martedì 30 agosto 2016

Sbarra su via Campanella ... soluzione tempestiva?

Vengo subito al punto, riservando i fronzoli per la fine.
   
Ieri pomeriggio, dopo tanti “fasi allarme”, la sbarra con catenaccio che dovrebbe limitare il transito veicolare lungo quella che fu via Minerva, era finalmente in loco ... i lavori dovrebbero terminare in giornata.
Via Campanella, “inaugurata” pochi mesi fa (quella rimessa a posto, non l’originaria di un paio di millenni fa) è già quasi tornata allo stato degli anni scorsi. Le eloquenti immagini inserite in questo post e altre foto che troverete in questo album (praticamente tutte simili, ma servono per mostrare che non si tratta di un singolo punto) si riferiscono alla ripida discesa finale verso la Punta, al termine del lungo tratto in piano, dopo le ultime case e gli uliveti.
Ai poco attenti che si chiederanno come sia stato possibile un così rapido deterioramento del fondo selciato, faccio notare le larghe tracce di pneumatici, evidente segno del passaggio di motocicli, di grossa cilindrata, quindi pesanti. Questo continuo transito veicolare è stata la causa (quasi unica) degli evidenti danni.
Non mi dilungo su questo argomento in quanto ne ho già discettato ampiamente, ma mi limito a stimolare i lettori con qualche domanda (oziosa?):
  • visto che il rischio transito veicoli era ben noto, non si sarebbe potuto prevedere un sistema di controllo già nel progetto?
  • una volta terminati i lavori, prima di riaprire la strada non si poteva correre tempestivamente ai ripari, almeno in modo provvisorio?
  • come mai la Sovrintendenza che ha imposto vari vincoli (pare anche il cemento, sgradito a tutti tranne che ai motociclisti) non si è curata di salvaguardare la strada appena restaurata?
  • perché la stessa Sovrintendenza ha tardato a rilasciare parere favorevole alla apposizione di sbarre e/o paletti?
  • perché, una volta ottenuto il suddetto parere ed affidato l’incarico, ci sono voluti quasi 3 mesi per mettere in opera quanto previsto?
  • perché sono così pochi quelli che, pur essendosi resi conto del problema, hanno effettivamente agito per limitare i danni?
  • perché associazioni, operatori turistici (in particolare quelli del settore ricettività), guide ..., che dovrebbero essere interessati alla salvaguardia del principale attrattore turistico della zona, non si sono fatti sentire più di tanto?
  • possono tutti i suddetti affermare di aver fatto coscienziosamente la loro parte per sottolineare il problema e sollecitare rimedi?
  • i “geniali ed educatissimi" centauri (uno di quelli fotografati ieri mi ha anche mostrato il medio ...) che continuano a scorrazzare e a smuovere pietre non hanno un minimo senso civico?
  • ufficialmente il progetto non doveva eliminare le "barriere architettoniche" per consentire l'accesso alla Punta? 
E potrei continuare con infiniti quesiti che ipoteticamente potrebbero interessare una marea di persone, enti ed istituzioni, ognuna con le sue “colpe”, piccole o grandi che siano.
   
Infine, chiudo con dei proverbi, modi di dire da me tanto amati in quanto sono veritieri e centrano il problema in modo conciso e arguto. Fra i tanti ne ho scelti due, il secondo con una necessaria appendice linguistica:
ropp' arrubbat' Santa Chiara, facetten' 'e porte 'e fierro
di significato simile all’italiano «chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi» che, per chi non ne cogliesse il senso, equivale a dire “correre ai ripari dopo che si è verificato il danno”.
Chi fraveca e sfraveca, nun perde maje tiempo
Questo proverbio si presta a fraintendimenti e per questo deve essere ben interpretato, tant’è che qualcuno ritiene necessario aggiungere: ma solde assaje (non si perde tempo, ma rifacendo le stesse cose più volte si sprecano tanti soldi). Il fatto è ben spiegato in questa definizione:
Chi fa e disfa, non perde mai tempo. La locuzione, da intendersi in senso antifrastico, si usa a commento delle inutili opere di taluni, che non portano mai a compimento le cose che cominciano, di talché il loro comportamento si traduce in una perdita di tempo non finalizzata a nulla. (da dialettando.com - Campania)
  • antifràstico agg. [der. di antifrasi] – Che contiene antifrasi,
  • antìfrasi s. f.– Figura retorica che consiste nell’esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa, o per ironia (per es.: «Ora viene il bello!») o per eufemismo (per es.: «Finirà di perseguitarmi questa benedetta iella!»). Di solito, è una parola di senso positivo che, per antifrasi, viene usata con senso negativo (come negli esempî prec.); 
Ecco un esempio nostrano, molto conosciuto:
 ih che bella jurnata ch'è schiarata!
"Cominciamo bene ...!",  volendo sottolineare un pessimo inizio, di qualsiasi cosa si tratti.

domenica 28 agosto 2016

Piromani? Niente scuse, sono incendiari!

Non vi fate prendere in giro dalla stampa che spesso utilizza termini specifici a sproposito (vedi l’abuso di eroi, strade killer, ...), i protagonisti di questo post sono gli incendiari, che dovrebbero essere condannati “al rogo” (così si rimane in tema e staranno nel loro elemento preferito) e non i piromani, che dovrebbero essere solo individuati e curati. 

A scanso di equivoci, faccio notare che quello che brucia nella foto è il "fantoccio della Gibiana", così come si bruciano tanti altri pupazzi in feste tradizionali.

A seguire ecco le definizioni dei vari lemmi, così come riportate nel vocabolario Treccani:
  • incendiàrio  s. m. [dal lat. incendiarius, der. di incendĕre «incendiare»] ... 2. s. m. (f. -a) Autore volontario di un incendio, o anche chi provoca incendî a fini criminali o per impulso piromane.
  • piròmane  s. m. e f. [tratto da piromania]. – Che, o chi, è affetto da piromania
  • piromanìa s. f. [comp. di piro- e -mania]. – Impulso ossessivo a provocare incendî; mania incendiaria.
   
Secondo voi, è corretto assimilare un cleptomane ad un ladro? Così come tutti i cleptomani rubano, ma non sono ladri veri e propri, tutti i piromani sono incendiari, ma non tutti gli incendiari hanno la scusa di essere “piromani” compulsivi.
  • compulsivo agg. [der. di compulsione]. – In psichiatria, di impulso, comportamento, atto e sim., che viene eseguito da un soggetto in modo macchinale e infrenabile, come sintomo di una varietà di disturbi del comportamento e neurologici
Credo che gli artefici degli incendi siano del tipo “chi provoca incendî a fini criminali”, ma anche se fossero piromani l’utilizzo del più appropriato termine “incendiario” sarebbe assolutamente corretto.
Si sentono in giro illazioni di ogni tipo, da qualcuna abbastanza plausibile ad altre estremamente fantasiose (seppur non del tutto impossibili), come è noto la realtà supera talvolta la fantasia. Pastori, forestali, cacciatori, palazzinari, rocciatori, elicotteristi, piloti, società che gestiscono Canadair ed elicotteri, funzionari di Regioni e Province, Protezione Civile, ... tutti sono inseriti almeno in qualche ipotesi di organizzazione criminale.
L’unica categoria che escluderei assolutamente è quella dei veri piromani, quelli maniacali, vedendo negli eventi una - purtroppo - perfetta pianificazione, vale a dire scelta di un giorno di vento, inneschi lasciati in più punti (se un focherello si autoestingue, quello più avanti avrà miglior sorte ... dal loro punto di vista), inizio dell’incendio in tarda serata (l’autocombustione - evento quasi impossibile nelle ore più calde non è assolutamente ipotizzabile all’imbrunire e oltre) quando gli elicotteri non volano e quindi non possono intervenire per varie ore, ed infine la contemporaneità di più incendi che qualcuno vorrebbe far passare per pura sfortuna o causate da condizioni meteo particolarmente avverse e concomitanti (secco, vento, temperatura alta).
Molti ricorderanno che poche settimane or sono scoppiarono quasi contemporaneamente due grandi incendi nel Golfo di Napoli: a Capri e sul Vesuvio. Ovviamente ci furono problemi a gestire i pochi mezzi antincendio dovendoli dividere in due emergenze aggravate dal fatto di essere molto vicine ad aree antropizzate.
Queste “casualità” sono spesso ricorrenti anche nel piccolo, con vari incendi minori che scoppiano contemporaneamente in aree difficilmente raggiungibili e/o dove gli elicotteri non intervengono per essere troppo vicini alle abitazioni.
Ciò fa presupporre una regia di alto livello, una mente (?) che organizza e dispone, che manda gli incendiari a fare il “lavoro sporco”  e tiene per sé i vantaggi conseguenti al fuoco.

Purtroppo tutto quanto detto sono chiacchiere, ipotesi, sospetti, illazioni, congetture e supposizioni e ciò che resta sono solo ceneri, fuliggine e carbone.
Molti sanno che ormai  da anni vado a constatare le conseguenze degli incendi, così come seguo la ricrescita di piante e arbusti, prima in quanto dovevo verificare se avrei potuto percorrere quei sentieri con i gruppi che accompagnavo per lavoro, oggi solo per informare e far rendere conto di cosa rimane dopo un incendio. 
Non vorrei apparire presuntuoso o “ blasfemo”, ma penso che le immagini possano trasmetter il senso della desolazione molto meglio delle sole parole in un breve articolo spesso concluso con banali commenti del tipo copia e incolla. Giusto a mo' di esempio, sono certo che concorderete che le scarne cronache di attentati, terremoti, frane, inondazioni suscitano meno impressione rispetto alle foto, anche se nude e crude e senza commento.
credo che le foto possano riuscire a sensibilizzare un certo numero di persone che non sono a diretto contatto con il problema degli incendi e che possano insegnare a qualche sprovveduto i rischi dei fuochi liberi all’aperto, per altro vietatissimi in estate, come successe l’anno scorso a seguito di un pic-nic alle spalle della cappella di San Costanzo.
Per i suddetti motivi anche questa volta sono andato in ricognizione nei luoghi dell’incendio che nei giorni scorsi ha interessato una vastissima area, da Nerano verso Ieranto e praticamente tutti i versanti di Monte San Costanzo, fino a Punta Campanella.

     

venerdì 26 agosto 2016

Nuove segnalazioni per cinefili, valide anche per semplici appassionati

Dopo il post per la 150ima visione del 2016 pubblicato il 18 maggio scorso, ecco un nuovo sommario di film. Ieri sono giunto a quota 244, quindi due terzi del mio obiettivo (366 nel corso dell’intero anno), con qualche giorno di anticipo rispetto alla media. 
Fra questi 94, oltre ad alcuni che ho rivisto con piacere dopo varie decine di anni, ci sono numerose novità assolute (per me) e film che invece conoscevo solo di nome per avere buona critica o per apprezzarne il regista.
Ho continuato a spaziare dai muti (vari di Erich von Stroheim, ora mi resta da guardare solo “The Great Gabbo”) a film recenti come “Trumbo”. Molto varie come sempre anche e provenienze, dall’Asia con l’ottimo “Guide” (Vijay Anand, India, 1965) e l’eccezionale “In the mood for love” (Kar Wai Wong, Cina, 2000) al Sudamerica con due film di Babenco (“Pixote” e “Il bacio della donna ragno”), il peruviano "La teta asustada” (Claudia Llosa, 2009) e i colombiani “Cóndores no entierran todos los días” (Francisco Norden, 1984), il pluripremiato La vendedora de rosas” (Víctor Gaviria, 1998), nonché i due di Ciro Guerra che hanno preceduto il recente “El abrazo de la serpiente” (2015):  La sombra del caminante” (2004) e “Los viajes del viento” (2009).
    
Andando in Nordamerica, prima di passare alle produzioni hollywoodiane, reputo senz’altro degni di nota i messicani “Dos monjes” (Juan Bustillo Oro, 1934), “Janitzio” (Carlos Navarro, 1934), “Nocaut” (José Luis García Agraz, 1983) e “Rojo amanecer” (Jorge Fons, 1990), appena recensito, il mio 244imo film dell’anno. 
      
Fra gli statunitensi certamente troverete tanti titoli molto più conosciuti e fra questi ho rivisto con piacere “Mississippi burning”, “Million dollar Baby”, “2001: A Space Odyssey”, “Shutter island”, “Do the right thing”, ma sopratutto uno che ha avuto minor diffusione come “They Shoot Horses, Don't They?” (Sidney Pollack, 1969), e i per me nuovi “To be or not to be (Lubitsch, 1942) e “Compulsion” (Richard Fleischer, 1959, con un ottimo Orson Welles).
Chiudo con numerose segnalazioni europee. Fra i film spagnoli, che vengono spesso sottovalutati e per questo circolano poco ma spesso riservano piacevoli sorprese, segnalo “El 7° dia” (Carlos Saura, 2004, cronaca di una vera strage), il fantastico “Los cronocrimenes” (Nacho Vigalondo, 2007), due argute comedias negrasEl dia de la bestia” (Alex de la Iglesia, 1995, un cult) e “La caja” (JC Falcon, 2006), e il ben noto e acclamato “El orfanato” (J. A. Bayona, 2007), già visto appena giunto nelle sale.
      

Passando al centro Europa, ho visto con gran piacere due film di Haneke (“Cachè” e soprattutto “The white ribbon”), ho molto gradito “Europa” (Lars von Trier, 1991),  “Lola” e “Veronika Voss” di R. W. Fassbinder, "Tinker Tailor Soldier Spy" (Tomas Alfredson, 2011), “Dekalog” di Kieslowski (1989, 10 telefilm) e mi ha veramente entusiasmato “L'immortelle” (1963). prima regia di  Alain Robbe-Grillet, subito dopo i riconoscimenti ottenuti per la sceneggiatura di "L'anno scorso a Marienbad".
      
Spero di aver messo un po’ di pulci in varie orecchie ... penso che tutti i film citati, per diversi motivi, siano meritevoli di una attenta visione, ma fra quelli che ho visto e micro-recensito nella raccolta 2016: un film al giorno (366, essendo bisestile), anche se non menzionati in questo post, ce ne sono tanti altri che potrebbero interessare. Pochissimi sono quelli che mi hanno deluso, ma mi è difficile pensare a qualcuno da sconsigliare assolutamente.

Buone visioni.

mercoledì 24 agosto 2016

Classifiche e sondaggi, quanto servono?

I 10 migliori ..., le 50 più belle ..., i 20 più famosi ..., classifiche redatte da singoli o derivanti da sondaggi, questi basati su opinioni di “critici” o del pubblico, persone che comunque non hanno una conoscenza totale ed esaustiva del campo di indagine, sono sempre più frequenti ed evidenziano quello che per me è un malvezzo: la ricerca spasmodica dei “migliori”.
Nel corso della mia lunga attività di guida sono stato assillato da domande (evidentemente senza senso) come "qual è il miglior caffè?", o pizza, ristorante, sentiero, albergo, ecc., in particolare dagli americani per i quali la ricerca di “the best” è una vera ossessione. Domande idiote sia perché è impensabile conoscere tutti i possibili "candidati", sia perché si tratta di gusti, pertanto soggettivi, ovviamente diversi la persona a persona, da cultura a cultura. Giusto per portare un paio di esempi banali, basti pensare all’estremamente diversa concezione di caffè e pizza in America ed in Italia, assolutamente distinte anche qui in patria.
A questo proposito a novembre scorso scrissi il post Ha senso chiedere “Qual è il/la migliore?”  presentando i miei “7 sentieri preferiti” ... guardandomi bene dal definirli i “migliori” ed evitando anche di ordinarli a mo’ di classifica.
Ciò che mi ha spinto a tornare sul tema è stata la pubblicazione di una classifica dei migliori 100 film del XXI secolo, elaborata dalla BBC e ripresa dalla maggior parte delle testate, mediante sondaggio effettuato fra 177 critici di 36 paesi diversi. Per come la vedo io, pur non essendo del tutto condivisibile, fornisce agli appassionati ottimi spunti per ulteriori ricerche ed approfondimenti che senz’altro porteranno a qualche piacevole “scoperta” o quanto meno appassionanti argomenti di discussione e dibattito. 
Sul sito della BBC, oltre alla classifica finale dei primi 100, si trova anche il dettaglio dei 10 film segnalati da ciascun critico, per un totale di 599 titoli, completi di regista e anno. Qui anche i cinefili più incalliti troveranno film sconosciuti e, purtroppo, mai arrivati in Italia. 
Chi ne sa abbastanza, potrà anche farsi un'idea dei gusti di ciascuno dei giurati, così come individuare quelli palesemente di parte come l'italiano Adriano Aprà - Film historian (Italy) - che ha elencato 10 film italiani ... è uno sciovinista incallito o conosce solo pellicole prodotte in Italia? Chi può credere che fra i film girati negli ultimi 15 anni (presumibilmente oltre 100.000 nel mondo intero) non ce ne sia neanche uno almeno di livello pari a quei 10? Voglio sperare che abbia mal interpretato il quesito.
Sia come sia, il più votato risulta essere Mulholland Drive, buon film, ma se si va alla pagina di Rotten Tomatoes (sito i cui rating sono uguali alla percentuali di recensioni positive) si scoprirà che il 12% di 140 top critics ha dato addirittura giudizio negativo (sotto la sufficienza), ben lontano dal top e quindi in contrasto con il risultato dell’indagine della BBC.
Sono sicuro che nessuno concorderà con questa lista di 102 film (al 100° posto ce ne sono tre a pari merito), anche chi fra essi ne conosce solo una decina, obietterà su loro posizione relativa. Eppure, scorrendo i titoli, anche io che sono abbastanza cinemaniaco mi sono imbattuto in titoli mai sentiti che, ovviamente, mi hanno spinto ad approfondire e ad inserire la maggior parte di essi fra i film da recuperare e guardare.
Invito chiunque sia interessato al cinema a scorrere la lista con attenzione, sono certo che ognuno di noi riuscirà a scoprire qualcosa di interessante e assolutamente sconosciuto ... e poi si va a leggere qualcosa degli altri film dello stesso regista, dei “migliori” film del tale paese del quale di conosce molto poco, e avanti all’infinito.
Per nostra fortuna (o sfortuna) i film sono tanti che è impossibile  guardarli tutti, il vero problema consiste nello scegliere, impresa per niente facile, ardua, oserei dire impossibile.

domenica 21 agosto 2016

Concorso fotografico > acque pubbliche > lavatoi > pali di sapone

Ennesimo post originato da coincidenze, associazioni mentali, nessi, digressioni, e via discorrendo. Tutto è cominciato da un concorso fotografico avente come tema "La Massa che non conosco" (Massa Lubrense, mio comune di residenza). Avendo una invidiabile (e riconosciuta) conoscenza del territorio dovevo solo decidere quale posto "dimenticato da Dio e dagli uomini" potesse  anche fornirmi buoni soggetti. Fra i primi che mi sono venuti in mente sono stati vari "punti acqua" - cisterne, pozzi, fontane, sorgenti e lavatoi - abbandonati e semisconosciuti alle nuove generazioni, in aree non molto trafficate e quindi noti solo ad anziani o a escursionisti erranti come me e di conseguenza rispondenti all’esplicito limite del tema.
   
Dopo varie rapide ricognizioni, però, ho rinunciato per aver trovato situazioni di abbandono, degrado e, dove l'acqua ancora fluisce, tubi di gomma che, per quanto utili, non sono un bel vedere. Pur essendo passato ad altri soggetti (comunque con gran soddisfazione), nello scorrere mentalmente tutti i luoghi dove fosse presente acqua pubblica mi sono soffermato a immaginare il "problema acqua" almeno nella prima metà del secolo scorso e, chiacchierando e investigando, sono venuto a conoscenza di situazioni ipotizzabili sì, ma certamente poco conosciute. 
Non starò qui a dilungarmi sulla fondamentale importanza dell'acqua per le popolazioni di qualunque paese del mondo, e riporterò solo poche notizie raccolte qui, dove era indispensabile non solo per la vita famigliare, ma anche per irrigazione e per abbeverare.

Mentre alcune aree sono ricche di sorgenti perenni (versante nord-ovest) altre hanno pochissima acqua e, prima del completamento dell’acquedotto pubblico, in varie frazioni la popolazione poteva contare solo su pochi pozzi e sulle cisterne nelle quali si raccoglieva l’acqua piovana. I primi erano quasi tutti in proprietà private, ma mi hanno riferito che era consentito l’accesso alla maggior parte di essi, talvolta solo in determinati orari.
Le sorgenti erano spesso associate a lavatoi pubblici, dei quali Massa Lubrense è particolarmente ricca. Tanti sono oggi visibili anche se abbandonati e/o coperti da vegetazione e materiali vari, in pochi scorre ancora l’acqua, solo uno (Canale) è tuttora certamente in uso. Alimentato dalla principale sorgente del territorio, questo è senz’altro il più grande ed è regolarmente frequentato.
Oltre all'aspeto positivo di mantenere viva una  tradizione, penso sia doveroso e interessante sottolineare che varie sono le giovani signore che preferiscono lavare lì vari tipi di tessuti delicati sopratutto perché quell’acqua è meno dura, meno calcarea. 

Ricordo che vari anni fa, guidando un gruppo di escursionisti, ci fermammo a chiacchierare con un gruppetto di donne all’opera. Una delle più giovani, notando la sorpresa di varie delle signore americane mi chiese espressamente di spiegare che tutte avevano la lavatrice a casa, ma che preferivano venire al lavatoio per preservare i loro capi e per stare insieme, chiacchierare ... “gli uomini vanno al bar, noi veniamo al lavaturo!”.
A beneficio di chi non ha la benché minima idea di cosa sia un lavatoio, eccone una breve descrizione. Si tratta di due vasche delle quali quella che riceve l’acqua è destinata al risciacquo, l’altra al lavaggio ... l’acqua della prima sarà sempre limpida e lo stramazzo si versa nella seconda che invece conterrà più detersivo. 
     

Una volta si usava il “sapone molle”, venduto a kg e messo in fogli di carta pesante grezza (come quelli che qualcuno ancora usa per i cuoppi di frittura), lo stesso con il quale si insaponavano gli alberi della cuccagna, qui conosciuto come 'o palo 'e sapone.
    
Belli tiemp’  ‘e ‘na vota ...

giovedì 18 agosto 2016

Giovani cinefili, non sottovalutate maestri del muto come Erich von Stroheim

Erich Von Stroheim, nome emblematico di Hollywood (in particolare dell’epoca del muto), personaggio singolarissimo avvolto da un certo mistero, regista di rottura degli schemi spesso equiparato a mostri sacri come D.W. Griffith (con il quale fece le sue prime esperienze), Cecil B. DeMille e Buster Keaton, ottimo sceneggiatore e buon interprete, maniaco della accuratezza e della grandiosità delle scene, ostinato fautore di film lunghissimi, eppure non molti ne hanno sentito parlare e solo pochissimi conoscono effettivamente le sue opere. 
Dei dodici film attribuiti a von Stroheim in 3 di essi (Merry-Go-RoundThe Great Gabbo e Fugitive Road) il suo nome non compare ufficialmente e uno (The Honeymoon) è perso. Di conseguenza solo i seguenti 8 sono oggi disponibili per la visione:
1919 - Blind Husbands 
1920 - The Devil's Passkey 
1922 - Foolish Wives 
1924 - Greed 
1925 - The Merry Widow 
1928 - The Wedding March 
1929 - Queen Kelly 
1933 - Hello, Sister! 

Di tutti questi, oltre che regista, fu anche sceneggiatore e in molti di essi anche attore protagonista. 
Nato a Vienna nel 1885 e giunto negli States nel 1909, dopo qualche anno entrò nel mondo del cinema come stuntman e comparsa apparendo anche nella pietra miliare Intolerance (D.W. Griffith, 1916). 
Subito dopo i primi due fu chiaro che aveva una visione unica, ma ben precisa, dell’essenza del cinema e non gli fu difficile trovare produttori disposti ad investire su di lui. Tuttavia ben presto cominciarono le polemiche, minacce, ricatti da una parte e dall’altra in merito alla lunghezza dei film, alle richieste di von Stroheim, alle sue manie di grandezza e alle conseguenti spese fuori controllo, diatribe che addirittura durarono fino agli anni ’50.
Il punto di svolta può essere considerato Greed (tit. it. Rapacità), forse il suo film più famoso e acclamato, che lui voleva montare in una versione di circa otto ore e per questo fu licenziato e quella che giunse nella sale fu invece drasticamente ridotta a poco più di due. 
Altri problemi seguirono con The Wedding March The Honeymoon che, fra i progetti faraonici del nostro Erich e i limiti imposti dai produttori, furono uniti, ri-separati, pesantemente ridotti e ri-montati in un unico film. Di essi oggi rimane ben poco, vale a dire la sola prima parte della storia di Nicki (interpretato dallo stesso von Stroheim), uscita in Italia con titolo Sinfonia nuziale, che arriva fino al matrimonio e alla partenza degli sposi. La seconda (tit. it. Luna di miele) comprende(va) non solo il viaggio, ma numerosi altri avvenimenti aventi per protagonisti le stesse due coppie del primo film però ora non ne rimane alcuna copia, si sa che l’ultima conosciuta fu distrutta nel corso dell’incendio della Cinémathèque Française nel 1959. La versione di The Wedding March attualmente in circolazione (110min) pare sia quella montata da Josef von Sternberg mentre il primo montaggio eseguito da von Stroheim prevedeva una durata di circa 4 ore. 
Ormai la sua "fama" di folle visionario era ampiamente conosciuta e, complice l'avvento del sonoro, non trovò più produttori disposti ad investire su di lui.

Conclusa la sua controversa carriera di regista, continuò ad essere attivo come sceneggiatore ed ancor di più come attore, partecipando a film famosi ed ottenendo anche una Nomination Oscar nel 1951 come miglior attore non protagonista, per la sua interpretazione in Sunset Boulevard (Billy Wilder, 1950, 52° miglior film di sempre per IMDb) nei panni di Max von Mayerling, già marito e regista della diva del muto Norma Desmond (Gloria Swanson) finito a fare il suo autista. (foto sopra)
Pochi giorni fa ho trovato questo interessantissimo ed estensivo documentario (in inglese) sul lavoro del regista, un vero e proprio tributo nel quale sono raccolte interviste foto e spezzoni dei suoi film per un totale di quasi due ore ... da non perdere per chi lo conosce, un'ottima introduzione al suo lavoro per chi non ne ha mai sentito parlare.

martedì 16 agosto 2016

La Llorona, il più famoso fantasma messicano

A dire il vero il suo mito non si limita al solo Messico in quanto nei secoli si è propagato non solo in tutta l’America latina fino in Cile e Argentina, ma resiste ancora anche negli stati meridionali USA, fino alla metà del XIX secolo territori messicani.
Similmente alla maggior parte dei miti, l'origine de la Llorona (= piagnona) è sconosciuta e si perde nella notte dei tempi, ma i più sono comunque d’accordo a datarla in epoca precolombiana. Evidenza di ciò si trova nel fondamentale testo Historia general de las cosas de Nueva España (1540-1585, conosciuto anche come Codice Fiorentino) scritta da Fray Bernardino de Sahagún missionario francescano che si distinse per essere stato soprattutto a contato con gli indigeni, aver appreso il loro idioma e studiato la loro cultura.

Per comprendere l’importanza della sua opera basti pensare che per averla scritta è stato definito il primo antropologo moderno e che per la sue obiettive, precise e dettagliate descrizioni (nelle quali criticava non poco i modi della conquista spagnola) ne fu proibita la lettura e fu pubblicata solo nel 1829. Fra le pur numerose relazioni e cronache del '500, questa fu l’unica ad essere scritta in náhuatl e in spagnolo. Di conseguenza si può essere certi che la fonte sia più che autorevole e affidabile. Del resto anche tante leggende simili (probabilmente la stessa adattata a tempi e luoghi) sono connesse con la cultura indigena, più che con quella dei conquistadores spagnoli.
La versione più famosa, tuttavia, è legata alla capitale messicana, è strettamente connessa con la presenza degli spagnoli ed è anche precisamente ubicata. Nella zona del lago de Texcoco (oggi non esiste più, ma si trovava a meno di 2km a sud dello Zocalo, centro di Ciudad de Mexico) viveva una indigena (in alcune versioni meticcia, comunque non bianca) che aveva una relazione con uno spagnolo, dal quale ebbe tre figli che crebbe amorevolmente. Dopo un certo tempo cominciò a fare pressioni sull’uomo chiedendogli di sposarla e riconoscere i figli anche perché all’epoca poter dimostrare di avere anche solo una piccola percentuale di sangue europeo era fondamentale (vedi post sulle caste).
Lei insisteva e lui rimandava fin quando fu chiaro che non l’avrebbe mai sposata. A questo punto le divergenze fra le varie versioni diventano più rilevanti di quella alla quale ho già accennato in merito al fatto che non fosse spagnola e al numero di figli che varia da uno a tre. In alcune si sostiene che vide per caso l’uomo in carrozza con un dama spagnola, in altre che addirittura egli si sposò, in ogni modo il risultato fu che in un momento di follia derivante dall’affronto subito, dalla delusione di aver perso il suo uomo, dall’essere stata disprezzata, gettò i figli nel lago (o in un fiume, rare versioni dicono che li pugnalò) o li affogò deliberatamente e subito dopo si suicidò gettandovisi anche lei.
   
Ma anche il suo gesto ha dato luogo a diverse interpretazioni,spesso capziose, con significati molto diversi . Volle essere una rivincita nei confronti dell’amante (cha amava i figli, ma non la degnava di uno sguardo), una punizione autoinflitta per la vergogna essersi lasciata corrompere da un invasore, o una vendetta contro i figli “bastardi” nei quali a quel punto riconosceva l’uomo che l’aveva sedotta e abbandonata? Di qui a far diventare la legenda un fatto razziale il passo è breve e quindi in tanti hanno tirato addirittura in ballo la famosa Malinche (divenuta Doña Marina dopo essere stata battezzata), la donna che durante buona parte della Conquista fu interprete, consigliera e amante di Hernán Cortés. Per il curioso metodo di traduzione la Malinche (che parlava nahuatl, sua lingua natia, e maya essendo stata schiava in Yucatàn) era affiancata da un naufrago spagnolo che aveva appreso il maya. Quindi ciò che diceva Cortés veniva tradotto in maya e Doña Marina lo traduceva in nahuatl ... e viceversa. Questo lavoro fu fondamentale sia per dettare le condizioni di resa, sia per stringere alleanze con i nemici degli aztechi e quindi per la conquista dell'attuale MessicoL’aggettivo malinchista è tutt’oggi usato in termini dispregiativi riferendosi agli esterofili, a coloro che apprezzano gli stranieri e le altre culture disdegnando la propria.

   
Qualunque siano state le motivazioni dei suoi tragici gesti, da quel momento la Llorona cominciò a vagare nella notte, piangendo disperatamente e gridando “dove sono i miei figli?”. Si dice che ancora oggi in alcune areesi sentano i suoi lamenti e il suo pianto a dirotto, e chi sostiene di averla vista la descrive come una donna completamente vestita di bianco, con un velo che le copre i lineamenti, ma anche in questo esistono numerose versioni contrastanti. Si sa che le superstizioni in determinate culture possono avere gravi conseguenze e addirittura per un certo periodo, essendosi sparsa la voce della sua presenza, fu istituito un coprifuoco ufficiale fra le 23 e le 5 del mattino successivo.
In conclusione i punti fermi sono: i figli illegittimi, l’abbandono, l’uccisione dei figli, il suicidio, questi ultimi due eventi legati all’acqua.
La Llorona viene spesso anche associata a varie dee azteche come la Chocacíhuatl, ai cihuateteos e più recentemente a las Catrinas (foto sopra), emblemi della popolare festa messicana del Día de Muertos. Il nome fu creato dal muralista Diego Rivera (marito di Frida Kahlo) che ne inserì una a grandezza naturale addirittura nella sua famosissima opera Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central, ponendola proprio al centro, con l’artista stesso (bambino) al suo lato e Frida dietro di loro. (foto in basso a sx)
   
Sulla base della leggenda della Llorona sono stati prodotti almeno una decina di film (il primo nel 1933, poster sopra a dx), telefilm e varie canzoni, fra le quali quella resa famosa dalla mitica Chavela Vargas, inserita anche nel film Frida (di Julie Taymor, 2002, 2 Oscar + 4 Nomination).
Su questi vari argomenti, in un modo o nell’altro tutti connessi fra loro, potrei continuare a discettare all’infinito, ma penso sia meglio che per il momento mi fermi qui.

sabato 13 agosto 2016

Discettazioni Erranti, primo triennio

Tre anni fa aprivo queste pagine rendendo note le mie intenzioni, illustrando le mia “ambizioni” e chiarendo il significato del nome, non certo casuale. (primo post, 13 agosto 2013)

I numeri non sono eccezionali, ma in lenta e costante ascesa sia per quanto riguarda di visualizzazioni che per followers e quindi, considerato che di certo non pretendevo né pretendo di diventare un famoso blogger, posso ritenermi del tutto soddisfatto.
Un altro dubbio che avevo all’inizio era quello circa la possibilità di avere un certo numero di lettori senza dichiarare un argomento principale, specifico ed esplicitato nel titolo. Un blog dedicato a sole ricette, o viaggi, o escursionismo potrebbe avere avuto un maggiore impatto, ma sarei stato costretto a scrivere di cose sempre simili, con un vocabolario limitato e sarei presto giunto al limite della saturazione.
Al contrario, mantenendo fede a quanto anticipato nel post di apertura
“chi avrà il tempo e la voglia di tornare in questo blog …. non potrà mai sapere cosa aspettarsi”.  
ho potuto spaziare in un vasto ventaglio di soggetti, ho innescato qualche polemica, ho fatto un po’ il reporter, ho proposto itinerari e ricette (sia etniche internazionali, che tradizionali meridionali, ma anche alcune create da me) mi sono addentrato in discorsi da cinefilo (pur sapendo di scrivere per pochi)  in parole povere mi sono divertito molto di più, il che era in ìl mio obiettivo principale tanto non devo vendere niente, non devo convincere nessuno e non mi devo candidare in nessuna elezione.
Le aride, eppure interessanti statistiche, evidenziano che i post più visualizzati sono stati quelli relativi al argomenti di interesse locale, soprattutto ambiente ed escursionismo. Alcuni su Punta della Campanella hanno superato le 2000 letture, ma già pochi mesi dopo l’apertura del blog questo Sentiero delle Sirenuse: imprecisioni, esagerazioni, fantasie e .... insinuazioni contò oltre 500 visite dirette.
Tutto ciò è ovvio se si considera che le prime decine di follower erano quasi tutti conoscenti o comunque mi conoscevano per le mie attività escursionistiche, cartine online e siti. Nell’ultimo anno, invece, la stragrande maggioranza dei nuovi follower non hanno niente a che vedere con escursionismo e penisola sorrentino-amalfitana e risiedono in diverse regioni italiane ma anche nelle più disparate parti del mondo (l’ultima, la 144ima risiede in Venezuela).
Parallelamente a Discettazioni Erranti, ho riorganizzato anche i miei account Google+ dividendo foto, recensioni cinematografiche, video, ricette e ricordi di viaggio in varie raccolte di volta in volta linkate ai post e, al contrario, condividendo in esse i post del blog pertinenti per argomento.
Per chi non le conoscesse e per semplicità ecco i link alle raccolte nelle quali troverete tutti i post relativi ai relativi ai cari titoli:

Volendo mantenere lo “stile” di questo primo triennio, sappiate che:
  • almeno fino a fine anno continuerò con il mio progetto cinefilo mirando ai 366 film nel 2016, forse continuerò nel 2017
  • da fine ottobre spero di riprendere le escursioni sul Teide, così come gli assaggi di cucina internazionale
  • appena rinfresca pubblicherò post relativi all’escursionismo con maggior frequenza, ma già dai prossimi giorni aspettatevi nuove battute fotografiche