martedì 30 settembre 2014

Camminare a Menorca: Cap de Cavalleria

Ho cominciato a caricare le foto delle escursioni a Menorca. La prima è stata l’unica passeggiata al nord dell’isola, alla punta più settentrionale che si protende verso la penisola iberica: Cap de Cavalleria.
Questa parte è molto arida, senza un filo d’ombra e quel giorno tirava uno scirocco umido che mi ha fatto bere una quantità d’acqua molto superiore alla norma (ricordarsi di portarla).
Qualche foto del sentiero l’avevo già postata per mostrare le chiusure dei cancelletti (che si trovano lungo tutto il GR223) e anche delle strane curvature dei rami che il vento provoca negli arbusti. La parte nord è la più ventilata e arida.  
Vedrete dalle foto in questo album Google+ che lungo il percorso si alternano macchia bassa, pietre e arbusti sparsi … questo nella foto era uno degli alberi (pochi) più alti.
Al faro di Cap de Cavalleria ci si arriva anche in auto (ma da un'altra strada) e fino a Cala Morell non ci sono altri villaggi lungo la costa verso ovest. Cala Tirant ha una bella spiaggia (libera, pulita e sorvegliata) dove potersi bagnare e il puntino bianco che si vede sulla punta sullo sfondo è il faro di Cap de Cavalleria.
  
In primavera ci saranno molti più fiori, per ora fra i vari arbusti spiccavano i fiori della Scilla (Urginea maritima) una delle piante più comuni in tutta l'isola, che ho trovato dovunque, vicino alla costa, in aree interne ed anche urbane. Ad occhio, direi che è mediamente più gialla delle nostre, i fiori sono più ammassati e ne ho viste molte che non si sviluppano verso l'alto, ma formano un "palla" come nel caso della foto in basso (con farfalla). 

domenica 28 settembre 2014

Lucertole con macchie azzurre

Qualcuno ricorderà che un paio di settimane fa avevo pubblicato queste foto di lucertole con alcune macchie azzurre (una sopra alle zampe anteriori e alcune squame ventrali) ed erroneamente avevo pensato che si trattasse dello stesso animale. 
  
Osservando meglio il disegno sul dorso mi sono successivamente convinto che quelli che avevo visto erano due esemplari diversi che per caso avevo fotografato nello stesso posto a distanza di pochi minuti. Quindi oggi sono tornato in loco per andare a verificare e ne ho fotografati altri 4 esemplari dei quali due hanno la coda estremamente caratteristica e non possono essere confusi con gli altri senza neanche dover andare a controllare il disegno sul dorso.
Guardate le due foto qui in basso e capirete di cosa sto parlando.
  
E per finire ho anche assistito ad una furiosa zuffa fra due di loro che si contendevano un piccolo lombrico.
Anche se ho sempre saputo che quasi tutte le lucertole dei Lattari e della Penisola Sorrentina appartengono alla specie Podarcis sicula, fatte delle ricerche pare che quelle fotografate possano essere invece delle Podarcis muralis.
Mi sono rivolto ai miei amici naturalisti che, spero a breve, potranno risolvere l’arcano.
In questo album Google trovate una ventina di foto. Nelle didascalie ho numerato gli esemplari nell’ordine in cui li ho fotografati in modo da cercare di tenerne traccia. Alcune sono molto simili, ma ho pensato che anche un minimo movimento della testa o delle zampe potesse mostrare un diverso particolare utile per l'identificazione. La foto di L5 è di scarsa qualità, ma si apprezza la colorazione e l'ho inserita solo per censire un altro esemplare.

venerdì 26 settembre 2014

Menorca: ricognizione e perlustrazione (2)

Il percorso del Camì de Cavalls, GR223 è molto vario non solo per quanto riguarda la vegetazione, ma anche per i diversi ambenti attraversati. Nei tratti che si allontanano dalla costa e più vicini a zone agricola, si procede fra antichi muri a secco e talvolta su cammini lastricati che includono lastroni di roccia segnati dai solchi delle ruote dei carri. Ci sono sezioni che attraversano zone desertiche rocciose (specialmente al nord, vedi foto) e altre nelle quali invece si procede su sabbia paralleli ad un mare molto invitante.
La vegetazione dominante è il matorral, macchia mediterranea bassa nella quale dominano gli arbusti di lentisco e oleastro spesso completamente curvati dal vento. Ci sono alcune pinete e lecceti, questi ultimi di solito limitatamente ai barrancos, strette vallette di erosione.
  
C’è poi un’area che si lambisce solamente, ma che vale senz'altro una deviazione e qualche ora del nostro tempo: S’Albufera des Grau. Parco naturale dal 1995 e nucleo principale della Riserva della Biosfera di Menorca, accoglie una media di quasi 10.000 uccelli d’inverno e circa 2.000 d’estate con una varietà di un centinaio di specie diverse. La grande laguna riceve acqua dal mare per effetto della marea, con afflusso oggi regolato per evitare eccessi di salinità.
Lungo il percorso o nelle immediate vicinanze, quindi raggiungibili con brevi deviazioni, ci sono anche una quantità di siti archeologici della civiltà talaiotica e tante torri, fortezze e fortini.
  
Come già anticipato si dovranno attraversare anche aree urbanizzate, ma questo “svantaggio” è controbilanciato dal poter usufruire di trasporti pubblici per accedere ai sentieri e rifornirsi facilmente di cibo e bevande.  
Passando all’argomento altimetria, sappiate che l’isola di Menorca - pur essendo relativamente grande (702kmq) - non ha catene montuose e quasi neanche colline. La cima più alta è l’isolato picco di Monte Toro (358m) e la seconda altura per elevazione è Santa Agueda, appena 268m. Sia per queste caratteristiche geomorfologiche che per la natura stessa del percorso (quasi costiero) i dislivelli non sono significativi e nell'intero percorso solo un paio di occasioni si superano i 100m di quota. Ciononostante sappiate che a 30 e 50 metri alla volta in una giornata si possono accumulare anche 700-800 metri di dislivello complessivo. Ci sono tanti saliscendi che includono talvolta brevi tratti abbastanza ripidi.
Nella pianificazione dell’itinerario di ciascun giorno si devono anche valutare bene le distanze e considerare le condizioni meteo. In quanto al primo argomento, bisogna tenere presente che talvolta da un centro abitato all’altro ci sono talvolta molti chilometri, che non sempre esistono semplici vie di fuga e che spesso l'ultimo bus parte verso le 17-18. 
Il secondo argomento è comune a quasi tutte le escursioni, ma ci tengo a sottolineare che nelle giornate calde, anche se non eccessivamente assolate, vi renderete conto della quasi totale assenza di zone ombrose. Quindi tanta acqua, protezione e ... qualcuno potrebbe anche scegliere di portarsi un ombrello!
  
PS - la settimana prossima pubblicherò numerose foto con ulteriori informazioni, nel caso qualcuno fosse interessato a questo percorso.

giovedì 25 settembre 2014

Menorca: ricognizione e perlustrazione (1)

Come era facile dedurre dai precedenti post sono a Menorca (Baleari, Spagna) e quanto esplicitato nel titolo di questo spiega il perché sono qui.
Attraverso indagini in rete e comprando una guida avevo già appreso abbastanza in merito alla geografia generale dell'isola, logistica e ovviamente al Camí de Cavalls (GR223), il percorso circolare di 185,4km che percorre tutto il perimetro dell'isola. Già documentato nel XVII secolo, non era completamente pubblico, ma godeva di diritto di passaggio attraverso i latifondi quando questi erano frapposti fra tratti di camí ufficiali. Nel secolo scorso erano molti i proprietari che si opponevano al suddetto diritto di passaggio, ma con la fine della dittatura i minorchini cominciarono a interessarsi al recupero di questo tracciato storico e finalmente nel 2009 è ufficialmente nato il Camí de Cavalls.
A giudicare dall'andamento, a volte contorto, del tracciato deduco che sussistono alcune questioni irrisolte. Comunque sia, dalle prime ricognizioni ho potuto constatare l'ottima segnaletica e la buona manutenzione generale dei sentieri. Le proprietà private che si attraversano son delimitate da muretti a secco in pietra calcarea (onnipresenti in tutta l'isola) e un facile passaggio è garantito da moderni varchi (in pietra, diversa da quella dei muretti) chiusi da caratteristici cancelletti di legno a chiusura "automatica". Infatti sono montati su asse non perfettamente verticale, il che li fa richiudere, e il "lucchetto" è fatto in modo che per aprire bisogna alzarlo ma poi torna a posto da solo.
  
Chiaramente l'itinerario attraversa anche vari insediamenti turistici sorti attorno a piccoli villaggi  e tocca le due città principali: Mahòn e Ciutadella.
Ma se è vero che si è "costretti" a camminare talvolta in ambito urbano e su asfalto, allo stesso tempo ciò è di grande convenienza logistica in quanto è facile rifornirsi di cibo e bevande e, particolarmente lungo la parte meridionale, ci sono parecchi posti dove potersi piacevolmente sedere per un semplice cafè, una caña o un paio di tapas.
Per di più molte di queste località sono collegate con line dirette con Mahon e alcune con Ciutadella. In altri casi è necessario un trasbordo. Sembrerà strano, ma praticamente non esiste una strada costiera. La struttura viaria di Menorca è a spina di pesce avente l'asse centrale costituito dagli scarsi 50km della ME1 (Mahon - Ciutadella e con varie diramazioni verso la costa a nord (poche) e a sud (più numerose). 

Ne consegue che ancor meglio che utilizzare un veicolo proprio (essendo poi costretti a tornare al punto di partenza) si può comodamente arrivare in bus al punto di partenza e ritornare da un altro ... e molte volte ci sono varie possibilità a distanza di pochi km. Il servizio è preciso e puntuale, gli autobus sono comodi e puliti, gli orari sono affissi in tutte le fermate e i biglietti si fanno a bordo! Niente a che vedere con le barbarie di casa nostra. 
Il prossimo post post sarà dedicato alla natura e a quello che si può vedere percorrendo iCamí de Cavalls. Sto cominciando a scegliere ed organizzare le foto che poi pubblicherò su Google+ e per ora vi do una piccola anticipazione ...
  

mercoledì 24 settembre 2014

Incontro (reale) con una civetta

A seguito del post di ieri relativo alla civetta e altri rapaci notturni, ho ricevuto da Giannandrea Schiavo un interessante messaggio nel quale descrive uno dei “rari” incontri reali e ravvicinati con questo piccolo rapace, vissuto in prima persona. 
Ve la riporto allegando anche due “foto ricordo” dell’evento.
Una mattina del 2007 mi sveglio, come al solito è presto e fuori è ancora buio.Quella mattina però dalla sala da pranzo provengono alcuni rumori insoliti, diciamo dei ticchettii.Chiaramente so che non sono dei malintenzionati, comincio quindi a domandarmi di quale animale si tratti stavolta (nel giardino di casa ne ho incontrati diversi) ... accendo il lampadario centrale ed eccola lì, in mezzo al salone che mi guarda "immobile" con la testa ruotata di 90° ...incredibile una civetta in mezzo al salone di casa, questo proprio non mi era mai capitato! Capisco quindi che i ticchettii erano generati dai suoi ripetuti tentativi di "attraversare" il vetro del balcone, la guardo allibito, poi mi fermo e comincio a chiamare mia moglie dicendole che c'è una civetta in mezzo al salone e che deve alzarsi perché io devo andare al lavoro e rischio di perdere il treno!
Dopo un attimo di incredulità Isabella arriva entusiasta, nel frattempo la civetta è scomparsa ... caspita in un attimo si è nascosta.Prima di andare via apriamo il balcone, sperando che così si decida ad uscire dal nascondiglio ed a volare via .... dopo oltre un'ora mia moglie mi chiama e mi dice:- la civetta dal salone è passata nella stanza delle bambine e si è nascosta sotto al letto di una delle mie figlie- ad uscire fuori non ci pensa proprio (probabilmente adesso il sole è troppo alto e la infastidisce)- "estrarla" manualmente dal nascondiglio non è proprio semplice poiché il becco e gli artigli incutono un certo timore. A questo punto mia moglie ha una grande idea: chiama il veterinario Ferdinando Iaccarino di Piano chiedendogli se gli interessasse aiutarla nel recupero della civetta. Detto fatto, Ferdinando incuriosito dall'eccezionalità dell'evento, si fionda a casa nostra e, dotato di un paio di guanti protettivi, riesce a estrarre la civetta dal nascondiglio/letto  e la depone in uno scatolo (l'idea era quella di tenerla in un ambiente buio, cosicché fosse protetta dalla luce forte del giorno e dal relativo stress).
 Nel tardo pomeriggio arrivo a casa, prendo lo scatolo e lo depongo sul terrazzo (ultimo piano), ormai è quasi completamente buio ed immagino che per la nostra nuova amica sia il momento ideale per ritornare nel suo habitat naturale. Proprio così, non ho neanche il tempo di allontanarmi dallo scatolo che subito sento il battito delle ali della "nostra" civetta, il richiamo del buio è stato fortissimo e stavolta lei non ha avuto alcuna esitazione!
Per inciso, Giannandrea Schiavo vive a Sant'Agata, in area semiurbana. 

lunedì 22 settembre 2014

La Civetta e altri rapaci notturni

Assistendo ad una esibizione di falconeria a Mahòn, ho avuto modo di scattare varie foto di una Civetta (Athene noctua) e di altri rapaci. Data la vicinanza e la tranquillità di questi splendidi uccelli le immagini sono abbastanza nitide da poter apprezzare numerosi dettagli. Quindi seppur non scattate in ambiente naturale e tantomeno di notte, ho ritenuto opportuno pubblicare alcune immagini.  
  
In effetti dei vari esemplari presentati solo la Civetta è certamente fra quelli che sono ancora presenti in Penisola e sui Monti Lattari, insieme al Barbagianni (Tyto alba) e l'Allocco (Stryx aluco).
Fra tutti i rapaci notturni la Civetta è probabilmente quella più presente nella mitologia e simbologia. Per gli egiziani simboleggiava la morte, la notte e indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quindi l’oscurità. Per gli aztechi la Civetta era associata al dio dell’oltretomba Techolotl. Nella mitologia greca e romana era sacra ad Athena-Minerva ed era simbolo della filosofia e della saggezza.
Una curiosità: la civetta è oggi l'elemento caratteristico delle monete greche da un Eur. Il disegno riproduce abbastanza fedelmente la sua rappresentazione così come compariva sulla tetradracma del V sec. a.C.
  
In questo album Google+ (Rapaci notturni) a quelle della civetta seguono numerose foto di un Gufo reale (Bubo bubo) fra i più grandi rapaci notturni. Può raggiungere gli 80cm di altezza e le femmine, che sono sensibilmente più grandi dei maschi, arrivano ad avere 2 metri di apertura alare e oltre i 4kg di peso. Nelle foto con le ali quasi spiegate si può apprezzare la notevole apertura alare pur trattandosi di un esemplare maschio, quindi più piccolo.
In coda ho anche aggiunto qualche foto di gufi non europei, vale a dire il Gufo reale indiano (Bubo bengalensis, con l'occhio arancione) e il Gufo africano o Gufo reale maculato (Bubo africanus, con l'occhio giallo). 
Potrete trovare molte informazioni interessanti - e attendibili - sulle caratteristiche dei rapaci notturni in questa pagina di un sito dedicato alla falconeria.

domenica 21 settembre 2014

Altra isola, altri sentieri, altra ottima segnaletica

Verrà mai il giorno in cui anche sui Monti Lattari si potrà usufruire di una segnaletica semplice, precisa, solida e funzionale?
Quella che oggi sottopongo alla vostra attenzione è quella del Camì de Cavalls, GR 223 - Menorca, Baleari (Spagna), percorso recuperato da pochi anni basandosi sui sentieri e piste che collegavano le torri costiere dell'isola. Come per le nostre torri cavallare, ci si spostava a cavallo da cui il nome attribuito all'intero percorso circolare di circa 200km.
Spero che fra coloro che leggeranno questo post ci siano anche alcuni dei responsabili della futura (la speranza non muore mai) segnaletica della rete sentieristica della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana. Propongo le foto e la breve descrizione solo per fornire ulteriori idee in merito oltre a quelle già discusse in precedenti post.
Chiaramente ogni ambiente ha le sue esigenze e i suoi limiti e di conseguenza segnavia, indicatori e materiali devono essere adattati. Nel caso del Camì de Cavalls, per gran parte del percorso si procede fra vegetazione bassa e le rocce capaci offrire un supporto visibile e duraturo per i segnavia sono rare o del tutto assenti. Quindi i segnavia a vernice sono sporadici mentre molto più frequenti sono i paletti che vedete nella foto in basso. I numeri dipinti in bianco sulla faccia che guarda il sentiero indicano la tappa (in tutto sono 20) ed il numero progressivo per quella tappa.
  

Ogni incrocio principale ha i suoi indicatori (uno per direzione) mentre quelli secondari sono evidenziati solo dai paletti segnavia.Le due foto qui sopra mostrano i chiari ed evidenti indicatori con le prossime mete (di quella tappa) e le distanze indicate in km. Come qualcuno ricorderà, questo è un punto che sostengo da sempre in quanto le distanze espresse in chilometri sono misure assolute mentre i tempi sono relativi in quanto dipendono dalla velocità di ogni singolo escursionista. Inoltre, se proprio si volessero indicare i tempi, le cifre dovrebbero essere accompagnate dall'unità di misura (vedi post del 22 agosto 2013). 
  
Per quanto riguarda il disegno base dei tabelloni con la rappresentazione del percorso di ciascuna tappa è stata scelta la foto satellitare a discapito della cartina. Io propendo per la seconda soluzione, ma in questo caso il risultato è comunque chiaro, visto che non ci sono rilievi significativi che rendano indispensabile l'utilizzo delle isoipse.  
 
Concludo con una curiosità. Non avendo a disposizione i nostri castagni o i pini di altre aree, per i passamano/balaustre si utilizzano piante della macchia. 
I tronchetti e i rami utilizzati sono ben più sottili e contorti, ma assolutamente resistenti e conferiscono un aspetto più naturale a queste protezioni.
 

sabato 20 settembre 2014

Feria a Menorca ... cibo non solo per il palato

Non c'era una grandissima varietà, ma la qualità e l'abbondanza (delle porzioni) per quanto ho potuto vedere e in minima parte assaggiare erano notevoli.
Tutto l'insieme era un piacere per la vista e per l'olfatto.
Questa "padellata di uova" fa venire in mente quella agognata da Totò in Miseria e Nobiltà, anche se gli altri ingredienti sono diversi.


Ma voglio soffermarmi su un'attrezzatura geniale, che avevo già avuto modo di apprezzare al Carnevale di Tenerife: una enorme griglia rotante.
Si compone di due grandi piattaforme metalliche circolari, quella inferiore con il carbone è fissa mentre quella superiore con i vari tipi di carne e insaccati viene fatta ruotare e facilmente alzata o abbassata a seconda delle necessità in quanto montata su una vite centrale.
Questo sistema offre il doppio vantaggio di poter sollevare una griglia grande e pesante senza il minimo sforzo e di gestire al meglio la cottura. Infatti il carbone non si distribuisce sul piatto inferiore in maniera uniforme, ma si creano spicchi con più o meno carbone, quasi al punto di fiamma o che stanno quasi per spegnersi e possono anche esserci settori senza affatto carbone. Quindi sul piatto potranno disporsi opportunamente le carni già cotte (pronte per essere servite) e quelle appena scottate (da finire di grigliare) tenendole in caldo, quelle ancora crude sopra alle parti senza carbone, quelle in cottura sulla brace ardente.
Altre foto di "bruschettine vegetariane", innumerevoli qualità di té, aromatizzati e non, l'immancabile paella, erbe per infusi officinali, chicharrones circondati da olive, pane e pagnotte, condite e non, sono in questo album Google+

venerdì 19 settembre 2014

Referendum scozzese - video

Ritornando al tema dell'indipendenza della Scozia (i NO hanno vinto e quindi per ora non se ne fa niente) ho trovato su The Guardian questo divertente e interessante video
vale a dire "Il referendum scozzese spiegato ai non britannici" ... purché conoscano l'inglese. Sarebbe interessante averne una versione doppiata o sottotitolata per renderlo più fruibile.
Ciononostante, chi fosse interessato potrà trovare, con un po' di pazienza, tutte le informazioni relative ad avvenimenti come il Darien disaster o alla West Lothian question che, stando a quanto detto nel video, sono cose misteriose anche per tanti sudditi di Elisabetta.

giovedì 18 settembre 2014

Una cartina con descrizione dell'itinerario aiuta sempre? (2^ parte, Faito)

Come avevo preannunciato nel precedente post, ecco il commento alla all’itinerario 3. Il Monte Faito e il “Molare” pubblicizzato sul depliant del Parco Regionale dei Monti Lattari.
La spiegazione risulta molto confusa nella seconda parte e non congruente con la mappa tratta dalla cartina del Parco (immagine più in basso), molto di fantasia in quell'area. Il percorso evidenziato è in parte errato e si ferma molto prima del Molare (meta dell’escursione) che oltretutto resta fuori carta.

A onor del vero, il testo delle prime due colonne è in effetti giusto con la sola eccezione della menzione della funivia - inesattezza motivata dal fatto che il dépliant fu realizzato prima della sua chiusura - e lasciava ben sperare. Ma se la descrizione è corretta, non lo è la carta. Infatti la linea giallo-rossa dal tornante a valle del Santuario scende fino al penultimo della strada proveniente da Campo del Pero per poi risalire al “piazzale di cava”, indicazione errata e inutile deviazione in quanto si può procedere linearmente verso l’Acqua Santa.
Giunti nei pressi della (vera) biforcazione - Palmentiello e Crocella a sinistra e Molare e Conocchia a destra -cominciano i grandi problemi sia in carta che nella descrizione. Nel testo infatti si pone il suddetto bivio dopo l’Acqua Santa e dato che leggo che “in qualche caso (il sentiero Palmentiello n.d.r.) è chiuso perché ritenuto pericoloso” suppongo che l’autore si sia confuso con il sentiero - effettivamente molto pericoloso - che va verso il Canino e poi termina a Capo Muro.
stralcio dell carta del Parco riprodotta (parzialmente e in scala ridotta) sul depliant









Devo riconoscere che anche sulla carta CAI il tratto San Michele-Crocella è mal rappresentato, ma in quella del Parco la situazione è aggravata dal fatto che la carta base è ben peggiore ancorché più recente. Posso garantire, così come chiunque altro lo abbia percorso, che il sentiero del Palmentiello non include quella vertiginosa discesa verso nord-est abbassandosi fino a quasi 600m di altitudine, ma rimane sempre al di sopra dei 1000m. Anche i devoti al gps (che alla base di quelle alte falesie è meno affidabile che altrove) potranno confermare che il percorso che ho rappresentato nella mia carta essenziale dell’area seppur non precisissimo è molto più vicino alla realtà procedendo verso sud, dirigendosi poi a sud-est ed infine ad est a mo’ di una grande curva.
La sovrimpressione in rosso indicante il sentiero del Palmentiello sulla carta CAI è certamente mal posizionata e non di poco, ma se chi ha prodotto quella del Parco si fosse degnato di consultare qualche socio CAI o meglio i responsabili della sezione di Castellammare di Stabia, questi senz'altro avrebbero segnalato gli errori in quanto ne sono a conoscenza. 
Vari altri errori sono talmente evidenti che si sarebbero potuti evitare anche senza mai essere stati sul posto e inoltre:
* la quota di Monte San Michele (Molare) viene indicata a 1372m, ma in effetti sono 1444m (come tuttavia indicato nel testo) e 72m di dislivello non sono pochi
* Monte Catiello non è alto 1326m bensì 1393m,
* il sentiero 50 non passa dal tornante indicato in carta, ma dal “piazzale di cava” in corrispondenza del tornante più in alto a sud-est di esso e non termina in mezzo al nulla ma in cima al Molare
* l’Acqua delle Scorchie ovviamente non si trova in cima a Castellone
* il tratto Acqua Santa - Conocchia del CAI 300 (ex 00) non ha l’andamento indicato in carta e scollina a oltre 1280m e non a 1257m
Last but not least, sorprende che la "difficoltà" del percorso sia definita con questa dizione: “facile, per tutti”. Se questa valutazione può essere accettabile per la prima parte del percorso, certamente l’ascesa al Molare (e ancor più la discesa) non è proprio per tutti e personalmente non descriverei l’ultimo tratto come “sentiero che sale zigzagando fra facili roccette”. Conosco parecchi escursionisti che arrivati alla base del Molare si godono il panorama da lì, “rifiutandosi” di salire in quanto non si sentono sicuri.
Ripeto la domanda: “Mi sbaglio, sono troppo pignolo o effettivamente ci sono troppi errori?”
Ed evito di soffermarmi su quanto è costata questa carta … 

PS - ringrazio coloro che hanno commentato il precedente post su FB Camminate per il "sostegno morale" fornitomi :-)
In particolare Enrico ha colto il motivo di queste mie analisi: cercare di evitare che, per colpa di persone superficiali e poco professionali, qualche escursionista si perda, metta sé stesso e/o altri in condizioni di pericolo o semplicemente percorra vari chilometri a vuoto o accumuli dislivello inutilmente.
Non mi illudo certo di far improvvisamente cambiare il triste andazzo con post di questo tenore, ciononostante penso sia importante tenere informati gli escursionisti di cosa si riesca a fare ... con i soldi pubblici, quindi nostri. 

mercoledì 17 settembre 2014

Una cartina con descrizione dell'itinerario aiuta sempre?

Ieri mi è capitata fra le mani una cartina/dépliant del Parco Regionale dei Monti Lattari, edita con il titolo “A spasso tra i due mari” e sottotitolo “I 4 itinerari più belli del parco”.
Gli itinerari proposti sono:
1. La Valle delle Ferriere e dei Mulini
2. Il Sentiero degli Dei
3. Il Monte Faito e il “Molare”
4. Tra Positano e Santa Maria del Castello
Comincio col proporvi la descrizione di quest’ultimo itinerario che comprende vari sentieri fra Positano e Santa Maria del Castello.

Pur conoscendo “abbastanza bene” la zona, non sono riuscito a seguire quanto spiegato nel testo.
Sulla cartina il sentiero parte (giustamente) dalla curva di Corvo P lungo la strada di Montepertuso ma la quota di quel punto è circa 205m e non 181m che potrebbe essere la quota di  arrivo (A sulla cartina) al bivio della statale.
A mia memoria lungo le Tese (CAI 33) non c’è un singolo metro in discesa, quindi dove sono i “saliscendi”?
Questo Colle del Cevere (non conoscevo il toponimo, ma a leggere la seconda parte del testo dovrebbe essere l’altura dove si trova il B&B Il Rifugio) si trova ad ovest del punto di arrivo delle Tese, di conseguenza chi si dirige al Santuario, che si trova ad est, non ci passa. Nella descrizione si parla di una “carrozzabile sterrata fra macchia e castagni” che è appunto la strada di accesso al B&B, e non si percorre, ma è giusta la parte successiva da “In corrispondenza di un quadrivio il sentiero CAI n.33 …” in poi.
I paragrafi conclusivi suggeriscono vari possibili itinerari (in maniera oserei dire molto confusa) citando molti toponimi non inseriti sulla carta e liquidando in un paio di righe la discesa via Capodacqua che è il percorso evidenziato in carta.
Mi sbaglio, sono troppo pignolo o questa descrizione è effettivamente abbastanza confusa? Consultando, per esempio, il CAI non si sarebbe potuto ottenere un risultato migliore a costo zero?
Domani vi proporrò quella relativa all'itineraio Il Monte Faito e il “Molare” , a mio parere ancor più confusa ...

lunedì 15 settembre 2014

Agrumicoltura in Penisola Sorrentina nel 1950

Orangen und Zitronen aus Sorrent (Arance e limoni di Sorrento) è un breve documentario tedesco girato nel 1950 16mm e digitalizzato da Ludovico Mosca. 
Le immagini sono molto interessanti in sé e per sé e potrebbero fornire materiale per scrivere più di un libro anche senza scendere in dettagli tecnici, ma lascio il gravoso compito agli esperti. Penso che comunque sia necessaria qualche informazione in più visto che alcune pratiche sono molto cambiate o del tutto scomparse. 
Dopo il primo minuto introduttivo si passa subito ad un’operazione del tutto scomparsa: l’accummugliatura (copertura). Si vedono gli uomini salire sul pergolato, disfare le cupole di pagliarelle e sistemarle sui pali e corde di ferro creando quasi un tetto compatto rendendo quasi bui i giardini. Il modo particolare di accatastare le pagliarelle sulla pergola - evitando spostarle a terra all'inizio della primavera e riportarle su a metà autunno - giustificava una domanda comunissima fino a vari decenni fa: cosa sono quelle “casette” sui pergolati?
  
Si vede poi come si irrigava all'epoca e nei decenni o secoli precedenti. I grandi giardini erano provvisti di un sistema di canalizzazione fissa (in pietra o cemento) che faceva giungere - per gravità - l'acqua dalla vasca a monte fino ai vari appezzamenti. In ogni caso, sia nei grandi che nei piccoli agrumeti, nella fase finale l’acqua era indirizzata alle conche attorno a ciascun albero con solchi appositamente scavati quasi al momento. Una volta data abbastanza acqua ad una pianta, quasi riempiendo la fonte (la conca), con un colpo di zappa si chiudeva quel solco e se ne apriva un altro dirigendo l'acqua alla successiva.
Si possono poi notare attrezzi, o meglio recipienti, peculiari dell’agrumicoltura della Penisola: i panari e le sporte. I primi, di sezione rotonda, venivano riempiti dagli operai stesso sull'albero ed erano agganciati ad un ramo o alla scala per mezzo di un uncino di legno. Le sporte, più grandi e capienti, erano a sezione rettangolare ed erano destinate al trasporto. Le sigle sul lato erano le iniziali del proprietario del fondo o del commerciante. Sia sporte che panari erano costruiti in castagno intrecciato e avevano l'interno imbottito di paglia mantenuta da tela di sacco in modo da non danneggiare la buccia degli agrumi.
Non mi soffermo su altre fasi come innesti, trasporto, lavaggio, incartamento, ecc. (molte di queste scomparse) in quanto per esse, essendo abbastanza chiare, non sussiste una vera necessità di spiegazione.
Ma ci sono ancora un paio di operazioni che vorrei evidenziare: la stropponatura e la misurazione. La prima era effettuata di solito dalle donne le quali, ricevuti i panari, prima di trasferire i limoni nelle sporte provvedevano a livellare i piccioli (strepponi) in modo da non lasciare parti sporgenti che, durante il trasporto, potessero rovinare le bucce dei frutti contigui facendoli marcire.
La seconda si poteva effettuare contemporaneamente alla stropponatura o successivamente in fase di riempimento delle casse da inviare ai mercati. Nel filmato si vede una donna con un calibro metallico avente vari “buchi” denominati in base alla circonferenza espressa in centimetri. Volendo, per esempio  separare limoni 18-21, questi dovevano passare nel 21 e non passare nel 18. Chiaramente chi provvedeva alla scelta aveva solo pochissimi dubbi per misure molto prossime a quelle limite e quindi quasi tutti i frutti andavano direttamente fra quelli diretti alla vendita o quelli considerati scarto in quanto troppo piccoli o troppo grandi senza essere passati per il calibro.
Queste sono solo poche indicazioni basate sui ricordi delle mie giornate passate, quasi una cinquantina di anni fa, nel limoneto storico di Massa Lubrense: il Gesù (localmente noto come 'o Gesùss). Li ho voluti condividere con i lettori di questo Blog sperando di far cosa gradita almeno ai furastieri e a qualche giovane interessato alle tradizioni della sua terra.
Vi invito comunque a leggere anche la pagina di presentazione del filmato sul sito di Ludovico  http://www.ludovicomosca.com/2014/09/orangen-und-zitronen/ nella  quale troverete ulteriori informazioni e le scansioni delle foto tratte da un libretto che accompagna la pellicola.

domenica 14 settembre 2014

Settima Arte: non vi perdete questa perla ...

Sempre alla ricerca di buoni film, tempo fa mi sono imbattuto in Sita sings the blues, pellicola di animazione assolutamente non convenzionale che utilizza varie tecniche, abbastanza diverse una dall'altra. L'abbinamento delle storie che si sovrappongono è speciale e anche la colonna sonora è molto particolare in quanto alterna canzoni della fine degli anni ’20, interpretate dalla cantante jazz Annette Hanshaw (1901-1985), a musica indiana stile Bollywood.
 
Su www.rottentomatoes.com, sito che valuta i film in base alle opinioni della critica, ha un bel 100% potendo contare su 33 recensioni positive e nessuna negativa e vanta 7 vittorie di premi cinematografici in varie parti del mondo. 
La storia prende spunto dal Ramayana (fondamentale poema epico indiano, scritto in sanscrito nel I-II secolo d.C.) e scorre parallela ad una situazione per alcuni versi simile ambienta negli Stati Uniti del terzo millennio.
Ma la cosa ancor più incredibile è che questo film di Nina Paley è stato prodotto nel 2008 per essere di pubblico dominio e che quindi può circolare liberamente, gratuitamente e legalmente. Di conseguenza è anche disponibile in rete anche in alta definizione ed è possibile scaricare il file originale fino a 720p e anche 1080p (4GB). 
Nel sito ufficiale www.sitasingstheblues.com (in inglese) trovate tutti i link per il download, anche di versioni sottotitolate, notizie sul film e sulla produzione.
Chi non conoscesse abbastanza bene l’inglese può visitare invece questa pagina in italiano (che comunque consiglio a tutti) ricchissima di informazioni, spiegazioni e con link per il download.
Come si legge in un commento postato su www.imdb.com 
Sita Sings the Blues" dimostra come una persona con un computer e qualcosa da dire può produrre un lavoro molto più soddisfacente del 90% della spazzatura sfornata da altri con budget 1000 volte maggiori, ma con un millesimo dell’ispirazione.
Non voglio tediarvi oltre, ma se avete un’ora e 22 minuti di tempo libero e un minimo di interesse per il cinema (anche e specialmente per quello fuori dai soliti schemi) penso che dovreste senz'altro guardare questo film, in streaming o dopo averlo scaricato. 
Personalmente suggerisco la seconda soluzione in quanto sicuramente vorrete guardarlo di nuovo, interamente o almeno in parte. 
Buona visione!