venerdì 18 agosto 2017

“Tintin” (Stéphane Bernasconi, Can, 1991-92)

Trattandosi di serie televisiva e non di film, avendola guardata tutta nell'arco di 10 serate e volendo scrivere questo relativamente breve commento onnicomprensivo, ho scelto di inserirlo in questo blog e non semplicemente in Google+.

249-258 * “Tintin (Stéphane Bernasconi, Can, 1991-92) * animazione 

La serie consta di 21 storie create da Hergé, divise in 39 puntate (18 in 2 parti + 3 episodi singoli) di una ventina di minuti ciascuna , per una durata complessiva di circa 14 ore.
Gi eventi sono riportati in modo pedissequo, utilizzando perfino alcuni inserti di disegni originali, punto di inizio dell’animazione della scena successiva.

Pur restando fedele allo spirito del personaggio dei fumetti, Stéphane Bernasconi e gli sceneggiatori hanno dovuto edulcorare un po’ le trame eliminando buona parte della violenza e dell’uso di armi, oltre alla quasi scomparsa del fumo e del bere (in poche occasioni si vede Haddock, noto beone, ubriaco).
  
I protagonisti sempre presenti al fianco di Tintin sono il Captian Haddock e il fido cane Snowy (Milou), un fox terrier stranamente tutto bianco, uno dei cani più accettabili, simpatici e “umani” (ma non umanizzato) dello schermo, che non viene presentato come un genio infallibile ed è sempre pronto a farsi distrarre da un qualunque osso (anche se di solito ci ripensa e si comporta come ci si aspetta). Nella maggior parte delle storie compaiono anche il Prof. Calculus (Professeur Tournesol, geniale, ma abbastanza distratto e sordo come una campana) e gli ineffabili detective Thompson e Thomson (Dupont et Dupond), fonte inesauribile di danni, equivoci, incidenti e incomprensioni, un po’ arroganti e sempre ripetitivi, con un classico accento inglese che contrasta con il più “americanizzato” tono di Tintin e di tutti gli altri con forti caratterizzazioni di diverse etnie.
  
Altri personaggi compaiono di tanto in tanto in ruoli importanti, mentre in altri casi la loro presenza si limita a brevi incontri. Fra loro ce ne sono di “buoni” come l’insopportabile soprano Bianca Castafiore (“l’usignolo milanese”), alcuni un po’ equivoci come il Generale Alcazar, ma soprattutto di cattivissimi come Rastapopoulos e Doctor J.W.  Müller, criminali internazionali dediti a ogni tipo di azioni e imprese scellerate, dal contrabbando, alle rivoluzioni, allo spionaggio industriale, alla tratta di esseri umani, puntualmente smascherati e sconfitti da Tintin.
  
Anche chi avesse poca familiarità con questa famosa serie di fumetti avrà senz’altro capito dai nomi che ognuno dei suddetti personaggi di contorno (similmente a quelli che compaiono in un solo episodio) è legato ad un paese diverso e quindi a vari stereotipi, resi tuttavia con garbo e ironia. Tintin è un reporter ed è sempre pronto a partire, qualunque sia la destinazione, in particolar modo se il motivo è aiutare o soccorrere un amico e infatti il tema dell’amicizia è l’asse portante di gran parte delle storie.
La professione di Tintin (reporter) e la sua disponibilità a viaggiare fanno sì che le storie siano ambientate nei posti più diversi, dalle giungle ai deserti, dagli oceani alle vette tibetane, dai paesi arabi a quelli dell’America Latina e finanche sulla luna.
  
   

Il disegni sono essenziali, l’espressività facciale si basa soprattutto sulle sottili linee (sempre di forme diverse) che rappresentano le sopracciglia, i colori pastello di sfondi e particolari rendono piacevole e “leggera” la visione, le sequenze di immagini (spesso abbastanza rapide) sono significative e di tipo cinematografico classico. Quasi ogni episodio potrebbe essere preso come storyboard di un noir, un film di avventura o di spionaggio.
In generale ho trovato tutti gli episodi molto piacevoli, ben costruiti, pieni di colpi di scena, coinvolgenti con la sola eccezione, forse, degli ultimi episodi nei quali c’è un po’ meno azione e più “filosofia”.

La serie nel suo complesso è consigliata, consigliata, consigliata.

mercoledì 16 agosto 2017

Navigatori satellitari e "turisti sprovveduti"


La foto è la prima delle 166 illustrazioni del piccolo manuale “Uso della carta topografica” (Cecioni, Istituto Geografico Militare, 3^ ed., 1987). Evidentemente anche i militari, che producevano le proprie carte e quindi le dovevano ritenere affidabili per i propri fini, suggerivano di “chiedere indicazioni”! Anche se l’immagine può sembrare ridicola e certamente datata, il consiglio è tutt’oggi valido, qualunque strumento usiate: navigatore, gps, mappa.
Chi non ha un minimo di buon senso non dovrebbe mai andare in giro affidandosi alle informazioni fornite dai “diabolici strumenti”. Per quanto questi possano essere utili fra le mani di persone di giudizio, per raccogliere informazioni e confrontarle con altre, se seguiti ciecamente dando per scontata la loro infallibilità possono portare a contrattempi, problemi e finanche a situazioni pericolose. 
Questa volta non mi riferisco ai gps usati da escursionisti, ma ai navigatori satellitari stradali che rispetto ai altri appaiono ancor più precisi e attendibili visto che il simbolo che rappresenta l’auto si trova sempre esattamente sulla strada (in effetti è ancorato).
Man mano che ci si allontana da autostrade, statali e strade principali, chi è attento comincia a notare strade inesistenti, dubbie o mancanti e di conseguenza presta più attenzione. Al contrario, quelli di fede incrollabile nel Tomtom o simile di turno imboccheranno senza esitazione stradine strette, scalinate e altri percorsi dove neanche loro, in mancanza di navigatore, si avventurerebbero mai.
La Penisola Sorrentina, dove risiedo, fornisce ogni giorno tanti di questi esempi anche perché molte stradine in effetti transitabili per piccole utilitarie non sono abbastanza larghe da consentire il passaggio a SUV e simili. Ci sono vicoli nei quali frequentemente i guidatori, una volta resisi conto che non sono sufficientemente larghi, hanno grandi difficoltà a uscirne a marcia indietro senza graffiare l’auto e non possono neanche uscire dall’abitacolo non avendo spazio per aprire l sportello (a meno che non abbiano una decappottabile o una monovolume con apertura interna della porta posteriore ...)
Proprio al lato di casa mia c’è un vicolo transitabile anche per un’auto di medie dimensioni ma chi la percorre, giunto a 10 metri dalla strada principale (che vorrebbe raggiungere), si trova di fronte a due rampe di scale! Arrivare fin lì può essere semplice ma, non essendo proprio rettilineo, a marcia indietro crea non pochi grattacapi. Molte volte, per loro fortuna, incontrano qualche locale che li dissuade prima di giungere a quel punto.
Scendendo lungo la strada principale (lungo la quale transitano anche grandi bus e camion) fra i due centri maggiori il navigatore consiglia di abbandonarla per prendere una traversa (in effetti stretta e con alcuni scalini) che permetterebbe di “risparmiare” un paio di centinaia di metri e a chi prosegue (visto che l’imbocco - per fortuna - quasi non si nota ed è pressoché impossibile) raccomanda la traversa successiva, con accesso più ampio e visibile, che però dopo una ventina di metri diventa anch’essa intransitabile.
Leggendo un post pubblicato su FB la settimana scorsa da una mia collega escursionista, ho appreso che i navigatori satellitari, non contenti delle informazioni stradali errate, ne forniscono anche per i sentieri ... ovviamente ancor più errate. Eccone un estratto:
“Rientrando dalla mia camminata, vicino alla pineta di Monte San Costanzo mi affianca una macchina con diverse persone a bordo fra cui un bambino.
Autista
: Andiamo bene qui per la spiaggia di Jeranto?
Risposta: No, qui fra poco finisce la strada. A: ma il TomTom mi dice che il sentiero inizia qui e che in 15 minuti a piedi saremo sulla spiaggia.R: (Non so se ridere o piangere ...) Qui siamo ad oltre 400 metri di quota, quindi come pensate di arrivare giù al livello del mare in 15 minuti? (almeno che non sappiate volare o abbiate istinti suicidi... ) Esiste un sentiero.. anzi due. Ma uno è poco evidente, pressoché impraticabile e assolutamente sconsigliato in discesa e l'altro, solo per chi è esperto, arriva a Nerano e poi ci sono altri 45 minuti a piedi..A: Come dobbiamo fare?R: tornate indietro e andate a Nerano, imboccate il sentiero e camminate. Comunque il percorso non è dei più semplici e ci sono tratti esposti e ripidi e lì non troverete bar, né ristoranti e neanche acquaA: Ma non abbiamo portato niente con noi ...
R: Potete comprare ciò che volete a Nerano prima di incamminarvi.
A: quanto tempo ci vorrà a piedi? (di nuovo)
R: (dopo averli osservati) Ripeto, non meno di 45 minuti.A: Non può essere. Qui dice 15 minuti (sempre TomTom, presumo in discesa verticale ...).
N.d.r. - In linea d’aria ci sono circa 1.000m fra il punto in cui si trovavano (P) e la loro meta (A), ma con quasi 450m di dislivello e passando sul mare. L’itinerario più breve per sentieri “ufficiali” (evidenziato in mappa) è di circa 3 km con quasi 500m di dislivello in discesa. 

domenica 6 agosto 2017

La versione beta di “giovistrailmaps.com” è online

La visualizzazione per PC è quasi definitiva, su quella per smartphone stiamo ancora lavorando, ma i contenuti sono visibili in entrambe le modalità. Potete cominciare a navigare e scaricare cartine.
Il mio nuovo sito giovistrailmaps.com è dedicato esclusivamente all’escursionismo, essenziale e per lo più estratto da www.giovis.com, ma con mappe ampliate, aggiornate e rese più idonee all’utilizzo con tablet e smartphone.
Il lavoro è rivolto ai camminatori e quindi le mappe sono generalizzate nelle aree urbane e più dettagliate in quelle non antropizzate. Non vi dovrete quindi meravigliare se troverete rappresentate tracce di sentiero appena visibili (se funzionali come per collegamenti fra sentieri, vie di fuga o di accesso a punti particolari) e non stradine e vicoli non importanti nei centri abitati. Altrettanto volutamente ho tralasciato alcuni sentieri (qualcuno anche segnalato dal CAI) in quanto con destinazioni fuori carta o per essere troppo a rischio per i meno esperti.

In sintesi, ecco le caratteristiche essenziali e novità del sito:
  • le mappe sono tutte in formato GIF, che restituisce la migliore leggibilità, pur essendo più “leggero” di pdf e jpg delle stesse dimensioni grafiche
  • le mappe sono liberamente e gratuitamente scaricabili
  • considerato che ormai sono pochi quelli che se le stampano, non mi sento più “costretto” a dimensionarle per riprodurle in formato A4 e quindi ho potuto ampliare le aree attento solo a non creare file troppo grandi
  • ho individuato le 7 aree di maggior interesse escursionistico e le ho evidenziate in apertura in un quadro d'unione in modo da rendere facile la loro localizzazione anche a chi non conosce perfettamente il territorio
  • delle 7 mappe Capri (map 1) è per forza “isolata” (nel vero senso della parola)
  • 3 non sono contigue ad altre: il classico comprensorio Campanella, San Costanzo, Santa Croce e Jeranto (map 2), il quasi adiacente lungo tratto fra Marina del Cantone e Colli di Fontanelle (map 3, ma in effetti per congiungerla alla 2 manca solo il brevissimo e inequivocabile collegamento Nerano-Cantone) e la Valle delle Ferriere di Scala e Amalfi (map 7) opportunamente ampliata a nord fino al Cervigliano e Santa Maria ai Monti e a ovest fino a San Lazzaro
  • le restanti tre (map 4, 5 e 6) sono connesse fra loro e hanno parti in comune per facilitare il passaggio da una all’altra. Coprono tutta l’area compresa fra Colli San Pietro (valico stradale fra piana sorrentina e Positano, ss 163 Amalfitana) e la valle di Agerola spingendosi a nord fino a tutto il Faito e Sant’Angelo a Tre Pizzi (1.444m) e includendo Positano a sud
  • tranne Capri e San Costanzo/Campanella (disegno originale in scala maggiore), tutte le mappe nascono in scala 1:15.000 e sono state convertite in GIF con gli stessi dpi, quindi sono di medesime proporzioni e leggibilità
  • ho aggiornato la numerazione dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano), operazione resasi necessaria a seguito della revisione sostanziale di qualche anno fa con la quale sono stati proposti nuovi itinerari, alcuni vecchi numeri sono stati cambiati non limitandosi ad aggiungere il 3 all’inizio, molti sentieri hanno ora varianti e bretelle con lo stesso numero base seguito da una lettera
  • i numeri saranno comodi per cercare le relative tracce dei sentieri, ma accertatevi di scaricare quelle giuste e ricordate che per definizione le tracce gps non sono mai precise e affidabili al 100%
  • non tutte le sette mappe hanno esattamente la stessa simbologia essendo state redatte con finalità diverse, in diversi momenti, per diversi committenti, a diversa scala. La cartina dell’isola di Capri (che include anche tutte le aree urbane, con toponomastica stradale) è quella che più differisce dalle altre e la numerazione degli itinerari è della rete sentieristica caprese ... non quella del CAI
  • il territorio rappresentato nelle map 2 e 3 (Campanella e Sirenuse) è incluso in quello del mio Progetto Tolomeo (1990, successivamente rielaborato e aggiornato più volte) e pertanto, oltre ai relativamente pochi sentieri CAI presenti, sono evidenziati anche altri itinerari come ad esempio il Giro di Santa Croce, il Sentiero delle Sirenuse e via discorrendo, evidenziati con tratteggio colorato parallelo
  • ciascuna mappa è inserita in una diversa pagina (dalla quale è scaricabile) ed è accompagnata da un testo descrittivo generale dell’area, con suggerimenti e idee di itinerari di vario impegno
  • oltre alle 7 pagine con le mappe, c’è quella delle NEWS contenente brevi avvisi, dai prossimi appuntamenti per camminate a chiusure di sentieri, da incontri a nuove pubblicazioni. Tutto ciò è elencato nella prima colonna, in continua evoluzione, e anticipazioni delle notizie più recenti e importanti sono riportate anche nella pagina HOME. Nella seconda ci sono link ai percorsi di Maratrail e Trek, altre cartine, video, post di interesse escursionistico, ecc.

DISCLAIMER
Attenzione! Considerate le tante piccole variazioni (aggiunte, adeguamenti, uniformazione di simboli, adattamenti e aggiornamenti numerazioni) è molto probabile che potrete trovare alcuni errori o imprecisioni. Visto che uno dei lati positivi della cartografia in formato elettronico è quello di poter aggiornare o correggere le mappe anche più volte al giorno - senza aspettare anni per una nuova edizione cartacea - siete invitati a segnalare dati o porzioni di disegno palesemente errati che potrebbero creare confusione o fornire indicazioni sbagliate inviando un messaggio a giovis@giovis.com.

Ringrazio fin d’ora chi vorrà collaborare a migliorare le mappe.

venerdì 21 luglio 2017

Aggiornamento conseguenze incendi

Stamane sono andato a dare un'occhiata più da vicino alle aree a monte della statale Amalfitana interessate dagli incendi dei giorni scorsi. La situazione, abbastanza tragica in generale, stavolta è peggiore del solito dal punto di vista escursionistico. Infatti, molti degli alberi già indeboliti o bruciati (ma ancora in piedi) dagli incendi degli anni scorsi sono caduti a traverso del sentiero rendendolo praticamente intransitabile. Certo i più agili e intraprendenti possono scavalcarli o aggirarli, ma così facendo è quasi impossibile non graffiarsi ed è assolutamente impensabile non farsi neri di fuliggine.
Personalmente sono riuscito a percorrere solo poche centinaia di metri verso la Forestale e altrettanti verso Erbatenera, prima di dover rinunciare per i succitati motivi.
A valle di Santa Maria del Castello, è andato a fuoco il versante orientale di Valle Pozzo, mentre a monte è quello occidentale ad essere andato in fumo. Più avanti il fuoco non ha risparmiato quasi niente a valle di Conocchia e Sant’Angelo a Tre Pizzi (Molare, Canino e Catiello). 
   
Stamattina c’era un solo piccolo focolaio a ovest della croce di Vagnulo e verso mezzogiorno è arrivato un elicottero. A tal proposito ho notato una singolare novità: al lato del breve sentiero che collega la rotabile al belvedere di Santa Maria del Castello è stata sistemata una piscina smontabile (vedi foto) non a scopo “balneare” bensì per velocizzare i rifornimenti di acqua degli elicotteri antincendio. 
A ovest di Positano (Monte Comune e Capodacqua, foto a dx) per fortuna non è successo niente.
   
In nottata c’è stato un incendio del sottobosco in un'area molto ridotta della pineta delle Tore di Sorrento, un triangolo ben delimitato fra ingresso occidentale, strada e sentiero di accesso dall'ex tiro al piattello. Verso le 19.00 c'era ancora fumo ma le autorità preposte erano già state avvertite e una squadra era in arrivo.
   

giovedì 20 luglio 2017

Mappa della Valle delle Ferriere e dintorni (scaricabile)

Facendo seguito al post della settimana scorsa relativo alle mie nuove mappe escursionistiche, ecco le ultime novità. Ho concluso l'aggiornamento della numerazione dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano) che, con la revisione sostanziale di qualche anno fa, ha inserito vari nuovi itinerari, ha cambiato i numeri ad alcuni dei vecchi non limitandosi ad aggiungere il 3 all’inizio, ha aggiunto un gran numero di traverse e bretelle ciascuna distinta da una lettera minuscola che segue le tre cifre indicative del percorso principale.
Chiaramente le opinioni in merito sono molto contrastanti, essendoci chi sostiene che in alcune zone ci sono ora troppi segnavia (tutti uguali) per sentieri diversi che quindi in mancanza del numero (riportato di solito solo alle estremità del sentiero) possono creare qualche grattacapo ai meno esperti. L’altro verso della medaglia è che chi si affida alle tracce gps avrà maggior possibilità di scelta (più o meno sicura) visto che le stesse sono liberamente scaricabili dal sito www.caimontilattari.it.
Dal mio punto di vista (strettamente cartografico) ho dovuto penare non poco per inserire i titoli di tutti i sentieri CAI (numeri rossi in grassetto, quelli neri “narrow” sono le quote), ripeterli ove necessario per gli itinerari più lunghi cercando di non appesantire il disegno, raddoppiarne alcuni per i tratti in comune ... ne ho tralasciato solo un numero minimo.
Questa al lato è un’immagine ridotta in automatico dal blog, non la prendete in considerazione
Scaricate invece quella che, a titolo di esempio, ho messo temporaneamente in rete sul mio sito per consentire a tutti di dare un’occhiata e verificare che sia leggibile sul uno smartphone o tablet.
Si tratta della mappa 7 (Valle delle Ferriere, Acquolella, Cervigliano, S. Maria dei Monti) in formato gif di dimensioni 2330x2630 pixel. 

Come accennai nel precedente post, non tutte le sette mappe hanno esattamente la stessa simbologia essendo state redatte con finalità diverse, in diversi momenti, per diversi committenti, a diversa scala. Quella dell’isola di Capri (che include anche tutte le aree urbane, con toponomastica completa) è quella che più differisce dalle altre e la numerazione degli itinerari è quella della rete sentieristica caprese ... non del CAI.
Nelle due mappe estrapolate da quella del mio Progetto Tolomeo (1990, successivamente rielaborato e aggiornato più volte), oltre ai relativamente pochi sentieri CAI che interessano l’area, sono evidenziati anche altri itinerari suggeriti come ad esempio il Giro di Santa Croce, il Sentiero delle Sirenuse e via discorrendo.
Infine, le quattro mappe più orientali (che in gran parte coprono zone alte e per fortuna minimamente urbanizzate dei Monti Lattari) hanno stessa scala e colori e la simbologia è quasi del tutto simile.

Considerati le tante - seppur piccole - variazioni che comprendono aggiunte, adeguamenti, uniformazione di simboli e creazione di nuovi, adattamenti e aggiornamenti numerazioni, è assolutamente certo che in vari punti ci potranno essere errori o imprecisioni. Pertanto, saranno gradite segnalazioni relative a dati o disegni palesemente errati che potrebbero creare confusione o fornire indicazioni sbagliate. Man mano che le mappe saranno pubblicate sia gli esperti della zona (che potranno verificarle “a secco”) che gli utenti che riscontreranno inesattezze nel corso di un’escursione, sono invitati a segnalarmele via email a giovis@giovis.com.
Tuttavia è bene tenere presente che in una carta non si può mettere TUTTO (quella perfetta non esiste) e si deve scegliere sempre cosa riportare e cosa tralasciare, quindi è impensabile delineare tutte le tracce di sentiero, che ho disegnato solo se funzionali (collegamenti fra sentieri, vie di fuga o di accesso a punti particolari). Altrettanto volutamente ho tralasciato vari sentieri (qualcuno anche segnalato dal CAI) in quanto con destinazioni fuori carta o per essere troppo a rischio per i meno esperti. Non mi va di mettere grilli per la testa a piccoli Indiana Jones ed esploratori vari, visto che alcuni di loro riescono a perdersi anche percorrendo la Valle delle Ferriere o addirittura il Sentiero degli Dei!

Il bello della cartografia in formato elettronico è che si può aggiornare o correggere anche più volte al giorno ... senza aspettare anni per una nuova edizione cartacea.

Grazie a chi vorrà collaborare.

venerdì 14 luglio 2017

AgeRogaine: rogaining turistico-escursionistico attorno Agerola

Il Rogaining è una specialità orientistica che si svolge su lunghe distanze e per la quale è necessario sia saper pianificare che saper “navigare”. Ne esistono numerose varianti (urbane, in bici, con le ciaspole, ...) e la durata, pur essendo di 24h quella classica, può variare da 2 ore a 2 giorni. La partecipazione è a squadre e, tassativamente con tutti i componenti, si devono raggiungere un certo numero di punti di controllo (che attribuiscono punteggi diversi) a scelta fra tutti quelli proposti dagli organizzatori. Ovviamente, per vincere un classico rogaine è indispensabile avere anche buone doti atletiche.
Al contrario, l’AgeRogaine (che ho ideato e poi elaborato con le guide dell'ass. Sentieri degli Dei di Agerola) nasce con precise finalità ludico-turistico-escursionistiche e quindi si basa su un diverso criterio di stilare la classifica che non invogli in alcun modo i partecipanti a correre, ma solo ad ottimizzare il loro percorso. Potremmo definirlo una “escursione in completa autosufficienza con percorso libero, che tuttavia deve toccare un determinato numero di punti scelti fra quelli proposti, nel limiti temporali stabiliti”.
Ci sarà quindi un tempo massimo, ma quello effettivo non è importante per il risultato che invece terrà conto esclusivamente dei km percorsi e del dislivello superato da ciascuna squadra per raggiungere il numero di punti di controllo richiesti. Alla distanza saranno infatti aggiunti i metri di dislivello moltiplicati per 5: per esempio 10km e 400m di dislivello saranno conteggiati come 12km (10.000 + 400x5). Distanze e dislivelli saranno rilevati con dispositivo gps del quale ciascuna squadra dovrà essere fornito per poi scaricare la traccia all’arrivo.
Almeno una settimana prima dell’evento sarà divulgata una cartina schematica indicante le aree interessate e i relativi sentieri principali (mulattiere, percorsi CAI, strade secondarie, ecc.), ma nel corso dell’evento si potranno effettuare anche scelte diverse non sussistendo alcun obbligo di seguire i percorsi riportati su tale mappa, da ritenersi puramente indicativa.
Le ubicazioni dei punti di controllo (fra i quali si dovranno scegliere quelli da raggiungere) saranno invece rese note alle squadre solo 30 minuti prima della partenza, lasciando comunque tempo sufficiente per un’accurata analisi del territorio, la conseguente scelta dell’itinerario più breve per raggiungere dei punti scelti (tenendo anche conto dei dislivelli), nonché la preparazione delle mappe e tracce che si prevedono di utilizzare.
 
esempi di possibili punti di controllo, davanti ai quali dovranno essere fotografati
i partecipanti: a sx arco del rudere della Ferriera, a dx il "fungo" di Capo Muro
Tutti i punti da raggiungere saranno lungo percorsi escursionistici principali e noti (riportati su una quantità di carte e guide) o nelle loro immediate vicinanze, ben visibili e facilmente riconoscibili (vedi foto sopra). I suddetti sentieri sono rappresentati sulla maggior parte delle mappe e di essi esistono in rete numerose tracce gps. Nei giorni precedenti la gara i partecipanti avranno quindi non solo il tempo di procurarsi le mappe che ritengono più affidabili e complete (in formato cartaceo e/o elettronico), ma anche di crearsi un opportuno archivio di tracce gps.
Ogni squadra dovrà essere dotata di almeno un GPS sul quale sarà registrato il percorso e il dislivello superato, nonché di un dispositivo atto a scattare le foto che dimostreranno l’avvenuto raggiungimento dei vari punti di controllo. 
I partecipanti potranno scegliere fra tre categorie diverse per tempo a disposizione (6, 7 o 8 ore), distanza minima da percorrere (rispettivamente 12, 16 e 20km circa) e numero di punti da raggiungere (9, 11 e 13). Le partenze delle varie categorie saranno scaglionate in modo che tutti poi concludano quasi contemporaneamente.

Queste semplici e sintetiche anticipazioni dovrebbero essere sufficienti a chiarire che, pur essendo in un certo senso una gara, la forma fisica e l’allenamento valgono ben poco ... ciò che conta è la capacità di programmare un itinerario e seguirlo con l’ausilio di mappe e gps, abilità che qualunque escursionista dovrebbe avere e soprattutto mettere in pratica.

Non prendete impegni per domenica 1 ottobre, siete attesi ad Agerola per andare in giro lungo i sentieri delle aree circostanti e misurarvi esclusivamente nel campo delle abilità escursionistiche (lettura carta, utilizzo del gps e orientamento) ... tenetene conto nel formare il vostro team!
  
  
PS - queste appena descritte sono indicazioni di massima, l'idea è quella ma distanze, tempi, numero punti, ecc. potranno subire qualche variazione. Le squadre saranno composte da 3 persone, con rappresentanti di ambo i sessi. Il territorio (per lo più a monte di Agerola) sarà definito a settembre inoltrato dopo che, si spera, siano terminati gli incendi.

martedì 11 luglio 2017

Mappe aggiornate, uniformate e ampliate

Dopo una lunga pausa, ancora con tanti arretrati, ecco un nuovo post per annunciare una novità (più che altro un aggiornamento e un adeguamento alle tecnologie moderne) che dovrebbe incontrare il gradimento dei camminatori. In previsione dell’apertura di un nuovo sito, dedicato esclusivamente all’escursionismo, ho messo mano alle cartine già online da anni su www.giovis.com per renderle più compatibili con tablet e smartphone. Considerato il quasi totale abbandono delle stampe non sono più “costretto” a creare mappe poi facilmente riproducibili in formato A4, quindi non devo limitare le aree, né devo dividere lunghi percorsi lineari in più mappe, né ridurre la scala per far rimanere il disegno in un solo foglio.

Ho quindi individuato le 7 aree di grande interesse essere escursionistico (vedi quadro d'unione qui sopra), tre delle quali connesse fra loro. Delle altre quattro Capri è per forza “isolata” (nel vero senso della parola) e le altre 3 sono il classico comprensorio Campanella, San Costanzo, Santa Croce e Jeranto, il quasi adiacente lungo tratto che si affaccia sul mare fra Marina del Cantone e Colli di Fontanelle (in effetti per congiungere le 2 manca solo il brevissimo e inequivocabile collegamento Nerano-Cantone) e la Valle delle Ferriere di Scala e Amalfi che ho opportunamente (penso che faccia piacere ai più) ampliato a nord fino al Cervigliano e Santa Maria ai Monti (con le relative ascese di Scalandrone e bosco Santa Maria) e a ovest fino a San Lazzaro includendo quindi Acquolella, Cospita e Murillo.
Chi conosce seppur minimamente il territorio dei Monti Lattari avrà già capito che le tre rimanenti carte, come anticipato collegate fra loro, coprono quasi interamente le alture fra i due “passi” stradali Colli San Pietro (311m, fra l’area sorrentina e Positano) e traforo di Agerola (701m, fra Castellammare e Amalfi), spingendosi a nord fino a tutto il Faito e Sant’Angelo a Tre Pizzi (1.444m) e quindi includendo centinaia di chilometri dei sentieri che attraversano i pendii meridionali. Per non eccedere nelle dimensioni delle due più in basso le ho divise (e accavallate) lungo l’asse Santa Maria del Castello - Positano e quindi anche i due collegamenti fra dette località (Tese e Valle Pozzo) sono rappresentate per intero in entrambe.
A mo' di esempio, vi propongo in anteprima la mappa 5 (da S. M. Castello a Bomerano) che oltre i suddetti collegamenti include Forestale-Conocchia, frana, M. Tre Calli, M. Catiello, Vagnulo, sentiero Dei).

Tranne Capri e San Costanzo/Campanella (a scala maggiore) i file GIF di tutte le altre cartine sono stati prodotti a partire da una stessa scala (1:15.000) e con gli stessi dpi. Di conseguenza, tranne che per piccole modifiche intervenute dopo il taglio, sono uniformi e le tre che si accavallano dovrebbero poter essere facilmente montate (ma non so quanto convenga).
Ultima nota, rispetto alle versioni precedenti ho aggiunto, per quanto possibile, la numerazione aggiornata dei sentieri CAI (Club Alpino Italiano).

Camminatori, all’érta! 

venerdì 30 giugno 2017

Piccole soddisfazioni internazionali ... poche in loco

Ma è cosa risaputa, storia vecchia di almeno un paio di migliaia di anni. I 4 evangelisti sono concordi nel sostenere che lo stesso Gesù usò l’espressione “nemo propheta in patria” ... al di là di ciò, sono contento di sapere che gli escursionisti beneficino delle mie attività. Oggi ho ricevuto la nuova edizione della guida Walking the Amalfi Coast (di Gillian Price, ed. Cicerone) nella quale l'autrice, come mi aveva anticipato quando l'anno scorso la guidai lungo vari sentieri "recuperati", ha inserito ben tre itinerari da me proposti. Infatti ne rimase entusiasta sia per la novità che per la piacevolezza e così ora il Giro di Santa Croce (Termini - Selve - Vuallariello - Vetavole - San Costanzo - Termini) è diventato  la walk 12 e la Passeggiata rurale (Sant'Agata - Priora - Massa Lubrense) è la walk 14. Infine, come walk 16 c'è The Siren trail (Sentiero delle Sirenuse) circuito su sentieri percorribili da decenni ma da me riproposto, battezzato così e promosso qualche anno fa in collaborazione con la Pro Loco due Golfi (inaugurato in 23 settembre 2013).
Conobbi Gillian nel 2008 sul bus Amalfi - Salerno e subito ci "riconoscemmo" come camminatori NON della domenica. Lei andava a Maiori per effettuare ricerche per la prima edizione della guida, io andavo a Cetara per il mio Trek sperimentale Cetara - Agerola (pernottamento) - Termini (70km e 4.500m di dislivello in 2 giorni) che avrei poi adattato per i vari Trek Amalfi-Capri (in 5 o 6 giorni) degli anni successivi. Chiacchierando in attesa della partenza e nel relativamente breve tragitto ci rendemmo subito conto di avere opinioni molto simili in merito all'escursionismo, alla scelta dei percorsi, all’ambiente e alla cultura locale e da allora sono rimasto uno dei suoi referenti in zona per gli aggiornamenti della guida. 
Quindi, quando venne l'anno scorso per verificare la situazione sentieri (purtroppo non tutti gli autori lo fanno e forniscono indicazioni non rispondenti alla realtà), pur avendo già abbandonato la professione di guida escursionistica, l'accompagnai con piacere per mostrarle i due nuovi itinerari originali che avevo proposto all'Amministrazione di Massa Lubrense negli ultimi anni: il Giro di Santa Croce (inaugurato il 4 agosto 2015) e l‘allora recentissima Passeggiata rurale (5 agosto 2016). Questi due percorsi sono stati già aggiunti alle nuove edizioni di altre guide e so per certo che in particolare il Giro di Santa Croce è stato inserito in numerosi walking tour che includono la Penisola Sorrentina.
Purtroppo, come spesso accade non solo dalle mie parti ma quasi dovunque in Italia, in contrasto con l’effettivo interesse degli escursionisti e tour operator specializzati in hiking e walking, l’attenzione delle amministrazioni locali - e spesso anche delle associazioni potenzialmente interessate a tali attività - rimane solo sulla carta o nelle varie dichiarazioni d’intenti che solo raramente vengono attuate e in ancor meno casi portate a conclusione. Non tenendo assolutamente conto dell’indotto si preferiscono ancora le prime due delle tre famose “F” (Feste, Farina e Forca) di borbonica memoria, che comunque ricalcavano lo stile molto più antico di “Panem et circenses” (pane e giochi, spettacoli), vale a dire si spendono decine se non centinaia di migliaia di euro per feste e concerti vari (una sola serata, numero limitato di spettatori) e non si interviene con cifre di gran lunga inferiori, talvolta irrisorie, per risistemare o promuovere percorsi utilizzati da molte più persone, spesso nell’arco di tutto l’anno, con un indotto molto maggiore. Non si deve dimenticare che la maggior parte degli escursionisti pernottano e mangiano in zona e spesso utilizzano anche trasporti locali privati e non vengono per una sola sera creando alle Amministrazioni e ai residenti più problemi che altro.
   
Tornando al titolo, e concludendo, nei decenni di peregrinazioni in area rurali, sentieri di montagna e foreste, in altre zone d’Italia e soprattutto all’estero ho notato un interesse all’escursionismo molto maggiore ed un sincero apprezzamento per le mie segnalazioni e fattive collaborazioni (Honolulu, Hawaii - Auckland, New Zealand - Tenerife, Canarias). 
Qui, quando mi ascoltano e talvolta plaudono alle mie idee, prima di vedere risultati corrono tempi lunghi e spesso non si portano a termine i progetti che quindi rimangono “pie intenzioni”. Mi sono reso conto che per ogni persona di buona volontà (a qualunque livello) ce ne sono almeno due che, pur dichiarando di sostenere il progetto o iniziativa, in pratica remano contro. Nello specifico mi meraviglia anche la scarsa, scarsissima pressione effettuata dagli imprenditori del settore accoglienza sulle Amministrazioni per sollecitare maggiori e migliori interventi settore escursionistico, in quanto sono proprio loro a trarne il maggior beneficio.

Ripeto, per esperienza personale (25 anni da guida escursionistica e cartografo) queste considerazioni valgono per l’intero comprensorio Penisola Sorrentina - Costiera Amalfitana e non sono riferite ad un singolo, limitato territorio e non starò qui certo a fare l’elenco dei pochi che tentano o hanno tentato di fare qualcosa, né di quelli che più o meno evidentemente hanno messo loro i bastoni fra le ruote.

sabato 24 giugno 2017

Cinema dagli albori ai '90 vs quello degli ultimi decenni

Sono esperti vecchi, antiquati e ancorati al passato coloro che votano e partecipano ai vari sondaggi o effettivamente non c’è paragone fra il Cinema di decenni fa e quello attuale?
Voi che ne pensate?
  
Ieri sera ho inaugurato il sesto anno di attività del GioVis Movie Theatre (“GMT” la mia saletta 8 posti casalinga) con la proiezione di “Viaggio a Tokio” (int. “Tokyo Story”, or. “Tôkyô monogatari”), quasi unanimemente giudicato il miglior lavoro di Yasujirô Ozu e sempre incluso fra i primi di tutti i tempi e di tutto il mondo nelle tante classifiche periodicamente stilate da registi, storici e critici. 
Per celebrare degnamente il quinquennale mi ero infatti regalato i 6 film del grande maestro giapponese restaurati in qualità 4k pochi anni fa e attualmente in commercio in due cofanetti separati. 
Con “Tarda primavera” (1949) avevo concluso il quinto anno della mia ripresa attività di cinefilo-filmofago-movieholic-cinemaniaco a quota 1607 film visti nel lustro, a casa e in giro per il mondo, pari a una media complessiva di poco superiore ai 321/anno, tendenzialmente in aumento.
Sulla base di questa esperienza che ha compreso tanti film che in Italia non sono neanche giunti o hanno avuto distribuzione limitatissima (penso ai numerosi film indiani, iraniani, di altri paesi asiatici e ai tantissimi dell’America Latina, soprattutto Messico) la quale si va ad aggiungere ai miei trascorsi di una quarantina di anni fa (per un periodo fra i ’70 e gli ’80 guardavo circa 300 film/anno, nel 75-76 gestii una sala quasi d'essai) continuo a credere, e sempre più fermamente, che il “vero Cinema” stia progressivamente scomparendo e ciò è ampiamente dimostrato da quanto la maggior parte dei cinefili e critici (anche quelli meno noti) continuino a guardare e ri-guardare film perfino di un secolo fa, elogiandoli, discutendone e studiandoli minuziosamente piuttosto che approfondire l’analisi di film degli ultimi decenni che vengono visti, valutati e spesso finiscono ben presto nel dimenticatoio non essendo, evidentemente, abbastanza stimolanti.
      
Oltretutto, fatte salve poche decine di questi ultimi, mi sembra che gli altri giudicati più o meno positivamente siano ricordati più per l’uso di innovazioni tecnologiche come CGI e 3D o la spettacolarità del digitale che per reali qualità relative alla "Settima Arte".
Chiedo a chi mi legge, ma senza bisogno di una effettiva replica, quanti registi della fine del secolo scorso e di questi primi anni del XXI secolo pensano possano superare in fama i tanti "immortali" di vari decenni fa? 
Quanti spettatori si ricorderanno di loro fra 40-50 anni, ammesso che esista ancora il Cinema nel senso classico del termine?
Portando un esempio, relativamente da poco ho scritto di Erich von Stroheim, Karl Theodor Dreyer, Satyajit Ray, registi per i quali contavano inquadrature, tempi, luci e posizioni degli attori e non effetti speciali e/o storie incredibili.
Leggendo vari blog e rubriche mi sembra di capire che le nuove generazioni siano molto più interessate al genere fantastico e horror, e per il resto si preferiscano adattamenti di romanzi, fumetti, storie vere e biopic alle vecchie ma intramontabili sceneggiature originali, scritte appositamente per il Cinema, ... merce ormai rara.
Sarò vecchio e "obsoleto" ma, in via generale, continuo a preferire un qualunque buon film di 30 o oltre anni fa a quelli moderni tanto decantati oggi che tuttavia, molto probabilmente, fra una decina di anni ben pochi ricorderanno.

lunedì 19 giugno 2017

Escursionisti "della domenica" = aspiranti dispersi

Ormai l’escursionismo è di moda e molti pensano che basti comprare un’attrezzatura  più o meno specifica per potersi avventurare dovunque. Invece non è assolutamente così e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti quelli che vanno in giro con criterio.
Ieri mattina, mentre mi aggiravo solitario nella pineta di Monte San Costanzo cercando punti di osservazione inusuali per scattare qualche foto un po’ diversa dalle solite, mi sono imbattuto in un signore che risaliva fra gli alberi, fuori sentiero. Ad attenderlo, poche balze più su, due signore in tenuta più balneare che da escursionismo. Mi hanno chiesto se erano sulla strada giusta per la Baia di JerantoA chi non sa di cosa parlo, faccio presente che il punto dove ho incontrato i 3 è a circa 440m s.l.m. e che il mare (ovviamente, ma non per loro) si trova quindi 440 metri più in basso (foto: il luogo di destinazione visto dalla pineta). 

Devo inoltre ricordare che il sentiero per la baia (strada comunale, ancorché in parte selciata ed in parte sterrata) ha origine dalla frazione di Nerano (168m s.l.m.). Ho spiegato ai tre che dovevano quindi recarsi a Nerano e di lì imboccare il sentiero ma mi hanno risposto che da quella frazione stavano venendo. Per fortuna si sono ben presto convinti di aver fatto una stupidaggine seguendo i segni che li avevano portati (inutilmente) 270 metri più in alto. Considerata la non facile percorribilità del sentiero (se ne erano resi conto) ho consigliato di non scendere lungo lo stesso ma di andare via Termini, in modo molto più comodo.
Non passano 5 minuti e vedo altre tre persone (questi “travestiti” da escursionisti) che salgono fra i pini. Con mia somma sorpresa, mi fanno la stessa domanda dei precedenti ottenendo simile risposta ma poi, invece di “ritirarsi in buon ordine”, hanno cominciato a lamentarsi della mancanza di segnalazioni chiare e dello stato del sentiero. Considerato non solo l’abbigliamento da “professionisti” della montagna ma anche e soprattutto l’arroganza con la quale cercavano di scaricare su altri le responsabilità del loro errore (attribuibile solo alla loro stupidità), mi sono sentito in dovere di spiegare che per andare in escursione (specialmente in luoghi non conosciuti) non basta armarsi di zaino, scarponi e bastoncini (vanno molto di moda, ma pochissimi li sanno usare), ma ci si deve informare, si deve avere una mappa (o cartina che dir si voglia), che non si dovrebbe lasciare un sentiero largo, evidente ed in gran parte selciato per uno impervio e poco battuto visto che ci si dirige verso una baia ormai “famosa”, oltretutto ai margini di un’area FAI, e per di più si tratta di via comunale con tanto di tabella toponomastica. Infine, che il mare si trova a QUOTA ZERO e quindi, da dovunque si parta, tendenzialmente si deve scendere e non salire fin quasi alla sommità della cima più alta della zona!
La “capofila” avrebbe quasi voluto replicare, ma i suoi accoliti l’hanno convinta a desistere rendendosi conto della solidità delle mie argomentazioni, eppure sono certo che, fra loro, la discussione non sia finita lì. Probabilmente i due che incautamente la seguivano avevano già espresso qualche perplessità in merito alla direzione presa durante la ripida, assolata e, soprattutto, insensata ascesa.

A loro (molto) parziale discolpa, c’è da dire che lungo molti percorsi turistici della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana, ai classici segnavia bianco-rossi del CAI si sono aggiunti quelli di varie compagnie che mandano guide inesperte, di associazioni di qualunque tipo e, per finire, una marea di punti arancioni e frecce bianche (vedi foto sopra) che indicano i percorsi delle gare di Trail che, ovviamente, non sempre coincidono con gli itinerari turistici.
Capita quindi spesso che gli ignari, inesperti e distratti escursionisti della domenica seguano le frecce o altre segnalazioni estemporanee, abbandonando “la retta via” e rendendosi conto di aver sbagliato strada solo dopo vari chilometri.

Certo, se i bravi organizzatori delle gare di Trail eliminassero tutte le indicazioni di percorso immediatamente dopo ciascuna gara (come prescritto dal regolamento della loro Federazione e come di solito i Comuni stabiliscono) si conterebbero vari “dispersi” (seppur assolutamente per loro negligenza) in meno. 

venerdì 16 giugno 2017

Uscito a caccia di farfalle , sono tornato con una pelle di serpente

Come spesso mi accade, vado in escursione con un preciso obiettivo e ottengo diverse (e inaspettate) soddisfazioni.
Ieri sono andato a (cercare di) fotografare delle specie di farfalle - missione fallita - ma la delusione è stata ampiamente ripagata dal rinvenimento di questa esuvia perfetta, lunga 113 centimetri ed assolutamente intera.
L’esùvia, o exùvia è lo strato cheratinoso esterno della pelle che tutti i serpenti periodicamente perdono. A seconda delle specie, dell’età e della velocità di crescita, il processo di muta avviene ad intervalli che possono essere di poche settimane, in taluni casi solo annualmente.
Questa che ho ritrovato è di un biacco (Coluber viridiflavus), comunissimo ed assolutamente innocuo serpente, per lo più nero. La pelle dei serpenti nel complesso è ricoperta di squame accavallate unite da una pelle più fine e forma delle pieghe che assicurano l’elasticità e la dilatazione necessaria per muoversi ed ingoiare prede voluminose. Tuttavia, non è elastica, né si rigenera e quindi ad un certo punto “diventa stretta” per l’animale. La nuova pelle si forma sotto la vecchia e una secrezione lattiginosa separa interamente i due strati, occhi inclusi. Di conseguenza, in questa fase che dura circa una settimana, il serpente diventa quasi cieco e riduce la sua attività. Appena è pronto per “spogliarsi” comincia a contorcersi e, strofinandosi su rocce o rami, esce dalla sua vecchia pelle rivoltandola come un calzino. A dimostrazione di ciò, nella foto a sinistra notate la parte la parte ventrale ha curvatura opposta a quella normale. In quella a destra si vede chiaramente che l'esuvia ricopriva perfettamente l'intero corpo, occhi inclusi. 
   
Come qualunque altra attività dei serpenti, anche l’esuviazione (muta) è stata oggetto di leggende e superstizioni. Ricercando notizie in merito,mi sono imbattuto in questo interessantissimo e lungo articolo (viverelamontagna.it) che vale la pena di leggere con attenzione.
Pur essendo riferito ad un territorio molto diverso da quello che frequento io (Prealpi vs Penisola Sorrentina) e quindi parlando spesso di vipere (praticamente inesistenti dalle mie parti) chi conosce qualcosa della “mitologia locale” dei serpenti troverà molti punti in comune come, per esempio, il fatto che vadano a succhiare il latte da vacche e anche neo-mamme o che possano addentare la propria coda formando una ruota e quindi rotolare velocemente lungo i pendii!
  
Altre immagini nella mia raccolta di foto macro

lunedì 5 giugno 2017

Il meraviglioso e semisconosciuto mondo delle farfalle

Tutti hanno familiarità con il nome farfalla, ma pochi le conoscono bene e forse le hanno osservate solo in volo, ancora meno sanno che insieme con le falene “scientificamente” costituiscono l’ordine dei Lepidotteri. Letteralmente questo termine significa che gli insetti che fanno parte di quel gruppo hanno “ali con squame” e proprio grazie ad esse ci si presentano con disegni più o meno compositi e di tanti colori, spesso molto contrastanti fra loro.
Con l’aiuto delle foto (meglio se macro in quanto facilitano l’osservazione dei minimi dettagli, provate a ingrandire queste inserite nel post) e un po’ di studio su un testo specifico si possono scoprire tante particolarità di questi insetti che affascinano quasi per tutti (basti pensare alle decorazioni, tatuaggi, oggetti) e che il loro nome farfalla è stato associato a uno stile di nuoto, una trafila di pasta, tipo di cravatta, un nodo, tipo di cerotti, vari tipi di apparati e meccanismi, ecc.
   
Di alcune caratteristiche ci si può rendere conto abbastanza facilmente, come per esempio del fatto che hanno 4 ali (e non solo 2 come vengono spesso erroneamente disegnate), con le anteriori che coprono parzialmente le posteriori, e che le stesse nella maggior parte dei casi hanno colorazioni e disegni della parte superiore molto diversi da quelle inferiori. 
Per un  entomologo improvvisato (come me) che voglia giungere o almeno avvicinarsi all’identificazione di una farfalla è quindi importante (oltre ad avere a portata di mano una buona guida) fotografare sia la parte superiore che quella inferiore ... il problema è riuscirci.
Varie specie di farfalle hanno comportamenti molto diversi ma di solito sono tutte molto “irrequiete”. Con molta pazienza si riesce ad ottenere qualche buono scatto in tempi relativamente brevi, ma per riuscire a vedere l’altro lato delle ali si deve aspettare tanto. Quelle che riposano con le ali chiuse mostrano ovviamente la faccia inferiore, mentre quelle che le tengono aperte ci permettono di vedere quella superiore. Un buon momento per trovarle con le ali aperte (anche le specie che di solito riposano tenendole ripiegate) sono le prime ore del giorno in quanto le dispiegano aspettando che si asciughi l’umido accumulato durante la notte.
   
Sommariamente ed in modo empirico, ecco alcune caratteristiche (vere per “quasi” tutte le specie) che possono aiutare anche i più inesperti a distinguere le farfalle dalle falene e quindi provare ad identificarle cercando nel settore giusto:
  • le farfalle hanno colori di solito più splendenti, le falene hanno per lo più colori poco vivaci
  • le farfalle hanno il corpo apparentemente liscio e snello, le falene sono tozze e pelose.
  • le farfalle riposano con le ali in posizione verticale e unite, le falene le tengono lungo i lati o piegate insieme sopra il loro corpo.
  • le farfalle hanno antenne a forma di “mazza da golf” (un’asta con una parte più grossa alla fine); le falene le hanno pelose o filiformi, ma mai come quelle delle farfalle.
  • per lo più, le farfalle sono attive durante il giorno, al contrario delle falene che preferiscono la notte.
Spero di essere riuscito ad interessare qualcuno ... costoro potranno trovare altre macro di farfalle delle mie parti nella raccolta di foto macro, oltre a tante altre su siti professionali ma di spesso di farfalle che non si riusciranno mai a vedere.

lunedì 29 maggio 2017

Nei buoni film si trovano infinite occasioni di scoperta e riflessione ...

... e spunti che attendono solo di essere approfonditi, qualunque siano i propri settori di interesse. Io che ne vedo tanti non sempre riesco a stare dietro a parole, luoghi, nomi, opere d'arte o letterarie che attraggono la mia attenzione e mi intrigano. Non da ultimo, personalmente mi incuriosiscono modi di dire e proverbi (uno dei miei tanti campi di interesse) mai sentiti prima, sconosciuti, talvolta dal significato molto ambiguo o addirittura misterioso. 
Fra questi, di recente mi sono imbattuto in uno secondo me affascinante, ascoltato in Accattone (1961), prima regia di Pier Paolo Pasolini, e si tratta di:  
nun tene cielo 'a guardà, né terra pe' cammenà” (Non ha cielo da guardare, né terra su cui camminare). 
Praticamente un “quadro della disperazione” che fa il paio con il più noto “nun tene manco ll’uocchie pe’ chiagnere” (non ha neanche gli occhi per piangere) o, in senso lato "essere ai piedi di Pilato".
A parte tutti gli altri meriti riscontrati nel lavoro di esordio di Pasolini regista, mi ha particolarmente entusiasmato la tipologia dei dialoghi, apparentemente livellata verso il basso, ma in effetti tendente alla filosofia pura. Come ho già scritto nella mia mini-recensione di Accattone qualche giorno fa, trovo estremamente piacevole e “saggia” la conversazione “popolare”, un tipo di comunicazione apparentemente sciocca e superficiale eppure arguta nella sua semplicità, caratterizzata da quella filosofia spicciola frutto di osservazioni ed esperienze accumulate nei secoli e quindi più che affidabili.
Purtroppo questo tipo di eloquio sembra che al giorno d’oggi sopravviva solo nei piccoli centri, dove tutti si conoscono, ognuno ha la battuta adatta per qualsiasi persona e/o evenienza, la risposta ancor più pronta e, a seconda della familiarità e della confidenza, è consentito prendersi qualche libertà senza risultare “troppo” offensivi. Quando si vuol dire qualcosa lo si fa per lo più attraverso proverbi arguti e calzanti, modi di dire, parafrasi, allegorie, similitudini e iperboli talvolta create al momento e se non si ha niente da dire .. si agisce esattamente nello stesso modo.
Qualche settimana fa mi sono invece imbattuto in “You believe what you choose, I believe what I know” (Tu credi ciò che vuoi, io credo a quello che so), frase proferita dal protagonista del romanzo di John Berendt Midnight in the Garden of Good and Evil”, nel 1997 portato sullo schermo da Clint Eastwood. Questa affermazione è tanto vaga e applicabile a qualsiasi situazione, quanto assolutamente vera per chiunque non viva eternamente nel dubbio. 
   
Infine, mi sembra giusto citare  Al-massir (Youssef Chahine, Egitto, 1997, tit. it. “Il destino” ), il cui  personaggio principale è il filosofo arabo Averroè (1126-1198) nato a Granada, Spagna, ai tempi del califfato. Il film è quindi infarcito di citazioni attribuite al filosofo (ma anche medico, teologo, geografo, matematico, musicologo, astronomo e giurista), vecchie di secoli eppure assolutamente attuali. Alcune sembrano chiare, tuttavia nella loro semplicità sono profonde e non sempre è facile giungere alla loro essenza in quanto talvolta rasentano il paradosso. Per esempio:
  • La Rivelazione include la Ragione e la Ragione include la Rivelazione
  • Certi ragazzi confondono Religione e Ignoranza, certi adulti trasformano l’Ignoranza in Religione
  • Le idee (il pensiero) hanno ali. Nessuno può impedire il loro volo
Continuo la mia ricerca di modi di dire, massime, aforismi e proverbi sia nei film che nei libri, e non solo in italiano, ma anche e soprattutto in vernacolo e in altre lingue.