delle abilità escursionistiche (lettura carta, utilizzo del gps e orientamento) ... tenetene conto nel formare il vostro team!
  
  
PS - queste appena descritte sono indicazioni di massima, l'idea è quella ma distanze, tempi, numero punti, ecc. potranno subire qualche variazione. Le squadre saranno composte da 3 persone, con rappresentanti di ambo i sessi. Il territorio (per lo più a monte di Agerola) sarà definito a settembre inoltrato dopo che, si spera, siano terminati gli incendi.